10 Dicembre 2020: Giornata Mondiale dei Diritti Umani

Greta Maggi

Oggi, giovedì 10 dicembre 2020, è il 70esimo anniversario della giornata mondiale dei Diritti Umani. Da dove nasce questo appuntamento di spicco sul nostro calendario? La ricorrenza è legata alla proclamazione della Dichiarazione dei Diritti Umani, avvenuta il 10 dicembre 1948 e indetta ufficialmente il 4 dicembre 1950

Un po’ di storia (non fa mai male)

Siamo nel 1948. In un mondo segnato dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, dalla disperazione e dalla crisi economica. Caratterizzato da ferite profonde, dopo anni di regimi politici totalitari. In un mondo di tensioni tra USA e URSS, in cui la guerra fredda è al suo massimo, e sfocerà nella corsa spaziale e la crisi missilistica di Cuba. Dalla guerra arabo-israeliana, che porterà alla crisi di Suez, la guerra dei sei giorni e la guerra dello Yom Kippur. Un periodo profondamente segnato da trasformazioni politiche e sociali.

È in questo universo così marcato da luce e buio, da inquietudine e desiderio di ripresa, che viene firmata dalle Nazioni Unite la Dichiarazione mondiale dei Diritti Umani. Il 4 Dicembre del 1948, 48 su 58 stati membri votarono a favore del Documento.

La firma di una Carta che sancisce i diritti inalienabili di ogni essere umano deve farci pensare a due cose, tenendo conto di tutti gli eventi storici citati caratterizzanti gli anni ’50 del XX secolo.

  • La necessità che tutti gli stati hanno avvertito di impedire il riformarsi delle atrocità della Seconda Guerra mondiale 
  • La creazione di un Documento internazionale che sancisse l’intrinseca dignità degli esseri umani, non presente fino ad allora (1950!)

I principi della Dichiarazione dei Diritti Umani scritti nero su bianco

Grazie alla Dichiarazione e l’impegno degli Stati a rispettarne i principi, venne creata una solida base per costruire un mondo più giusto ed equo. Fondamentale è la dignità delle persone, che viene sottolineata più volte, in quanto prediletta e onorata. 

Eleanor Roosevelt, vedova di Franklin Roosevelt (Presidente americano dal 1933 al 1945) è stata la prima a sostenere i diritti umani e battersi per creare qualcosa di concreto, che mettesse al centro libertà e dignità di ogni uomo. Ricordando ovviamente che un cambiamento radicale potesse avvenire solo se ognuno si fosse battuto e avesse fatto la sua parte, individualmente. Infatti, Eleanor Roosevelt affermava “I diritti umani iniziano nei piccoli luoghi, vicino a casa, così vicini e così piccoli che non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. […] A meno che questi diritti non abbiano significato lì, hanno poco significato ovunque”.

Nonostante il ruolo centrale di Eleanor Roosevelt per la stesura del documento, è opportuno menzionare l’aiuto di molte altre donne, provenienti da diversi Paesi. Donne dal Pakistan, India, Danimarca, dal blocco comunista, hanno dato un contributo fondamentale perla nascita della Dichiarazione. 
Grazie ad esempio ad Hansa Mehta, attivista, educatrice e scrittrice indiana, la frase dal francese “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali” è stata inserita nel documento di cui festeggiamo la ricorrenza storica. L’enunciato, tratto dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, contiene parole rivoluzionarie, soprattutto per i diritti delle donne e delle minoranze. 

La Dichiarazione, costituita da un preambolo e 30 articoli che sanciscono i diritti inalienabili di ogni persona, non è un esempio di “soft law” ma costituisce il fondamento di ogni area del diritto internazionale

Build Back Better

Oggi, il 10 dicembre di un anno così grigio e frustrante, ci viene data l’opportunità di ricordare e riconoscere l’importanza dei diritti umani in un mondo che necessita ora più che mai di connessione, umanità e solidarietà globale. Il tema del 2020 è infatti relazionato al Covid-19. Vi è l’essenziale bisogno di ricostruire, rassicurare, includere. Il concetto che in inglese viene identificato con le tre B: build back better.

L’impegno della carta è ambizioso. L’obiettivo globale però, potrà esser raggiunto una volta che vi saranno – davvero – pari opportunità per ogni uomo. Bisognerebbe guardare in faccia la realtà, e concordare che solo quando non ci sarà più alcuna distinzione basata su sesso, razza, religione, orientamento sessuale e ideologia politica, potremmo dire di vivere secondo i principi esposti. 

Tuttavia, la realizzazione dei 30 articoli della Dichiarazione sono purtroppo ancora un miraggio per molte popolazioni. Lavoro minorile, violenze su bambine e donne, privazione dei diritti fondamentali di migranti e rifugiati, discriminazioni etniche e oppressione della libertà di espressione sono solo alcune realtà con cui parte dell’umanità convive. E avvengono sotto lo sguardo della comunità internazionale. Nell’ultimo rapporto del 2017/2018 Amnesty International sottolinea la situazione tragica di molti Paesi. Vi è inoltre espresso “un rinnovato impegno a favore della protezione internazionale dei diritti umani”.  

Non ci resta che fare altro che “ricostruire meglio”, to build back better. Dobbiamo impegnarci non solo a leggere, ma anche a difendere i principi scritti dalla Dichiarazione. 

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