Bologna: trovare casa per gli studenti è diventato (quasi) impossibile

Andrea Spolaor

Il problema degli affitti di immobili per gli studenti dell’Università di Bologna è diventato enorme. Con l’obbligo delle lezioni in presenza, il numero di fuorisede è aumentato, mentre il numero di case disponibili è diminuito. I proprietari degli immobili, infatti, preferiscono trasformarli in bed & breakfast e affittarli a breve termine, con piattaforme come Airbnb.

Una situazione insostenibile

Molti universitari, non avendo trovato una sistemazione fissa per l’inizio delle lezioni, si sono visti costretti a pernottare per diversi giorni in ostelli, bed & breakfast e addirittura in hotel. Anche il Rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari, si è espresso riguardo all’insostenibilità della situazione:

“Abbiamo molti problemi sugli affitti. Quest’anno ho ricevuto tantissime e-mail di genitori disperati, davvero, e dico basta alla piaga della crescita smisurata dei bed and breakfast: è ora di una legge nazionale.”

Le misure dell’Università

L’università di Bologna ha stanziato aiuti per gli studenti con difficoltà economiche. Un esempio sono le borse di studio regionali Er.go, con contributi diversi a seconda del livello di ISEE, oppure un contributo per l’affitto da mille euro per seicento studenti. Le misure adottate, però, non si sono dimostrate adatte ad accontentare la crescita delle richieste.

L’aumento del prezzo per gli affitti studenteschi ha subito un’impennata in tutta Italia. A Bologna, in particolare, ha trovato terreno fertile, anche a causa di un problema “strutturale”: gli immobili non sono fisicamente abbastanza per soddisfare la richiesta di tutti gli studenti. Questo causa una forte speculazione da parte dei proprietari degli immobili. Spesso si propongono prezzi spropositati e formule contrattuali al limite della legalità. Il fenomeno del “casting” si è diffuso enormemente: i padroni di casa organizzano veri e propri colloqui per decidere chi, tra i visitatori, sia più adatto ad diventare coinquilino.

Un paragone con il contesto italiano ed europeo

Secondo SoloAffitti, azienda che opera nel settore immobiliare, Bologna è diventata la terza città più cara in Italia dopo Milano e Roma. Il costo medio per una stanza singola ha raggiunto i 350 euro.

Dal report “National Student Fee and Support Systems in European Higher Education – 2020/21” di Eurydice, osserviamo che la formazione universitaria pubblica in Italia ha costi elevati (1.628 euro ogni anno di tasse in media), superiori alla media europea. Inoltre, nel panorama italiano, le borse di studio vengono percepite solo dal 14% degli studenti. In Europa, invece, dal 30%. E, quando oltre ai già alti costi “strettamente” universitari, si vanno ad aggiungere quelli dovuti all’aumento degli affitti, poter condurre una vita fuori sede rischia di essere insostenibile per molte famiglie.

Una speranza per il futuro

In un contesto simile, il diritto allo studio – anche in un’Università pubblica – sta diventando un vero e proprio lusso. La speranza è che si riescano ad attuare misure che siano efficaci in un mercato immobiliare particolare come quello di Bologna: l’Ateneo e soprattutto i suoi studenti meritano senza dubbio un destino migliore di questo.

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