Calo studenti lavoratori: mai stati così pochi

“In Italia studiare e allo stesso tempo lavorare è cosa rara e negli anni lo è diventata sempre più”. Lo afferma l’ISTAT a seguito di un’indagine condotta nel 2015 la quale rivela che soltanto il 2% di chi si è impegnato in percorsi formativi tra i 15 e i 24 anni ha un’occupazione. Si tratta del livello più basso mai raggiunto tanto che dal 2005 al 2015 il numero degli studenti lavoratori per questa fascia d’età si è ridotto del 51%. La situazione non cambia se si considera la fascia d’età 20-24 fra cui è più plausibile che gli studenti abbiano un lavoro.

Ciò sembra contrapporsi ad altri dati come il numero crescente di studenti e l’aumento delle tasse universitarie, incrementate del 60%. Inoltre le borse di studio sono poche ed insufficienti a sostenere i costi.

Ma nonostante ciò, sono solo 4 su 10 gli studenti lavoratori in Italia contro gli 8 della Gran Bretagna. Questo dato, secondo uno studio condotto dal Sole 24 ORE, è in linea con la media europea ed è stabile da circa 3 anni ma in discesa rispetto agli anni Novanta in cui tale categoria di studenti era la maggioranza assoluta. Fra questi studenti il 41,7 % proviene da famiglie meno abbienti e utilizza lo stipendio per contribuire a sostenere la spesa universitaria; ma anche tra famiglie economicamente più avvantaggiate si rileva un 29,8% di studenti disposti a conciliare studio e lavoro. Ciò fa quindi pensare che la ragione per cui si adotti questa scelta non sia esclusivamente economica. Avere un’occupazione risulta infatti utile per inserirsi nel mondo del lavoro prima del termine del percorso di studi.

Fino ai 24 anni il part-time è il tipo di lavoro più diffuso e i rapporti di lavoro sono precari. Ma nemmeno considerando la fascia d’età 25-29 gli studenti italiani possono dirsi fortunati: il grado di autonomia che hanno gli studenti stranieri di quest’età, quelli italiani lo raggiungono solo dopo i 30 anni.

Possiamo però consolarci considerando che il tempo che noi studenti italiani dedichiamo allo studio è salito a 41 ore settimanali contro le 32 degli anni Novanta.

Cali di attenzione, come mai non riusciamo a concentrarci?

Vorremmo concentrarci, ma non ci riusciamo. Qualsiasi studente avrà sicuramente sperimentato dei cali drastici di attenzione, momenti in cui qualcosa all’interno del nostro cervello si inceppa e rimaniamo vacui ad osservare il libro o gli appunti, senza riuscire a proseguire nello studio.

Quello dell’attenzione è in realtà un problema molto ampio, che comprende elementi sui quali il singolo a poco, se non zero, controllo (quindi sì, non è del tutto colpa nostra se non riusciamo a concentrarci). Viviamo in un periodo storico nel quale la soglia dell’attenzione media si sta abbassando molto velocemente. Secondo uno studio condotto da Microsoft, nel 2000 la capacità di rimanere focalizzati era in media di 12 secondi, questa è scesa a 8 secondi nel 2015: un calo di più del 33%.

La causa principale della diminuzione della nostra capacità di concentrarsi è la tecnologia, o meglio, il costante flusso di informazioni e di stimoli al quale siamo sottoposti ogni giorno. Questa condizione ci ha reso molto più abili nel multitasking e capaci di picchi di attenzione più alti rispetto alle precedenti generazioni, ma ha inibito la nostra capacità di rimanere focalizzati su un singolo argomento per troppo tempo.

In generale la golden rule per riuscire a mantenere la concentrazione nello studio è quella di conoscere sè stessi, ma ci sono un paio di dritte che si possono applicare con successo praticamente a tutti. È fondamentale fare delle pause (la “tirata” unica è più nociva che altro) ed assicurarsi di studiare nel giusto ambiente. Il luogo in cui si studia è infatti di primaria importanza, non solo per le distrazioni esterne, ma anche per aiutare a diminuire al minimo le distrazioni interne (quella parte di noi che, pur di non studiare, troverebbe divertente anche guardare la vernice che si asciuga).

