Coronavirus e Università, ecco come si ripartirà

Elisa Belussi

Le Università rimarranno chiuse al pubblico, almeno per la maggior parte dei casi, fino al termine della sessione estiva.

Lezioni, esami e sedute di laurea si svolgeranno da remoto fino alla sessione di settembre.

Il nuovo Anno Accademico rappresenta un grande punto di domanda, e nessuno sa con certezza se si ritornerà in aula o si continuerà ad assistere alle lezioni virtualmente, come è stato fatto negli ultimi mesi.

I primi a riaprire

Con l’inizio della Fase 2, alcuni atenei hanno annunciato di voler aprire i laboratori, per metterli a disposizione del personale docente.

Sono già stati riaperti a Parma, L’Aquila, all’Università degli Studi dell’Insubria e in alcuni atenei siciliani.

Per quanto riguarda lo svolgersi di esami e sedute di laurea, per il Ministro Manfredi potrebbero tornare in presenza a luglio. In molti hanno però comunicato che si svolgeranno digitalmente, almeno fino alla fine della sessione estiva.

Alcune eccezioni sono rappresentate da La Sapienza, che propone lo svolgimento degli esami in presenza a piccoli gruppi da inizio luglio, o ancora l’Università di Palermo, che vuole ricominciare, dal primo giugno, con gli esami scritti in sede.

I fondi per le Università stanziati del Decreto rilancio

Ammontano a 1,4 miliardi i fondi per la ripresa dell’Università e della ricerca, previsti nel Decreto rilancio.

Sono previsti 5600 posti da ricercatore, 4000 in più rispetto al precedente decreto. Meno tasse e più borse di studio, oltre a investimenti su un programma di ricerca nazionale.

40 milioni in più per le borse di studio destinate agli universitari meritevoli, a cui potranno aggiungersi finanziamenti aggiuntivi per sostenere chi ha una dichiarazione Isee sopra i requisiti richiesti.

I richiedenti dovranno dimostrare di aver subito un danneggiamento provocato dalla crisi economica causata dall’epidemia.

Per il sistema di Alta formazione artistica e musicale (Afam) sono previsti 70 milioni di euro. Inoltre, si stanzieranno dei fondi per migliorare l’accesso a banche dati e piattaforme adatte alla ricerca e didattica a distanza.

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