Bicocca, l’Università del crowdfunding

Manlio Adone Pistolesi

L’Università Bicocca il 20 gennaio ha pubblicato la graduatoria dei progetti vincitori del programma “Bicocca: Università del crowdfunding”, aperto a docenti, ricercatori, dipendenti dell’ateneo, studenti e alumni. Il programma dell’Università milanese ha superato i numeri della precedente e prima edizione del 2018: 47 i progetti totali proposti (contro i 41 dello scorso anno); un aumento del 33% della componente studentesca; nel 47% dei casi (46% nel 2018) una proponente è una lei. Dato fondamentale riguarda il titolo di project leader: tutte donne.

I cinque progetti vincitori sono divisi in: Project (MeD for Med; Si fa presto a dire bioplastica?) con obiettivo di 10.000 euro, e Small Project (Ready Patient One; Un bene da coltivare; Monna Lisa Bytes), con meta di 5.000 euro. Saranno lanciati a fine febbraio-inizio marzo sulla comunità di raccolta fondi online Produzioni dal Basso.

Abbiamo contattato Salvatore Torrisi, Pro-Rettore alla Valorizzazione della Ricerca e professore ordinario di Economia e gestione delle imprese all’Università Bicocca, per parlarne.

Bicocca: la ricerca per la società

Come è nata l’idea del programma “Bicocca: università del Crowdfunding”?

L’idea fa parte di un insieme di attività che quest’ateneo, da più di 6 anni, ha messo in piedi nel campo della valorizzazione della conoscenza scientifica e tecnologica. Oltre al programma crowdfunding abbiamo altre iniziative, come “iBicocca” per la formazione imprenditoriale degli studenti, la fondazione U4I in collaborazione con gli atenei di Bergamo e Pavia, che promuove il trasferimento della ricerca e l’innovazione, e Innovation Pub, una serie di incontri mensili per discutere informalmente di trasferimento della conoscenza con chi ha maturato esperienze significative all’interno e all’esterno dell’ateneo.

Il programma crowdfunding nasce dall’idea di stimolare l’interesse di chi lavora in università verso il trasferimento delle conoscenze al mondo esterno, sia dell’industria che della società nel suo insieme. È un modo per restituire qualcosa alla società che ci fornisce le risorse per la ricerca.

In quali forme? Anzitutto nella diffusione di conoscenze che riguardano progetti di ricerca in senso stretto. Pensiamo a MeD for Med. I ricercatori rileveranno nelle acque del Mediterraneo la biodiversità, attraverso l’analisi del DNA selezionato e pescato nelle acque. È un progetto di ricerca che può avere un grande impatto a livello sociale perché può aiutare la collettività a capire la dinamica della biodiversità nel mare. Verranno sfruttate le tratte dei traghetti per compiere delle rilevazioni ripetute sullo stesso tragitto. Attraverso un metodo scientifico e affidabile il progetto potrà fornire dati fondamentali per azioni di politica ambientale. Per questo esperimento i ricercatori si limiteranno alla rotta Civitavecchia-Barcellona. In questo tratto di mare si trova il “Santuario Pelagos” o “Santuario per la protezione dei mammiferi marini”, che si estende per le acque comprese tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Sulla nave si potranno svolgere anche attività educative, come proiettare dei video o organizzare degli eventi, per far vedere ciò che c’è sotto la superficie marina.

Il crowdfunding ha due obiettivi: restituire conoscenza, come appena detto, e coinvolgere direttamente la società attraverso piccoli contributi, in cambio non tanto di rendimenti finanziari quanto di remunerazioni simboliche. Per questo, nel caso della Bicocca, parliamo di reward crowdfunding.

Il sapere condiviso attraverso le ricerche potrà essere impiegato in innumerevoli campi.

Al riguardo un esempio è quello di Si fa presto a dire bioplastica?. Il progetto cercherà di sviluppare additivi di natura puramente biologica per realizzare un composto, una mescola, con un impatto ambientale limitato. Con un progetto di questo tipo si dà un riconoscimento morale, non materiale, a chi contribuisce con il proprio finanziamento. Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli imballaggi di plastica) finanzierà il progetto per il 50%.

La Bicocca si doterà di questi nuovi prodotti?

In futuro ciò potrebbe avvenire, nonostante sia difficile stimare un orizzonte temporale. In ateneo abbiamo diverse iniziative per il rispetto dell’ambiente.

Come il progetto dell’edizione 2018 Caffè senza tracce (per il riciclo della plastica dall’organico, ndr).

Esattamente, siamo su quella linea. Nel caso della plastica biodegradabile sarà necessaria un’attività industriale significativa. È chiaro che nel momento in cui ci saranno dei risultati, essi  potranno essere utilizzati nel nostro campus. Ma la nostra vision è di andare al di là dell’area locale.

Riguardo ai progetti dell’anno scorso, quali risultati ha ottenuto la Bicocca?

Caffè senza tracce ha già un contratto con una società che produce macchine per la separazione delle capsule dal caffè. Un rene in provetta sta andando avanti con la sperimentazione, sebbene richieda tempi lunghi. Dal laboratorio alla fase di clinical trial (fase pre-clinica e clinica) sono necessari diversi anni e l’impatto sarà calcolabile nel medio periodo. Trattandosi di ricerche scientifiche non possiamo aspettarci risultati immediati. Ready patient one, di questa edizione, ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti nelle strutture ospedaliere attraverso l’uso di videogiochi e realtà virtuale. È chiaro che qui l’impatto può essere più immediato.

Si conoscono già nomi degli ospedali che hanno aderito al progetto?

Al momento i contatti con le strutture ospedaliere sono a uno stadio preliminare, ovviamente l’ospedale San Gerardo di Monza potrebbe essere un naturale primo campo di sperimentazione.

Sono già state stabilite le tipologie di videogiochi da fornire ai pazienti?

Questo no, per due motivi. Il primo è che questi videogiochi non serviranno solo ai bambini, quindi c’è una varietà notevole, il mercato a cui si rivolge è molto segmentato. Il secondo elemento, legato al primo, è che i ricercatori analizzeranno quali possano essere gli strumenti adatti in funzione del singolo caso, della patologia e dell’età del paziente. Il secondo motivo è che sarà un approccio completamente scientifico, personalizzato e coerente con il codice medico.

Per quanto riguarda Monna Lisa Bytes, rivista online con un approccio divulgativo, la redazione sarà composta dagli stessi ricercatori promotori del progetto o si allargherà a nuovi collaboratori?

L’idea è di avere un core composto dai ricercatori coinvolti nel team fautore del progetto. Successivamente verrà creata una rete di contributi esterni, offerti da altri ricercatori e professionisti.

Ci sarà un limite alla fruizione degli articoli?

Sono previste diverse formule. Uno dei modelli è l’abbonamento, sia per soggetti singoli che per enti privati, con diverse versioni.

Un bene da coltivare è un progetto che convertirà una villa di Rozzano sottratta alla mafia in un orto botanico. Come verranno impiegati i proventi derivanti dai servizi offerti sul territorio?

Essendo una fondazione senza scopo di lucro tutto il ricavato verrà reinvestito nel miglioramento della struttura e delle sue attività. Saranno svolte attività di formazione anche attraverso una componente ludica, poiché il progetto si rivolge soprattutto ai bambini e alle loro famiglie. Attraverso un percorso pratico, il lavoro della terra, si comunicheranno messaggi costruttivi per far capire il valore della legalità. È un’occasione per la loro associazione per stabilire un contatto più diretto e coinvolgente con la realtà della comunità e contribuire al rispetto dei principi fondanti della società civile.

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