All’UniTo il primo seminario di diritto LGBTQ+ italiano

Elisa Belussi

All’Università di Torino sono aperte le iscrizioni al primo Seminario di Diritto LGBTQ+ d’Italia.

Il corso, a cui ci si può iscrivere dal 29 gennaio, è rivolto agli studenti del quarto e quinto anno del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza.

Il seminario, organizzato dal Prof. Marco Pelissero e dal dott. Antonio Vercellone, il primo ordinario di diritto penale, il secondo assegnista di ricerca in diritto civile, si terrà dal 22 febbraio al 10 maggio 2021.

Un seminario per formare i futuri giuristi sui diritti LGBTQ+

Diversi i temi di cui si dibatterà in aula, centrali in una discussione sugli aspetti giuridici delle tematiche LGBTQ+.

I punti che il corso toccherà andranno dall’omogenitorialità alle unioni civili, dalla rettifica del sesso alla questione dell’incarcerazione per le persone transessuali che non hanno portato a termine il percorso di transizione, fino alle domande di asilo fondate sull’identità di genere e l’orientamento sessuale o il riconoscimento delle unioni poliamorose.

Per completare la formazione, agli incontri parteciperanno diversi esperti sul tema, provenienti da diverse Università nazionali e internazionali.

I diritti LGBTQ+ in Italia

In Italia l’omosessualità non è più punita per legge dall’entrata in vigore del Codice Zanardelli nel 1890.

Dal 1982, con la legge numero 164, nel nostro paese le persone transgender possono cambiare legalmente sesso: dopo Svezia e Germania, l’Italia fu il terzo paese al mondo a garantirlo.

Negli ultimi anni sono stati fatti alcuni passi avanti a livello legislativo per la tutela delle persone LGBTQ+. Si ricorda l’entrata in vigore della legge n. 76 sulle unioni civili, approvata alla Camera l’11 maggio 2016. La più conosciuta Legge Cirinnà permette anche alle coppie omosessuali di potersi unire civilmente, beneficiando di alcuni diritti.

Attualmente è in attesa di discussione in Senato la legge contro omotransfobia, misoginia e abilismo, promossa da Alessandro Zan. Il testo di legge andrebbe ad ampliare l’art. 604 bis del Codice Penale, che già tutela le vittime di discriminazioni razziali, etniche, nazionali e religiose.

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