Alessandro Arlotti: da Pescara ad Harvard

Manlio Adone Pistolesi

Molti, da piccoli, alla domanda “Cosa vorresti fare da grande?” rispondevano senza indugio, urlando come in campo: “Il calciatore!”. Poi le cose cambiano, la vita cambia e quel che era un sogno molto spesso si infrange contro la realtà. E chi magari in quel sogno ancora ci crede viene svilito attraverso inutili faide di parte: o lo sport o la cultura. Come se non esistessero grandi e piccoli esempi di atleti “istruiti”.

Ebbene, uno di questi si chiama Alessandro Arlotti, classe 2002, promessa del Pescara Calcio e militante nella nostra nazionale. Secondo Transfermarkt il suo valore si aggira intorno ai 150.000 euro. Anche lui è stato messo dalla vita di fronte a un aut aut quando è arrivata la lettera da Harvard. Ma Alessandro ha deciso di investire su entrambi i suoi sogni. Per questo abbiamo deciso di intervistarlo.

Alessandro Arlotti: è solo un arrivederci

Come hai deciso di studiare in America? Cosa studierai ad Harvard?

“Ho scelto in completa autonomia. Naturalmente mi sono confrontato con i miei genitori e addirittura con il mio allenatore, tutti hanno caldeggiato la mia scelta; ma ho deciso di cambiare la mia vita senza troppe influenze. Ho dovuto rifletterci tanto, ma penso sia la scelta giusta. D’altronde Harvard rappresenta un’occasione più unica che rara. Per il primo anno e mezzo seguirò dei corsi generali e solo in un secondo momento dovrò stabilire il mio indirizzo. Comunque penso di studiare Economia.”

Continuerai a giocare ma per l’Harvard Crimson, la squadra del tuo college. Un giorno tornerai a calcare i campi europei o italiani?

“Sono giovane e devo sognare. Un semplice cambio di campo non precluderà un sogno, sebbene abbia deciso di seguire un percorso di studi totalmente differente. Ovviamente dovrò adattarmi alla filosofia calcistica americana ma, come per lo studio, penso che quest’esperienza possa solo arricchirmi anche sul fronte sportivo… e chissà magari un giorno spero di tornare e calpestare il verde italiano se non europeo.”

Gli Stati Uniti vivono da tempo un dissidio. Da una parte possono essere una prospettiva per il calcio mondiale, dall’altra vengono visti come una passerella proficua per un calciatore ormai agli sgoccioli della sua carriera. Cosa ne pensi e cosa pensi di poter offrire al mondo d’oltreoceano?

“Penso ci sia una verità in entrambi i casi. Gli USA potrebbero costituire un serio rivale al dominio europeo e gli investimenti non stanno che aumentando esponenzialmente. Per non parlare dei giovani americani titolari nei top club europei. Forse ci troviamo in un momento di passaggio. E non dimentichiamo che negli USA esistono molti sport nei quali il seguito sfida quello calcistico o lo supera di gran lunga. Per quanto mi riguarda spero di portare alla mia squadra un po’ di quanto appreso in Italia. Inoltre, spero anche di apprendere quanto più possibile anche da loro.”

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