Cosa mi offre la mia laurea? Il mondo del lavoro per ogni facoltà

Tea Maistro

“Studia! Ti serve un titolo di studio”
“Impegnati nello studio, sarai ripagato in futuro!”       
“Senza una laurea al giorno d’oggi non si va da nessuna parte”
Quante volte noi studenti abbiamo sentito pronunciare una di queste frasi dai nostri genitori o parenti? Ma sarà vero che un titolo di studio ci agevolerà nel mondo del lavoro? E quanti di noi troveranno effettivamente il lavoro per cui hanno studiato?

Il caso italiano

Consideriamo alcune indagini realizzate da AlmaLaurea nel 2018 che analizzano il profilo dei laureati di 75 università italiane. Come primo elemento emerge un aumento delle immatricolazioni a partire dall’ A.A. 2014/2015, un tendenziale spostamento degli studenti nati nel sud Italia verso le università del nord e un forte impatto della condizione socio-economica della famiglia d’origine sulla capacità dello studente di portare a termine il percorso di studi: la maggior parte dei laureati proviene infatti da famiglie economicamente agiate.
In generale si conferma elevata la soddisfazione per l’esperienza universitaria conclusa.

Quale corso di laurea scegliere?

Ma esistono corsi di laurea che siano più soddisfacenti di altri dal punto di vista occupazionale? Alcune facoltà permettono una migliore carriera lavorativa?

Rispetto al 2014 e al 2015 sono aumentati il tasso di occupazione e la retribuzione dei giovani laureati.
A cinque anni dalla laurea in media l’88,6% dei neo-laureati ha un impiego, anche se vanno fatte alcune considerazioni: gli ingegneri detengono il primato del tasso di occupazione, superiore al 93% mentre gli impiegati nel settore giuridico sono pari soltanto al 75,2%.
Lo stipendio è mediamente pari a €1.169 netti per un laureato di primo livello, tuttavia esiste un gap non indifferente tra le diverse professioni: si spazia dall’ingegnere che guadagna €1762 al mese allo psicologo che ne guadagna soltanto €1090.

Alcune variabili di cui tener conto nella scelta

Ma scaviamo ancora più a fondo, visualizzando il mondo lavorativo secondo le opportunità che offre ciascuna classe di laurea:

  • possibilità di carriera: sono gli studi economico-statistici e chimico-farmaceutici, architettura, ingegneria e gli studi politico-sociali a offrirne in maggior quantità ai suoi studenti
  • possibilità di guadagno: a goderne sono principalmente gli studi economico-statistici e giuridici, oltre a educazione fisica e ingegneria
  • stabilità: sono soprattutto i medici e gli impiegati nel settore chimico-farmaceutico ad averne. Ottima posizione anche per educazione fisica
  • prestigio derivante dal lavoro: la posizione di maggior prestigio è detenuta dall’esperto in difesa e sicurezza, seguito dal medico e dall’impiegato nel settore giuridico

Tuttavia ci sono due aspetti che risultano fondamentali per uno studente universitario:

  • la coerenza del lavoro svolto con il titolo di studio conseguito
  • la possibilità di usare al meglio le proprie conoscenze

Entrambi questi aspetti sono particolarmente evidenti per coloro che hanno un’occupazione nell’ambito letterario, in quello medico, architettonico e dell’insegnamento. Per gli impiegati nel settore geo-biologico e psicologico risulta rilevante soltanto il secondo.

Pur non detenendo alcun primato in nessuna delle categorie sopra citate, altre facoltà non menzionate si caratterizzano per diversi aspetti. Fra queste:

Possibili opzioni tra pregi e difetti

  • agraria: ottima acquisizione di professionalità, buona coerenza con gli studi e utilità sociale del lavoro, elevata autonomia
  • psicologia: eccellente acquisizione di professionalità e coinvolgimento nei processi decisionali in ambito lavorativo. Tuttavia risultano scarse le possibilità di contatto con l’estero
  • ambito scientifico: tra i peggiori per tre caratteristiche: progressione di carriera, possibilità di guadagno, utilità sociale del lavoro. Buona coerenza con gli studi effettuati. Gran parte delle mansioni viene svolta mediante telelavoro.
  • settore linguistico: buone opportunità per la stabilità lavorativa ma poco prestigio e scarso coinvolgimento nei processi decisionali.

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