Donne: ancora poche scienziate e ingegnere

Martina Pastori

Nel lontano 1923, la riforma Gentile ripartì le materie di studio in scientifiche e umanistiche. Oggi, quasi cent’anni dopo, la divisione è ancora più semplice: rispettivamente, materie per uomini, e materie per donne. Al punto che la principale differenza tra alcune facoltà è proprio quella di genere.

L’analisi di AlmaLaurea

A sancire la disomogeneità nella composizione tra uomini e donne dei vari corsi di laurea italiani è il rapporto 2020 di AlmaLaurea, basato su oltre 290mila laureati del 2019 in 75 atenei.
L’analisi dimostra come, nel loro percorso formativo, e in quasi tutte le facoltà, le donne registrino risultati più brillanti rispetto agli uomini. E non solo in termini di regolarità degli studi, ma anche di voti, con una valutazione di laurea media di 103, 4 su 100 (contro il 101,3 maschile).
Eppure, le tradizionali differenze di genere fanno sì che le donne risultino una considerevole minoranza nei gruppi scientifico (26,7%) e ingegneria (26,4%), nei percorsi sia triennali che magistrali. Peccato che, quando si parla di facoltà come matematica, scienze, informatica e fisica, il problema si faccia ancora più consistente. Il motivo? Da qui al 2025, i posti di lavoro vacanti, per i laureati in queste discipline, saranno 2,3 milioni.

Il divario occupazionale e retributivo

La lettura dei dati conferma, relativamente al mercato del lavoro, un differenziale a favore degli uomini, che permane anche quando le donne intraprendono percorsi che offrono maggiori possibilità di occupazione. Il gap si fa ancora più consistente, com’è forse tristemente ovvio, in presenza di figli.
Passiamo in rassegna qualche dato concreto: per le donne che scelgono l’ambito economico-statistico o scientifico, il tasso di occupazione è pari all’87%, mentre sale al 91% per gli uomini. Idem per quanto riguarda gli ingegneri: solo il 74% delle occupate, contro il 77% degli occupati, può contare su un contratto a tempo indeterminato, e su una retribuzione media di 1.611 euro – contro 1.767. Tant’è che anche la parola ingegnera, a scriverla e a sentirla dire, fa quasi impressione.
Sarebbe forse il caso, insomma, di superare preconcetti di sorta e pregiudizi di genere. Anche alla luce di quelle due milioni e passa di offerte di lavoro che potrebbero presto far gola a molti, uomini e donne.

(There is no limit to what we, as women, can accomplish, whether that’s in politics or other fields. – Michelle Obama).

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