Affitto universitario: cosa fare e come tutelarsi

Elia Lo Piccolo

Ad oggi un gran numero di fuori sede (170 mila secondo Unione Inquilini) rischia lo sfratto. Le cause sono diverse, imputabili alla perdita del lavoro e alla conseguente impossibilità di pagare l’affitto.

Dopo le proposte dell’UniBo, “UniversitariAutorganizzati”, un’associazione paritetica trentina, apporta il proprio contributo alla tematica degli affitti.

Consigli pratici per chi è in difficoltà con l’affitto

Ad oggi, converrebbe ad entrambe le parti trovare un accordo. A tal proposito, ci sono alcune accortezze che potrebbero fare la differenza.

Manuel Beffa, portavoce di UniversitariAutorganizzati

UniversitariAutorganizzati suggerisce prima di tutto di cercare una soluzione insieme al proprietario. La riduzione concordata del canone potrebbe, infatti, permettere al locatore stesso di accedere ad eventuali sgravi fiscali. Inoltre, vista la situazione, sarebbe difficile trovare un nuovo affittuario. In secondo luogo ricorda l’importanza di conservare tutta la documentazione. Si intendono quindi i documenti che attestano la perdita del lavoro, le spese straordinarie o un eventuale accordo con l’intestatario. Quest’ultimo si rivela per giunta molto importante dal punto di vista legale: “un agreement verbale non ha valore, non ti tutela”.

Diversi contratti, diverse soluzioni

Esisitono vari tipi di contratto. Essere a conoscenza del proprio può giocare un ruolo molto importante. Soprattutto qualora si abbia il timore di essere in nero. In tal caso smettete immediatamente di pagare!”

Alessia Piazza, membro di Unione inquilini

I diversi tipi di contratto sono il canone libero, il cosiddetto 4+4, il canone concordato (3+2) e il canone transitorio.

Cosa posso fare con il contratto 4+4?

I questi casi, la soluzione suggerita è il dialogo per la riduzione del canone. L’Aduc ha specificato che ad averne diritto sono specialmente coloro che si sono trovati disoccupati a causa del lockdown. In pratica, gli studenti-lavoratori il cui stipendio veniva impiegato per pagare l’affitto. In alternativa, è consigliabile contattare il proprietario al fine di modificare, anche solo temporaneamente, i termini contrattuali. Per esempio, convertire il canone da un 4+4 a un 3+2. Ulteriori soluzioni potrebbero essere la sospensione del pagamento e l’auto-riduzione. Nel primo caso, l’affitto risulta per l’appunto sospeso per un periodo concordato. Nel secondo caso, invece, il locatario accumula man mano un debito pari alla quota di affitto non pagato. In entrambi i casi, StudentiOrganizzati specifica che, prima o poi, questi soldi vanno restituiti al locatore.

E se invece il mio contratto è a canone libero o transitorio?

Innanzitutto, si può procedere con una lettera di richiesta di riduzione del canone d’affitto. Nel caso del 3+2, UniversitariAutorganizzati raccomanda di controllare la forma del contratto. Il titolare potrebbe aver aggiunto delle clausole non previste dagli accordi territoriali. Il contratto transitorio si fonda invece su ragioni di transitorietà dell’inquilino, come ad esempio il lavoro o l’Erasmus. Se il contratto è a norma di legge, si può procedere alla richiesta di riduzione del canone.

Rischio di sfratto?

“Il proprietario non ti può obbligare al rilascio volontario. Per di più, gli sfratti con l’intervento della forza pubblica sono stati sospesi fino al primo settembre 2020.”

Manuel Beffa, UniversitariAutorganizzati

A volte purtroppo la diplomazia non basta. In questo caso la sospensione del pagamento può essere l‘unica una soluzione. Anche se, d’altro canto, l’accumulazione di una mensilità di morosità (debito) può Avere conseguenze molto gravi. UniversitariAutorganizzati consiglia quindi di fare il possibile per sanare la morosità nella prima udienza in tribunale. In caso contrario, si può richiede il termine di grazia, ossia un rinvio dell’udienza di 90 giorni. Infine suggeriscono di utilizzare i soldi del deposito cauzionale (la cosiddetta caparra) per estinguere il debito.

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