Consiglio europeo: cosa hanno deciso i capi di Stato

Manlio Adone Pistolesi

Durante il Consiglio europeo del 23 aprile i capi di Stato europei hanno discusso di aiuti comunitari. Due priorità hanno dettato la linea: la necessità e l’urgenza di interventi economici. Già da tempo si conoscono tre strumenti a sostegno della crisi: MES, SURE, BEI, ma l’attenzione di tutti era orientata al Recovery Fund (RF). 

La Commissione ha tempo fino al 13 maggio per delineare una proposta precisa. Fino ad allora possiamo chiederci quale sia il compito del Recovery Fund e cosa possiamo aspettarci.

Recovery Fund, le incertezze del nuovo

Appena concluso il Consiglio europeo il Presidente Conte ha annunciato di aver ottenuto un risultato “impensabile fino ad adesso”. Il Recovery Fund viene promosso come la soluzione dei problemi italiani e non. Questo potenziale strumento, necessario per l’assistenza e la ripresa dei Paesi, è stato al centro della discussione di un webinar tenuto da Eunews. Ospiti del direttore Lorenzo Robustelli sono stati Francesca Basso, Lorenzo Consoli e Angela Mauro. 

Consoli, di Askanews, ha approfondito la questione legata al RF. La Commissione sta lavorando alla creazione del mezzo finanziaro, ma al momento sono disponibili solo bozze di sintesi. Sull’ammontare dei miliardi totali vi è molta incertezza. Un primo budget di 320 miliardi proviene dal Recovery Instrument, finanziato emettendo debito comune. Una metà andrebbe in prestito agli Stati, con tassi bassissimi e scadenze lunghe. La seconda parte dovrà essere investita in programmi comunitari da rimborsare e finanziati con tasse europee (Carbon Tax). Ulteriore liquidità deriverà dalla Capacità di bilancio dell’Eurozona: 200 miliardi di euro a fondo perduto.

La potenza di fuoco complessiva non trova risposte certe, si potrebbero raggiungere i 1500 miliardi di euro. La Germania ha assunto il ruolo di moderatore tra i Paesi del Nord e quelli del Sud. La posizione tedesca verte sulla possibilità di aiutare i Paesi colpiti, senza però attuare trasferimenti diretti –mutualizzando il debito – e passare invece attraverso il Bilancio comunitario. In febbraio le trattative per il Bilancio del 2021-2027 avevano raggiunto un punto morto. Si doveva trovare un modo per sostituire i finanziamenti dal Regno Unito e ora sembra che i Paesi abbiano deciso per l’aumento percentuale. Così facendo si potrà intervenire senza gravare ulteriormente sulla Banca Centrale Europea (BCE). La BCE ha già promesso di acquistare 750 miliardi di euro in titoli di Stato e ha aumentato il bacino del Quantitative Easing.

Le tempistiche e gli altri strumenti del Consiglio europeo

Conte ha affermato quanto l’idea di urgenza sia stata condivisa da tutto il Consiglio europeo. Ma per il RF, al momento, non si conoscono che le aspettative italiane. Il Governo spera che parte degli investimenti vengano attivati già da questa estate, mentre i restanti dal prossimo gennaio, insieme al Bilancio settennale. 

Dai primi di giugno verranno divisi, se approvati dai singoli Stati, 540 miliardi di euro. Il fondo SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) prevede 100 miliardi contro la disoccupazione. La BEI (Banca europea per gli investimenti) andrà in sostegno delle imprese con 200 miliardi. Il MES (Meccanismo europeo di stabilità) detiene un bacino di 240 miliardi, di cui 36 andrebbero all’Italia.

Entro giugno si conosceranno le condizioni nell’utilizzo del MES. Al momento ci sono molti interrogativi: durata del prestito; tassi; condizioni. La Francia vorrebbe impiegare il MES per sostenere anche le imprese, mentre l’Olanda vuole limitarlo all’emergenza sanitaria.

Il sondaggio di UN

La pagina Instagram di University Network ha lanciato ieri un sondaggio: “Sei soddisfatto/a degli aiuti europei?”. La community ha dato una risposta netta. Circa il 69% mostra la propria delusione per la solidarietà europea, contro il 31% che si definisce soddisfatto.

Nel motivare la loro risposta negativa molti denunciano l’insufficienza di tali interventi. Altri ancora manifestano delle perplessità sul MES e sulle sue condizioni di utilizzo.

Sul versante dei soddisfatti invece si accusa l’Italia per i continui tagli alla sanità. Difatti il Paese nel 1970 poteva contare su 10,6 letti per mille abitanti. Prima del virus il computo ogni mille abitanti si fermava a 3,4. La Germania per esempio ne contava 8,3 e la media dell’Eurozona era 6,2. Altri utenti accusano la burocrazia italiana.

Non possiamo che attendere il piano della Commissione e le decisioni future del Consiglio europeo.

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