L’Erasmus ai tempi del Coronavirus

Greta Coppola

Questo articolo è in collaborazione con Elia Lo Piccolo.

Sono molti gli studenti provenienti da Università italiane che hanno deciso di andare a studiare all’estero per uno o due semestri. La pandemia può risultare un vero ostacolo che non fa godere appieno questa indimenticabile esperienza che è l’Erasmus. Le testimonianze di Enrico e di Roberta ci fanno capire che spesso i piani nella nostra vita non vanno per il verso giusto e che, nonostante questo periodo, è indispensabile rimanere positivi con la speranza di recuperare il tempo perso quanto prima possibile.

La testimonianza spagnola

Enrico è un ragazzo come tanti. Sogna un futuro prospero e quest’anno ha deciso di partire per l’Erasmus.
Attualmente si trova ad Almería una cittadina che in primavera, sotto il sole, dà il meglio di sé. A Brescia i pensieri dei familiari sono rivolti a lui.

“Devo ammettere che all’inizio ero molto preoccupato. In Spagna fino a mercoledì 10 Marzo è stato tutto tranquillo. Sentivo parlare dei primi contagi a Madrid, ero a conoscenza della situazione in Italia. Eppure qui nessuno si era ancora sbrigato a prendere provvedimenti“. Colto di sorpresa Enrico racconta come l’Università di Brescia, tramite una email, l’avesse invitato a prenotare un biglietto di sola andata per un ritorno a casa. Dopo qualche giorno di ritardo anche l’Università spagnola fa sapere che sarebbe rimasta chiusa. Rassicurato e fiducioso, decide di continuare con la sua esperienza spagnola. “Lo Stato spagnolo prende in mano la situazione. Ora mi sento tutelato, decido di continuare col progetto Erasmus”.

Un Erasmus diverso dal solito

“Siamo pieni di esami in questi giorni. In pratica sono sui libri dalla mattina alla sera e sto studiando ingegneria dell’automazione industriale. In Spagna, a differenza dell’Italia, oltre alla prova finale dobbiamo consegnare molte relazioni”. Studiare durante questo momento delicato e sostenere gli esami online risulta molto difficile. Anche in Spagna la didattica a distanza è stata l’arma migliore per stare al passo con le lezioni. Eppure essere in Erasmus ai tempi del Coronavirus non è una delle esperienze più belle. Oltre ad aumentare alcune differenze sociali, studiare online fa capire come tutti noi siamo sulla stessa barca. “Alcuni sono rimasti come me, altri son partiti. Altri ancora potrebbero vedersi negata la possibilità di partire a settembre”.

La testimonianza francese

Roberta, laureanda all’Università Statale di Lecce, fa parte di quegli studenti che hanno invece deciso di tornare in patria, lasciandosi alle spalle il programma Erasmus+. Roberta studiava ad Angers, una piccola ma vivace cittadina universitaria vicino Parigi, dove stava svolgendo il secondo semestre dell’ultimo anno di Psicologia. Lei, come molti, ha deciso di tornare in Italia e non si sentiva sicura. “Dov’ero io, quando già nel nostro Paese eravamo tutti in quarantena, c’erano persone che uscivano a fare festa come nulla fosse, nessuno si preoccupava realmente“. Le Università francesi erano ancora aperte e, nonostante quello che stava accadendo in Italia, non si sentiva per nulla tranquilla. “Tornare mi è sembrata l’opzione migliore, anche se significava rinunciare al mio Erasmus”.

Il rischio di contrarre il virus

Seppure con una situazione simile, Roberta ha deciso di proteggere se stessa e chi le stava intorno. “Avevo la mia mascherina e in Francia, comunque, era ancora consentito spostarsi e gli aeroporti fortunatamente avevano adottato tutte le misure di sicurezza”. La situazione francese ha incominciato a peggiorare una volta rientrata in Italia. “In Francia è iniziata la quarantena solo quando sono tornata in Italia. Una volta arrivata a casa io stessa mi sono auto-isolata per due settimane“.

Stiamo distanti oggi, per abbracciarci con più calore domani

Così come il Presidente Conte diceva, la fase 2 è un altro step fondamentale per la salute degli italiani. Eppure il sogno di molti ragazzi, spesso anche ottenuto con sudore e sacrifici, è andato pressoché in fumo per colpa della pandemia. L’Erasmus è una borsa di studio e niente e nessuno ha il diritto di portarlo via. Parrebbe così ingiusto per chi ha deciso di tornare, ma anche chi ha deciso di rimanere, non poter usufruire a pieno del proprio programma Erasmus e non poter neanche recuperare il tempo perso in un secondo momento. 

Il programma Erasmus+ esiste ormai da 33 anni, abbastanza per creare delle leggi che salvaguardino al 100% gli studenti che vi prendono parte. Molti, infatti, si sono sentiti abbandonati e dimenticati, spesso anche dalle proprie università d’origine.

Se noi studenti siamo davvero il futuro, non dimenticatevi di noi.

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