Amalia Ercoli-Finzi: la donna delle comete

Chiara Varricchio

Amalia Ercoli Finzi è accademica, scienziata e prima donna italiana laureata in Ingegneria aeronautica. Per la sua competenza è membro di numerose commissioni strategiche che pianificano le attività spaziali destinate all’esplorazione planetaria, in particolare per le missioni lunari, marziane e cometarie.

Da bambina smontavo le biciclette. Non che fossi brava a rimetterle insieme, mi avanzava sempre qualche pezzo. Però volevo capire come funzionassero le cose

Tratto da Vanity Fair

La prima donna italiana laureata in ingegneria aeronautica

Amalia Ercoli-Finzi durante il suo percorso di studi ha le idee molto chiare, anche se non conformi al tempo. Frequenta il liceo scientifico a Busto Arsizio (Varese), diplomandosi nel 1956. Una scelta atipica per quegli anni, visto che su 52 iscritti alla prima classe solo 5 erano ragazze. Si iscrive poi ad Ingegneria al Politecnico di Milano, diventando, nel 1962, la prima donna italiana laureata in Ingegneria aeronautica.

Ai corsi eravamo cinque ragazze e 650 ragazzi

Tratto da Vanity Fair

Per fortuna oggi si sta lavorando per abbattere gli stereotipi di genere legati a certe professioni. Alcune realtà si impegnano elargendo borse di studio per le ragazze che vogliono intraprendere un percorso di studi nelle discipline STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). In altro articolo avevamo parlato della borsa di studio Amazon Women in Innovation.

La “mamma” della Missione Rosetta

Oltre ai successi accademici e ai riconoscimenti, come la carica di Direttrice del dipartimento di Ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano, il vero campo di successo di Amalia è stato lo spazio. Alta competenza professionale unita ad una forte tenacia e a solide capacità organizzative le sono state indispensabili per gestire le missioni spaziali, suo campo di azione privilegiato. Ha cominciato a lavorare per la NASA e l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) diventando Direttrice della Missione Rosetta (dal marzo 2004 al 2014), che è considerata uno dei suoi capolavori tecnici e scientifici più importanti.

Non è roba da donne

Nel suo percorso di vita non sono mancate le difficoltà, soprattutto in quanto donna in un mondo lavorativo maschile. Sono anni connotati da uno spirito competitivo e Amalia si inserisce con decisione come capo di un team di fisici, matematici, ingegneri e astronomi.

Non ho mai nascosto di aver affrontato più di una difficoltà a causa di una supposta debolezza di genere. “Non è roba da donne”, mi sono sentita ripetere. A onor del vero, mi sono sempre difesa, perché le donne hanno un modo di pensare complementare a quello maschile, cosa che nello spazio può facilitare molto le cose

Tratto da Vanity Fair

Recentemente ha dichiarato che vorrebbe essere ricordata come una donna che ha cercato di fare con coerenza le cose che le piacevano e in cui credeva. Le piacerebbe inoltre essere riconosciuta come una donna che ha sempre cercato di aiutare gli altri, in particolare formare i giovani che sono il futuro dell’umanità.

Mi sono accorta davvero che per molte donne sono stata fonte d’ispirazione, le ragazze che studiano adesso hanno pensato che la soddisfazione che io trasmettevo per il mio lavoro fosse un motivo valido per copiare e fare il mio lavoro. È una grande responsabilità, anche con le parole e gli atteggiamenti trasmettiamo la passione per i valori che abbiamo sostenuto.

Tratto da Vite – L’arte del possibile

Quello che Amalia vuole dire alle donne è che possono fare qualsiasi cosa vogliano, a patto di esserne entusiaste, appassionate e competenti. La preparazione è un dovere, dice, così come liberarsi dai pregiudizi.

Ai miei tempi le donne come me erano delle stelle, stelle isolate, Sirio piuttosto che Aldebaran, adesso ci sono le costellazioni. La loro presenza sarà fondamentale, perché non abbiamo limiti: con la preparazione e il coraggio possiamo andare ovunque. Il nostro mondo è il futuro

Tratto da Vite – L’arte del possibile

Dalle biciclette, oltre le stelle più lontane.

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