Brexit: raggiunta l’intesa

Davide Maggioni

Questo articolo è in collaborazione con Karoline Gapit

Il 24 dicembre Michel Barnier e David Frost, responsabili delle trattative per l’Ue e il Regno Unito, hanno trovato un accordo per la Brexit. Le due parti avevano proseguito i negoziati per quasi un anno e poco prima della deadline definitiva sono riuscite a risolvere tutti i nodi.

Bruxelles-Londra

Londra ha sempre dimostrato una linea dura, quasi intransigente, e non disposta a fare delle concessioni alle richieste di Bruxelles fino a questo momento; nel corso delle trattative il Premier inglese Boris Johnson è sempre stato più preoccupato da una possibile Hard Brexit che avrebbe comportato seri problemi economici. Anche Bruxelles ha dovuto compiere dei passi verso il Regno Unito al fine di non veder sfumare un accordo e una collaborazione, non solo economica; le preoccupazioni di Barnier riguardano anche la sicurezza, il campo dell’intelligence, il cambiamento climatico e la ricerca. Per evitare un no deal di cui nessuno avrebbe giovato, i due rappresentanti sono riusciti a limare anche le ultime controversie: i diritti di pesca, il level playing field e la governance dell’accordo.

I termini

Da un punto di vista economico il 1° gennaio 2021 il Regno Unito lascerà il Mercato Unico e l’Unione doganale dell’Ue. Questo prevede un nuovo sistema di visti e la gestione da parte del gabinetto di Johnson degli accordi coi territori extra-Ue; il Governo d’oltremanica ha già concluso positivamente le trattative con 29 dei 40 Paesi con cui prima aveva delle “relazioni amichevoli” come stato membro dell’Ue. La Brexit avrà effettivo valore con l’inizio del prossimo anno, però l’accordo deve ancora passare il vaglio del Parlamento inglese e di quello europeo. Questo rimane un passaggio delicato che potrebbe vedere qualche modifica o, nello scenario peggiore, un completo rifiuto da una delle due parti o da entrambe. In ogni caso, prima dell’approvazione dei due Parlamenti, le 2000 pagine e più dell’accordo saranno in vigore (almeno temporaneamente) per evitare situazioni caotiche.

I diritti sulla pesca

I rappresentanti hanno discusso a lungo sui diritti di pesca nelle acque britanniche e nell’accordo si legge un certo agreement; Johnson aveva mobilitato l’opinione pubblica affermando che la presenza di pescherecci europei era “un affronto alla sovranità del proprio Paese“. Eppure, fino al 2025 inoltrato i pescherecci europei potranno usufruire delle acque britanniche, anche se a poco a poco la quantità di pescato andrà ridotta.

Il level playing field

Bruxelles teme che la futura politica di Londra, soprattutto attraverso gli aiuti di stato e norme meno stringenti per le aziende, possa creare della concorrenza sleale. Nel dettaglio, la questione rimane molto delicata e ogni parte cerca di proteggere il proprio interesse, e proprio questa volontà è stata determinante per trovare un compromesso. È prevista per Londra la possibilità di discostarsi dalle norme UE sia in fatto di regole per le aziende che in aiuti di stato, nel rispetto e alla tutela della libera e leale concorrenza.

Regole per i cittadini europei

Come Londra aveva già annunciato da tempo, le regole per i cittadini europei che vogliono recarsi nel Regno Unito cambiano drasticamente. I cittadini, ad eccezione dei turisti, che vogliono andare e permanere sul suolo inglese dovranno richiedere un visto. Questo, inoltre, verrà approvato su una serie di rigorosi punti. Il principale di questi sarà l’aver ricevuto un’offerta di lavoro da un datore britannico; mentre, il secondo requisito riguarderà lo stipendio. Di fatti, questo dovrà superare le 25600 sterline annue.

Addio al programma Erasmus

In merito agli studenti universitari europei, il Governo d’oltre manica ha annunciato che le rette universitarie raddoppieranno – fino a 30 mila euro l’anno – poiché ogni studioso dell’Ue sarà considerato come un vero e proprio overseas student.

Da Westminster annunciano la chiusura definitiva del programma Erasmus. Quindi, non solo gli studenti britannici non potranno accedervi ma dall’anno prossimo anche i loro colleghi europei dovranno richiedere il visto per studiare e pagare la retta universitaria (alta). Tuttavia, gli studenti europei presenti sul suolo inglese per studio fino al 31 dicembre manterranno lo status attuale.

In merito agli scambi internazionali, lo stesso Michel Barnier, ha dichiarato di “rimpiangere” che “il Governo britannico abbia scelto di non partecipare al programma europeo per gli scambi di studenti universitari”.
Ad oggi, gli studenti europei presenti in Gran Bretagna sono circa 150 mila e, probabilmente, con l’entrata in vigore dell’accordo saranno costretti a iscriversi pagando le costose rette delle Università britanniche.

Erasmus no, Alan Turing sì

Tuttavia, il Premier inglese Boris Johnson ha dichiarato di voler promuovere il progetto “Alan Turing” (in onore del matematico), ossia un nuovo programma mondiale che sostituirà a tutti gli effetti l’Erasmus.

Per stessa ammissione del Premier, l’Inghilterra stacostruendo un programma di interscambio universitario per gli studenti britannici perché vogliamo che abbiano la possibilità di formarsi nelle migliori università del mondo“, è stato l’annuncio del primo ministro.

Dublino e Brexit: l’Erasmus ai nordirlandesi

Il Ministro dell’istruzione irlandese Simon Harris ha annunciato che l’Irlanda pagherà l’Erasmus agli studenti nordirlandesi.
Il Governo irlandese ha dichiarato che ogni anno pagherà circa 2,1 milioni di Euro affinché gli studenti partecipino al programma di scambi internazionali.

Il tweet del Ministro Harris: “Siamo determinati a continuare a trovare modi per lavorare insieme su base nord-sud nel campo dell’istruzione superiore dopo la Brexit. Questo ne è un esempio pratico”

Lo stesso Ministro Harris ha sostenuto che la volontà dell’Irlanda è quella di “voler continuare a collaborare con l’Irlanda del Nord anche dopo la Brexit“. Inoltre ha aggiunto che “il costo è relativamente basso e non è un costo, bensì un investimento“, spiegando, inoltre, che la durata del programma seguirà la volontà degli studenti nord irlandesi.

Lascia un commento