Carolina de’ Castiglioni: istruire con l’arte

Sofia Gigliotti

Per la giornata delle donne abbiamo intervistato Carolina de’ Castiglioni, attrice italiana che ha trovato la sua passione nel teatro, e di questa ha fatto il suo lavoro. L’ultimo video pubblicato sulla sua pagina Instagram parla di donne forti che hanno superato i pregiudizi della società.

Ho cercato di racchiudere in questa poesia tutto quello che ho sentito in questi anni. Ho voluto affiancare ai pregiudizi donne forti, colte, capaci, che hanno oltrepassato barriere e che, tutti i giorni, ci insegnano che il nostro posto è dove vogliamo arrivare.

Carolina de’ Castiglioni: la storia

“Sono cresciuta a Milano, in una famiglia a cui non mancava nulla. Tutti avevano una forte passione per lo sport ma questo non mi apparteneva. Ho sempre guardato film americani con mio padre, quindi la recitazione mi affascinava. Tutto è iniziato quando avevo 10 anni, ero piccola e timida. Ho iniziato in un piccolo teatro e, proprio dove meno mi aspettavo, ho trovato la mia strada. Ho frequentato un corso di teatro e la mia maestra mi ha spronata sin da subito a coltivare questa passione, mi ha dato fiducia.

Dopo alcuni corsi sono entrata in crisi, a 17 anni non sapevo cosa fare, perché se avessi deciso di continuare sapevo che l’avrei fatto sul serio, per la vita. Frequentavo infatti l’ultimo anno di liceo e dovevo capire se iniziare la Bocconi o se partire per New York. Così ho parlato con la mia maestra che mi ha detto di non mollare. Quindi sono partita per l’America, per avere un confronto serio e per capire se era davvero la mia strada lavorativa, non solo una passione.

Prima della maturità sono andata a fare un corso estivo alla Columbia University, e dopo la maturità mi sono iscritta alla New York University. Qui sono cresciuta caratterialmente e dal punto di vista attoriale, ho scoperto le diverse tecniche che prima non avevo mai studiato. Quando stai nella città in cui sei cresciuta ti conosci, a New York invece era tutto nuovo, ecco perché mi ha formata personalmente oltre che professionalmente. Lì ho conosciuto persone che erano cresciute in modo diverso da me, che davano un peso diverso alle cose che c’erano, e questo mi ha sensibilizzata.

Le esperienze e l’empatia sono fondamentali per essere buoni attori, quando si recita si entra in tutto nel personaggio e bisogna far fede su sentimenti che però abbiamo provato. Ecco che si ripercorre la propria vita in cerca di quell’episodio che più ci ha fatto sentire come il personaggio si sente in quella scena; o ci si crea nell’immaginario una scena che potrebbe farci sentire così. Ad esempio ne “l’ospite ingombrante” ho dovuto interpretare la malattia e ricostruire scene in cui sarei potuta essere davvero cattiva, cosa che non mi appartiene nel quotidiano.

New York mi ha dato anche l’ossessione per la ricerca, secondo me bisogna sapere tutto del personaggio che si interpreta, anche le cose che non ci sono nella sceneggiatura, per immergersi in toto nella parte. Questo mi ha insegnato l’empatia, per essere totalmente empatici bisogna essere totalmente vulnerabili. Si lavora su sé stessi, è tosto ma liberatorio. Questo immedesimarmi, diventare un’altra persona, mi ha spinta a far vedere agli altri cose a cui non si è abituati a pensare. Io non sono un’attivista, sono un’attrice, ma con la mia arte vorrei istruire le persone, metterle davanti ad aspetti non sempre considerati della vita”.

L’arte per istruire

“L’ultima poesia tradotta in video “Always remember: you are a woman” racchiude i miei pensieri poi recitati, per ricordare di non farci fermare dagli altri. Infatti per me lo scopo dell’arte è stimolare a riflettere, è istruire. Con la mia pagina su Instagram cerco di far mettere le persone nei panni degli altri, perché finché le cose non le vedi rimani indifferente. Non voglio fare la solita predica sull’importanza delle donne, voglio portare la gente a ragionare, a usare la loro testa anche su questi temi così tanto trattati, quasi se ne abusa purtroppo. Non è solo vedere, è comprendere cosa si ha davanti. Inoltre mi sono accorta che il mio sguardo cambia dopo che qualcuno mi fa notare questi comportamenti.

Ad esempio il cortometraggio che ho girato l’anno scorso per questa giornata “Ridiamoci su!” racchiude un insieme di foto e video con cui vengono rappresentate le donne sui media. Finché vediamo la singola pubblicità non ci facciamo troppo caso ma mettendo i pezzi insieme è evidente che c’è un filo che unisce tutto. Quello che ho girato non aveva lo scopo di iniziare una polemica ma di mettere davanti agli occhi quella che è la realtà.

Poi per me partire dalla realtà dei fatti è fondamentale, bisogna raccontare le cose che ci sono così come si presentano. Non ha senso parlare di temi basandosi sulla propria visione, partendo dai pregiudizi che si hanno. La ricerca prima di realizzare la sceneggiatura è importantissima.

Ora sto girando un cortometraggio per l’8 marzo, sarò sia sceneggiatrice che attrice. Spero possa aiutare a riflettere”.

Lascia un commento