Didattica a distanza: De Luca e Fontana la reintroducono

Davide Maggioni

Il Governatore della Campania De Luca il 15 ottobre ha emesso un’ordinanza per fronteggiare l’emergenza che riguarda anche l’Università; nel dettaglio, si dispone la chiusura degli atenei fino a fine mese per verifiche e attività didattiche in presenza, eccezion fatta per le matricole. Inoltre, il giorno dopo, anche la Lombardia, tramite un’ordinanza firmata dal Governatore Fontana, si è mossa in questa direzione. Si tratta, quindi, di un ritorno alla didattica a distanza per gli atenei di queste regioni.

Le disposizioni

Nel mese di ottobre in Italia si è registrato, secondo i dati comunicati, un sensibile incremento dei positivi al Covid-19; questo rapido aumento ha portato prima il Governo a varare un nuovo DPCM con misure restrittive, il 14 e successivamente alcune regioni si sono mosse in maniera autonoma. I Governatori De Luca e Fontana hanno infatti messo in atto diverse disposizioni; i due hanno attuato una linea parallela per quanto riguarda l’istruzione universitaria. De Luca ha disposto, mentre Fontana invitato, ad attuare la DaD (didattica a distanza) sia per i corsi che per gli esami.

La didattica a distanza

Il sistema della didattica a distanza è stato introdotto in maniera massiccia da tutte le Università italiane per far fronte al lockdown. Esso consiste nel seguire le lezioni dei corsi attraverso il sistema operativo prefissato dalla singola Università.

Le criticità

Durante la prima fase, che è stata attivata in un momento di piena emergenza per garantire il proseguo delle lezioni, sono stati riscontrati dei problemi nella didattica a distanza: in primo luogo si è avuto il crollo dei server delle varie Università, non adatti a supportare il nuovo carico di dati. Inoltre, vi sono state difficoltà in alcune aree del Paese per l’accesso alla rete, che rendeva particolarmente arduo la partecipazione ai corsi, soprattutto in diretta; infine, anche tutte quelle facoltà e discipline didattiche che richiedono necessaria un’attività pratica (impossibile da effettuare a distanza) hanno affrontato diversi ostacoli.

Didattica mista come soluzione

Per ovviare a queste criticità, alla ripresa del nuovo anno accademico a settembre alcuni atenei si sono adoperati per adottare una forma di didattica mista. Questa spetterebbe al singolo studente che può decidere se recarsi in Università o affrontare il percorso formativo online. Fino ad oggi questa strategia ha permesso, soprattutto alle matricole, di beneficiare di lezioni in presenza e di godere a pieno del clima universitario.
Con la reintroduzione della DaD, le lezioni in presenza diventano “solamente un ricordo” e in parte anche la didattica ne risente. Per ovvi motivi non è il medesimo apprendimento assistere a una spiegazione in aula che dietro ad uno schermo. Basti solo pensare al cosiddetto “fascino del docente”, la capacità di un professore di ammaliare con le sue parole e il suo carisma il proprio pubblico. La mancanza di questo aspetto potrebbe portare anche a un minor interesse da parte degli studenti universitari nel seguire le lezioni.

Le relazioni umane

La vita universitaria non è fatta di solo lezioni e studio, ma comprende anche un aspetto prettamente umano. L’interazione sociale, da un certo punto di vista, rappresenta forse la parte più intrigante e importante dell’esperienza universitaria. Per farne un esempio, si pensi al fatto che molte delle relazioni e delle amicizie strette durante questi anni potrebbero durare tutta la vita.  La mancata possibilità, dunque, di recarsi in Università rappresenta anche un “venir meno della creazione di potenziali relazioni sociali con cui crescere umanamente“. Sono, infatti, questi anni di formazione didattica tanto quanto di crescita personale nella formazione della propria personalità a stretto contatto con gli altri.

Per tale ragione, sui canali social di alcune Università erano stati condotti alcuni sondaggi sulla prima esperienza di DaD durante il lockdown; una buona fetta dei rispondenti aveva espresso un rammarico profondo per l’aspetto sociale. Oggi, in molti probabilmente sarebbero disposti a sacrificare una parte di didattica per la propria sicurezza, ma alcuni lamenterebbero il venir meno della propria vita sociale universitaria.

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