La convenzione tra la Statale e il PRAP: intervista al professor Simonetta

Davide Maggioni

Dal 2015 una convenzione lega la Statale di Milano al PRAP (Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria); secondo questa l’ente universitario si impegna a garantire alle persone incarcerate il diritto allo studio universitario, per migliorarne le condizioni di vita e favorire il reinserimento nella società. I detenuti delle carceri di Bollate, Opera e San Vittore, seguono cicli di dieci lezioni, svolte settimanalmente nella modalità di incontri in presenza. I reclusi devono solamente pagare il bollo regionale di 156 euro per poter accedere all’offerta formativa.

All’interno di questo progetto il responsabile del servizio tutor è il professor Simonetta, che ha risposto ad alcune nostre domande.

Qual è il motivo di questa convenzione tra Statale e PRAP?

“Va detto che una delle finalità del sistema penitenziario è il reinserimento sociale tanto che questo principio è contenuto nella nostra costituzione: le pene sono volte alla rieducazione e al reinserimento del reo.

È chiaro che le attività universitarie sono solo alcune di quelle che cercano di dare traduzione concreta a questo aspetto costituzionale”.

Quanto la pandemia ha inciso nel progetto?

“La pandemia ha peggiorato la vita di tutti noi, fuori o dentro e chiaramente per chi è recluso l’ha peggiorata di più: sul piano medico sanitario è più difficile il distanziamento sociale in un luogo di restrizione per ovvie ragioni.

Per quanto riguarda il nostro progetto, poi, l’impatto della pandemia è stato negativo nella misura in cui ha interrotto del tutto o comunque ridotto di molto i contatti tra i nostri studenti detenuti e tutto il sistema universitario. Questa mancanza riallontana la società civile da quei detenuti che attraverso il percorso universitario le si erano riavvicinati in qualche misura, iniziando un percorso di reinserimento”.

Partendo anche dai risultati della sua relazione, il conseguimento di una laurea quanto incide alla fine del periodo di detenzione?

“Va detto che in questo caso parliamo di numeri molto piccoli: il numero di persone che hanno terminato gli studi è molto piccolo e abbiamo circa una decina di persone che si sono laureate con la Statale. Purtroppo, la maggior parte di queste persone si sono laureate, ma non sono uscite e quindi sono dottori all’interno del carcere. Al momento abbiamo solo due casi che mi permettono di rispondere alla domanda. Uno di questi allievi, una volta uscito come dottore in giurisprudenza, ha avuto opportunità lavorative che non avrebbe avuto senza quel titolo”.

Qual è il rapporto che si viene a creare all’interno della classe mista? Come interagiscono gli studenti esterni con i carcerati?

“Le classi in genere prevedono l’ingresso di un numero compreso tra 18 e 25 studenti esterni. Il corso dura circa tre mesi, ci sediamo ogni settimana in uno spazio comune in cerchio e la lezione inizia con il giro dei nomi. All’inizio ci sono due semicerchi ben divisi, ma già dalla terza o quarta settimana i semicerchi non esistono più. Non si distinguono studenti e detenuti, vengono meno i pregiudizi (siano essi positivi o negativi) e agli occhi di chi entra in aula sono tutti studenti e esseri umani. Questo contribuisce molto alla formazione degli studenti esterni. Infatti i partecipanti a questo progetto ci dicono che è stata l’esperienza formativa e una delle esperienze di vita più ricche mai fatte”.

Come si vedono i detenuti durante il percorso di studi? Ripensano alla loro persona?

“Quello che cambia soprattutto è il modo in cui queste persone guardano a sé stesse. Colpisce il modo in cui queste persone, dopo i primi mesi da studenti, si vedano in modo diverso. Infatti durante le attività comuni si considerano studenti universitari e non più solamente detenuti. Quando sono negli spazi adibiti, si sentono in Università e discutono e si confrontato coi loro compagni venuti dall’esterno; in quel momento sono studenti. Quando usciranno non saranno solamente degli ex galeotti, ma saranno dei dottori in storia, per esempio, o degli studenti e credo che questo conti”.