Ambiente e tecnologia: la proposta del PoliTo

Sofia Gigliotti

Il 22 aprile è la Giornata della Terra. L’impatto dell’uomo sull’ambiente è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni e questo ha delle ricadute pesanti sulla nostra Terra. La tecnologia ha accentuato tutto ciò. Ormai chi vive senza un qualche marchingegno tecnologico? È però importante conoscere cosa comporta il suo uso nella vita quotidiana e la centralità del suo smaltimento.

Critical raw materials

Le “materie prime critiche” sono quelle materie che hanno una grande domanda ma una scarsa disponibilità. Da un report del 2019 di “The Global E-Waste Monitor” è risultato che solo il 17,3% dei rifiuti elettronici viene trattato correttamente favorendo il riciclo e il riuso delle materie critiche che li compongono. Questo va a danno dell’ambiente e dell’economia in quanto si ha uno spreco di risorse che potremmo riutilizzare e che invece buttiamo via. Inoltre, l’enorme richiesta di queste risorse causa la metà delle emissioni di gas a effetto serra e oltre il 90% della perdita di biodiversità. Quell’82,7% di rifiuti smaltiti in modo non corretto rilasciano ben 98 milioni di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera.

Spesso non ci rendiamo conto di quanta anidride carbonica viene prodotta per la costruzione di un computer o di un cellulare. A partire dall’estrazione di cobalto e litio che vanno a comporre le batterie o dei metalli utili per costruire i cip elettronici. Poi c’è il trasporto in giro per il mondo per completare il prodotto e portarlo al consumatore. Senza considerare l’impatto sociale sul paese che possiede tali risorse e sulle condizioni dei lavoratori che devono estrarre le materie.

Quindi diventa fondamentale ridurre l’impatto ambientale di tali dispositivi. La gerarchia per la gestione dei rifiuti si articola così: non produrre (prevenzione), riutilizzo e preparazione per il riutilizzo, riciclare, recupero, smaltimento (mandare in discarica). E gli studenti del Politecnico di Torino partono dall’alto con il riutilizzo dei dispositivi attraverso il loro progetto WEEE OPEN.

Ambiente e PoliTo: progetto WEEE OPEN

 WEEE: Waste of Electric and Electronic Equipment. Il progetto nasce nel 2016 da un’idea di Marco Signoretto, studente presso il Politecnico di Torino. Il tutto viene sviluppato con l’aiuto di alcuni professori del DISAT (Dipartimento scienza applicata e tecnologia). Questo per favorire la pratica degli studenti e per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente del Campus. L’intento del progetto è infatti quello di incentivare il recupero e il riuso dei dispositivi elettronici.

L’attività principale consiste nello sfruttamento di computer obsoleti e dismessi di proprietà del Politecnico. I ragazzi rinnovano quelli riparabili installando il software libero, altrimenti si tenta di recuperare dall’hardware quante più componenti possibili. L’Ateneo poi dona i computer riparati a scuole e associazioni no-profit che ne fanno richiesta. Gli studenti mettono a disposizione le loro conoscenze gratuitamente e l’Ateneo fornisce tutto il materiale e un laboratorio all’interno del DISAT.

I ragazzi del team inoltre si impegnano in attività fuori dall’Ateneo come i restart party organizzati dal gruppo Restarters Torino. Durante questi eventi chiunque può portare prodotti di elettronica da riparare e dei volontari lo aiutano ad aggiustarli.

Qualunque studente del Politecnico di Torino può mettere a disposizione le sue competenze. Non ci sono dei requisiti se non per quanto riguarda lo sviluppo di software e di schede elettroniche. Ogni inizio semestre il team permette ai nuovi ragazzi di unirsi al progetto. Gli studenti possono così ampliare le loro competenze e la loro sensibilità introducendosi al meglio nel mondo del lavoro.

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