Cattedre vuote: riaprono le scuole senza gli insegnanti

Martina Pastori

A due giorni dalla riapertura delle scuole, di pari passo con le molte incognite, si delinea all’orizzonte un problema da non sottovalutare: quello delle cattedre vuote.

Posti vacanti già prima dell’epidemia

Già prima dell’interruzione delle attività didattiche in presenza i posti vacanti, nelle scuole, erano tra i 170 e i 180mila: trattavasi di posti di ruolo, a tempo indeterminato, non assegnati, e occupati con le supplenze. A questo numero, di per sé alto, si sono aggiunti i nuovi pensionamenti, e, nell’ultimo mese, le molte richieste di insegnanti sopra i cinquantacinque anni e/o con patologie pregresse, che vorrebbero usufruire della possibilità di continuare con la DaD.

Molti i neolaureati, (ancora) poche le speranze di assunzione

Verrebbe spontaneo chiedersi: com’è possibile che si possa addirittura parlare di un “problema cattedre vuote”? La quantità di docenti precari e di neolaureati volenterosi di insegnare dovrebbe, teoricamente, scongiurare ogni pericolo.
A necessitare di essere rivisto è, con ogni probabilità, il meccanismo che regola le assunzioni, ora inceppato. Si basa su due tipi di graduatorie: a esaurimento e concorsuali. Le prime chiuse da oltre dieci anni, le seconde comprendenti i vincitori degli ultimi concorsi. In attesa del nuovo concorso nazionale, programmato – sembra – per l’autunno, non ci sono insegnanti opportunamente “titolati” da poter essere assunti di ruolo.

Il Ministero dell’Istruzione ha provato a tamponare la situazione con una call veloce. Ai futuri insegnanti è stata offerta la possibilità di essere assunti di ruolo, purché in una provincia a scelta fuori dalla propria regione. Peccato che l’iniziativa abbia riscosso scarso successo – secondo il Corriere della Sera, si parlerebbe, addirittura, di “poche centinaia” di adesioni. Può darsi che il flop della procedura debba attribuirsi, del tutto o almeno in parte, all’obbligo collaterale di rimanere nella sede assegnata per cinque anni.
Le criticità maggiori si riscontrano al Nord, dove il Sole 24 Ore preventiva 20mila posti destinati a rimanere vacanti, e a essere occupati da supplenti. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha parlato di “fiasco assoluto“, definendo “risibile” il numero degli insegnanti che hanno accettato di trasferirsi in Lombardia. Forse perché alla luce di uno stipendio insufficiente (o quasi), se rapportato al costo della vita nella città.

In mancanza di meccanismi di stabilizzazione, il 2020-2021 si preannuncia, ancora una volta, e in maniera inedita, come un anno scolastico all’insegna del precariato. Un precariato che assume contorni minacciosi, se si dà retta alle stime secondo cui le supplenze necessarie arriveranno a essere 250mila.

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