A settembre in aula? Tutto quello che c’è da sapere

Karoline Gapit

Il ministro per l’Università e la Ricerca Gaetano Manfredi, in un’intervista rilasciata all’Huffington Post, si è espresso su quello che potrebbe essere il futuro degli universitari a settembre 2020. Il ministro Manfredi rimane positivo e spera che il calo drastico delle immatricolazioni sia limitato nel tempo. Per tale ragione, intervenire sul diritto allo studio risulta l’obiettivo principale del ministro, in quanto darebbe un segnale di miglioramento per la ripartenza economica del Paese. 

L’iniziativa economica

Stanziare un ingente fondo per l’aumento delle borse di studio per superare il digital divide è lo scopo del ministro Manfredi. “Riguarda sia le Università che l’alta formazione artistica e musicale: i conservatori, le accademie di belle arti”. Dunque, nessuno escluso.
L’attenzione è rivolta anche, e soprattutto, alle famiglie con difficoltà economiche. Fortunatamente, alcune Università hanno deciso di posticipare il pagamento delle rate comprendendo la situazione particolare in corso. “Faremo un doppio intervento – specifica Manfredi – Uno di tipo orizzontale, rivolto a tutte le categorie in base all’Isee tradizionale, e uno verticale. Daremo un budget alle Università che potranno gestire in maniera autonoma

Tutti in aula a settembre 

Se il lunedì avesse un secondo nome sarebbe settembre. Persino il ministro Manfredi sembra di aver confermato l’inizio dei percorsi universitari che avverrà in sede. “Sicuramente settembre sarà in aula: le università riapriranno con appositi modelli organizzativi e orari volti a garantire il rispetto del distanziamento fisico”. Una conferma che necessita di una grande organizzazione, soprattutto da parte degli studenti. Basti pensare ai fuori sede che hanno lasciato la città universitaria per tornare a casa dei propri genitori. “Chi non potrà raggiungere il proprio ateneo potrà appoggiarsi alla struttura telematica dell’ateneo più vicino. L’Università si dovrà comportare come un grande sistema nazionale”. 

Per quanto riguarda i test d’ammissione, lo svolgimento in sede sarà solo per i test a livello nazionale come quello di medicina. Manfredi specifica: “Stiamo lavorando dal punto di vista logistico per avere più sedi in cui effettuare il test e fare in modo che ogni candidato possa svolgerlo nella propria provincia, senza doversi spostare in maniera significativa”.

La dinamica genovese

All’Università di Genova, invece, numerosi professori hanno voluto lanciare una petizione sulla mailing list dell’ateneo. L’iniziativa, firmata anche dal rettore Paolo Comanducci, prevede la richiesta di svolgimento delle lezioni almeno nei corsi con pochi studenti. Questa proposta interesserebbe principalmente i corsi di laurea magistrale con l’auspicio di “non creare una generazione dad e per consentire alla coorte 2020-2023 di approcciarsi all’università come tutti gli altri. Chiediamo spazi sicuri per riaprire l’università come tutti gli altri servizi pubblici” specifica il rettore Comanducci. 

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