8 marzo, per rispettare le donne non bastano le mimose

Elisa Belussi

L’8 marzo, Giornata Internazionale dei diritti della donna, vuole ogni anno celebrare le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne di tutto il mondo.

Storia dell’8 marzo

Nel 1977 venne ufficializzata la data dell’8 marzo, ma la storia della ricorrenza inizia molto prima.

Già dai primi anni del ‘900 le rivendicazioni per i diritti femminili iniziarono a diffondersi in Europa e negli USA.

Proprio negli Stati Uniti, nel 1909, nacque il Women’s Day.

Fu però la Russia, dove già al congresso socialista del 1907 si era parlato di una giornata dedicata ai diritti delle donne, a dare l’impulso alla celebrazione.

L’8 marzo del 1917, a San Pietroburgo, le donne dichiararono sciopero per chiedere la fine della guerra e il ritorno degli uomini in patria. Da questo evento, le manifestazioni si moltiplicarono, dando inizio alla Rivoluzione di febbraio, che portò alla caduta del potere zarista.

In Italia

In Italia non si parlò di una vera e propria giornata per i diritti delle donne fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. L’8 marzo 1946 venne celebrata la ricorrenza in tutto il Paese, sebbene con scarso interesse da parte dell’opinione pubblica.

Solo negli anni Settanta, anche grazie alla diffusione del movimento femminista nella Penisola, si ebbero le prime grandi adesioni di massa.

La Giornata della donna oggi

Ci sentiamo spesso dire che ormai l’8 marzo è superato, che “le donne hanno gli stessi diritti degli uomini”. Eppure, se i luoghi comuni dicono una cosa, i dati affermano tutt’altro.

Sebbene l’Italia sia uno dei paesi dell’Unione Europea con il gender pay gap più basso, in media, ogni anno, un uomo guadagna 2700 € in più di una donna.

La disparità è direttamente proporzionale all’istruzione: 16,1 euro all’ora contro i 23,2 euro degli uomini. Secondo i dati Istat, per i dirigenti, la retribuzione oraria è oltre una volta e mezzo quella delle colleghe donne.

E di agevolazioni fiscali non se ne parla: la pink tax, ormai tristemente nota, grava sulle tasche delle donne per i beni di consumo più disparati, dall’abbigliamento alla cura della persona.

Per non parlare dell’IVA ancora bloccata al 22% per tamponi e assorbenti. In Italia la Tampon Tax è tra le più alte d’Europa. Avere il ciclo è praticamente considerato un lusso.

Il numero di femminicidi è aumentato: secondo True Numbers, ogni 100mila donne 0,70 sono state uccise, e 8 su 10 conoscevano il proprio assassino.

Il 31,5% delle donne ha subìto violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita.

Dati che preoccupano, che mostrano una realtà difficile da digerire.

Dal #metoo al prossimo futuro

Solo negli ultimi anni il fenomeno delle molestie e delle violenze sessuali si è rivelato più diffuso di quanto si credeva, anche grazie al movimento #metoo.

Stiamo assistendo alla nascita di un nuovo femminismo intersezionale, che coinvolge tutti nell’ottenimento di una società più equa e inclusiva.

Questo potrebbe essere il futuro (e il presente) dei movimenti che si battono per i diritti di tutti: donne e uomini, neri e bianchi, etero e gay, cis e trans.

Perché, se le mimose non sono bastate, servono le parole, i dati, le testimonianze di chi, anche solo per un momento, si è sentito sopraffatto dall’ingiustizia che ci circonda quotidianamente.

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