Come ultima cosa ricordiamo che il fatto di essere seduti durante lo studio non significa che il vostro corpo non stia sostenendo uno sforzo, è quindi buona cosa rimanere idratati e non passare troppo tempo senza mangiare.

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Il Duomo di Milano

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Gli eventi invernali

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Il giardino delle Vergini in Cattolica

Il Giardino delle Vergini

Pochi sono i luoghi ancora inesplorati dall’uomo, vagheggiati dalla fantasia di scrittori ed esploratori. Uno di questi è il Giardino delle Vergini, situato accanto all’Aula Magna nella sede Gemelli della Cattolica. Prima di chiamarsi così era il Giardino di Santa Caterina d’Alessandria. Dal 1928 divenne area riservata alle “signorine studentesse”. Di fatto ad oggi, qualsiasi studente di genere maschile deve tenersi alla larga per preservare la stabilità mentale e la purezza delle colleghe. Molti sono gli impavidi che si sono avventurati dentro e non tutti ne sono usciti integri poiché placcati, paradossalmente, da un bidello.

Quindi la genialità maschile fa di necessità virtù. Chi cerca di mimetizzarsi entrando in massa con le colleghe, chi studia i percorsi dei sorveglianti e chi con una scusa rimane dentro per ore. Poi ci sono gli esperti che, studiando il mondo femminile, si adattano in base alla stagione. Così, in un periodo in cui è sempre più difficile capire dove inizi la ragazza e finisca la sciarpa, si agghindano con piumoni invernali. Pur di non pranzare con la sola compagnia di una delle tante madonne dell’università, lo studente rischia di entrare nella black-list del Giardino.

Alla comunità maschile della Cattolica: siete quindi d’accordo con questa segregazione? Quali esperienze avete avuto a riguardo? E voi, ragazze, sentite davvero la necessità di avere un posto come questo, che al confronto rende il Paolo VI e il Marianum dei luoghi della perdizione?
Accedere al Giardino sarà pure un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’Umanità. #Unicatt

Gli eventi di autunno a Milano

Dai libri alla musica : gli eventi dell’autunno a Milano. 
Si è appena concluso l’evento cardine dell’autunno milanese: Bookcity Milano. (BCM)
Nei tre giorni appena trascorsi(15-18 novembre) Milano ha rinnovato la sua immagine culturale, diventando un centro di produzione editoriale in crescita. Giunto ormai alla sua settima edizione, BCM ha portato avanti a testa alta il suo grande obiettivo: mettere al centro la lettura e i suoi protagonisti, attraverso iniziative che raggiungono ogni angolo della città. Luoghi noti o talvolta anche da scoprire, sono diventati sede di incontri, letture ad alta voce e discussioni. Non potevano di certo mancare all’appello le università, luogo della quotidianità per gli studenti. Tutti gli atenei milanesi, lavorando in collaborazione con i settori editoriali e culturali, hanno preso parte all’evento seguendo i grandi temi di #bcm18
Se la lettura non è mai stato il vostro passatempo preferito, non temete, perché questa settimana Milano sarà sempre di più una “music city”. Dal 19 al 25 novembre infatti ogni angolo della città sarà raggiunto dalla musica. Per questo evento, saranno organizzate numerose esibizioni di cantanti, presentazioni di dischi ed incontri e sarà presente anche qui una sezione dedicata al mondo universitario. Nel merito, il Master In Comunicazione Musicale dell’Università Cattolica organizza tre lezioni gratuite aperte al pubblico(martedì 20 novembre ore 16.30; mercoledì 21 novembre ore 16.30 e venerdì 23 novembre ore 17.00) sullo studio di registrazione come luogo di formazione e sulla figura del produttore musicale. Inoltre, giovedì 22 novembre alle ore 9.00 ci sarà anche una lezione aperta tenuta dall’università IULM, che metterà al centro della discussione il video-clip, la forma musicale visuale per eccellenza. 
Dall’editoria alla musica e molto altro ancora, Milano a novembre non lascia a nessuno il tempo di annoiarsi, si tratta solo di scegliere a cosa dedicarsi prima. 
Articolo a cura di @elimurri