CEO: le migliori università per diventarlo

Lorenzo Tosi

Preply – la piattaforma mondiale di apprendimento delle lingue che mette in contatto insegnanti con studenti da tutto il mondo – ha analizzato le figure di 1000 CEO partendo dalla lista Forbes Global delle più imponenti aziende internazionali; li ha poi confrontati attraverso parametri quali Università frequentata e tipologie di laurea.

I migliori atenei per formare CEO

Mediante la combinazione di CEO che hanno frequentato l’Università con il World University Ranking, Preply ha stilato una graduatoria mondiale degli atenei in grado di fornire maggiori strumenti per diventare CEO. I primi posti in classifica sono i seguenti:

  1. Harvard
  2. Ecole Centrale de Paris
  3. Università della Pennsylvania
  4. Stanford University
  5. Università della California.

Preply, inoltre, sottolinea come delle prime 30 Università in classifica, 22 siano situate negli Stati Uniti.

Le opportunità in Italia

La Sapienza“, la Bocconi e l’Università di Firenze si collocano ai primi posti in Italia come migliori Università italiane per diventare CEO, seguite poi dal Politecnico di Milano e dal College des Ingénieurs di Torino.

Le materie più studiate

Stando ai dati riportati da Preply, le tre materie più studiate sono economia (11.6%), gestione delle imprese (7.6%) e ingegneria (5.3%). Il 4.1% ha intrapreso studi in giurisprudenza, mentre il 3.3% in finanza. Nella graduatoria pubblicata da Forbes, inoltre, emerge che il 34.6% dei CEO più famosi al mondo ha conseguito un master o un dottorato.

Minoranza femminile tra i CEO

La lista di Forbes, però, mette in luce un altro aspetto critico: solo il 4.7% dei 1000 CEO più rilevanti a livello mondiale è di sesso femminile. Anche le analisi della Cnbc – il più importante canale americano di notizie di stampo economico – confermano questa tendenza: solo il 4.6% delle donne gestiscono le più importanti imprese al mondo.

Negli USA le donne CEO sono solamente l’8.2% delle aziende più rilevanti del mercato. Al secondo posto si posiziona il Regno Unito, con l’11.6%, a seguire la Cina con il 5.8%.

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