Coronavirus: l’OMS dichiara la pandemia

Veronica Toppi

Pandemia deriva dal greco pan-demos, letteralmente “tutto il popolo”, e fa riferimento ad un’epidemia che si espande rapidamente a livello mondiale. Lasciato il focolaio, il COVID-19 viaggia ormai in modo autonomo e pericoloso.

È il direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus a dichiarare in conferenza stampa a Ginevra lo stato di prima pandemia causata da un coronavirus. Il direttore stesso ha aspettato fino all’ultimo, conscio degli effetti psicologici che un’affermazione del genere avrebbe potuto avere.
Ora più che mai la rapidità del contagio segnala un’urgente necessità di riorganizzazione degli ospedali. Sarà anche necessario incentivare l’acquisto e la distribuzione dei medicinali e degli strumenti di protezione.

Emergenza mondiale

Per quanto emerga una preoccupazione mondiale, il direttore tiene a ribadire che:

Descrivere la situazione come pandemica non cambia quello che stiamo facendo e quello che i Paesi dovrebbero fare“.

Si sollecita dunque all’adozione di misure restrittive e aggressive, prendendo esempio dall’Italia. Dopo due settimane di visite e ispezioni nel nostro Paese si è confermata, infatti, la validità delle misure volte a contrastare il virus. L’OMS ribadisce che i provvedimenti italiani serviranno da lezione per affrontare il problema negli altri Paesi europei, non mettendoli però a confronto con il piano severo della Cina, in quanto regime autoritario.

Vengono richiamati all’attenzione tutti quei paesi “in ritardo” e in particolare gli Stati Uniti, troppo superficiali in merito. Proprio Trump ha considerato fino a ieri il coronavirus un ceppo “meno grave dell’influenza”.

Il primo intervento serio risale solo a stamattina con l’annuncio della sospensione di tutti i voli dall’Europa. L’intervento dell’OMS mira a far valere la propria voce anche nei confronti dei governi “inadempienti”, sottolineando con il termine “pandemia” una grave emergenza sanitaria di carattere mondiale.

Da epidemia a pandemia

Il dato che ha portato alla dichiarazione di Ghebreyesus riguarda il numero di contagiati attuale a livello mondiale e i paesi colpiti. Ad oggi sono stati registrati più di 118mila casi in 114 paesi e oltre 4mila decessi. Dati che hanno determinato il passaggio da epidemia a pandemia. Secondo i Centri statunitensi per la prevenzione, il COVID-19 presentava già due validi criteri per assumere questa definizione: si diffonde tra le persone e può essere mortale. Il terzo criterio teneva conto della scala mondiale, ad oggi pienamente confermato.

Il Covid-19 è la seconda pandemia dichiarata di questo secolo. Non succedeva dal 2009 con la comparsa dell’influenza A/H1N1 (la cosiddetta “suina”), che provocò circa 600.000 morti. Ben diversa invece dalla Spagnola del 1918 e l’Asiatica del 1957, tempi in cui il contagio era molto più lento e le misure sanitarie per nulla adeguate.

La dichiarazione di pandemia implica che ogni Paese metta a punto un Piano pandemico da aggiornare costantemente, secondo le direttive dell’OMS, mantenendo informati i cittadini.

Il messaggio finale di Ghebreyesus è un inno alla collaborazione e a non demordere: “Non siamo alla mercè del virus […] Tutti noi possiamo influenzare le traiettorie dell’epidemia. La regola del gioco è mai darsi per vinti.”

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