Campania senza studenti nel 2041: la desertificazione Universitaria

Giorgia Fontana

Attraverso lo studio di due ricercatori dell’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), Massimo Armenise e Federico Benassi, è stato possibile delineare il trend che seguirà la popolazione universitaria in Italia nei prossimi vent’anni.

Incrociando l’andamento demografico con i dati delle università statali del 2020, l’analisi dimostra che nel 2041 alcune di esse subiranno una desertificazione, restando quindi senza studenti: tra queste, spiccano le Università della Campania.

Al primo posto l’Università del Sannio, al quinto l’Università di Salerno, ottava l’Università Vanvitelli, decima l’Università Orientale, e quattordicesima la Federico II. Ecco la classifica delle Università che per prime subiranno il calo di immatricolazioni: le prime posizioni sono quasi esclusivamente occupate dalle Università del Sud.

I laureati in Italia

Con il 19,6%, l’Italia detiene la percentuale più bassa di studenti laureati di tutta Europa: il tasso medio europeo infatti si aggira intorno al 33,2%.

È facile comprendere che l’esiguo numero di studenti universitari è un problema più che attuale. Le Università italiane non sono in grado di attirare abbastanza studenti stranieri, ne tantomeno contenere l’inarrestabile fuga di cervelli che da anni coinvolge i giovani di tutta Italia. Sempre più studenti italiani infatti si iscrivono ad Università estere e i tassi di immatricolazione alle Università italiane sono in continua decrescita.

La desertificazione del Mezzogiorno 

Uno dei dati più preoccupanti è l’esponenziale calo demografico che coinvolgerà la popolazione italiana nei prossimi anni, e in particolare la fetta più giovane. Secondo l’indagine ISTAT Il Futuro Demografico del Paese, nel 2050 i giovani tra i 19 e i 25 saranno in rapporto di 1 a 3 rispetto agli anziani; la causa è l’inarrestabile calo di nascite previsto fino al 2065.

Si stima che la diminuzione di abitanti sarà maggiore nel Meridione che al Nord. Ciò è dovuto ai continui flussi migratori che coinvolgono universitari, lavoratori e famiglie di tutto il Mezzogiorno. Si stima che negli ultimi dieci anni, infatti, più di un milione di persone ha scelto di spostarsi dal Sud al Nord. Di questi, quasi il 30% è costituito da abitanti della Campania: ben 31.500 sono solo gli studenti che hanno scelto di migrare per frequentare le Università del Settentrione. 

Nel 2021 la popolazione universitaria degli atenei centro-settentrionali era costituita in buona parte da studenti provenienti dal Mezzogiorno:

  • 9,8% nelle Università del Nord-Ovest;
  • 10,6% nelle Università del Nord-Est;
  • 19,9% nelle Università del Centro.

I numeri delle Università campane

A differenza delle Università settentrionali, le Università della Campania e in generale gli atenei meridionali non sono abbastanza attraenti per gli universitari. 

Innanzitutto, il tasso di studenti stranieri è estremamente basso: solo l’1,3% degli iscritti ad un’ateneo campano è straniero. Una percentuale proporzionalmente bassa, se si considera la media nazionale del 5,6% o quella lombarda del 8,3%. Le Università della Campania non appaiono oggetto di interesse nemmeno per gli studenti delle altre regioni. In media, coloro che seguono un corso di studi negli atenei della Regione, risiedono circa a 40 chilometri dalla sede universitaria.

Il perché della desertificazione nelle Università della Campania 

I servizi carenti e la disorganizzazione rappresentano un enorme scoglio per le Università campane. 

Secondo il Corriere della Sera, se nelle Università della Toscana viene impiegato un professore ogni quattordici studenti, in Campania un docente deve soddisfare le necessità di ben trenta studenti

Per la testata milanese non vi sono abbastanza residenze per studenti, le biblioteche hanno orari limitati e le infrastrutture sono carenti e tecnologicamente arretrate. I servizi di trasporto sono pochi e secondo i dati i più lenti d’Italia. 

La mancanza di adatte strutture universitarie, di un’offerta formativa organizzata e del supporto di servizi urbani efficienti impedisce quindi alle Università della Campania di aumentare il numero dei propri iscritti e di tenere il passo degli atenei settentrionali. Perché la desertificazione prevista non si verifichi, quindi, è necessario un cambiamento di rotta nella gestione delle infrastrutture e degli investimenti. 

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