DPCM: le Università come si comportano?

Davide Maggioni

L’ultimo DPCM, che è entrato in vigore nella giornata di oggi, ha diviso l’Italia in zone rosse, arancioni e gialle; le Università, dunque, come si comportano? Quali misure devono adottare? Va prima detto che la situazione di zone arancioni e gialle rimane assimilabile, mentre in quelle rosse le misure sono molto stringenti.

Zone gialle e zone arancioni

All’interno del testo del DPCM non è specificata alcuna norma ulteriormente restrittiva per le Regioni che sono state colorate d’arancio; queste, almeno per la sfera dell’Università, devono seguire i criteri validi per tutto il territorio nazionale.

Le nuove norme

Queste sono contenute e descritte più specificatamente nell’articolo primo, punto nono, alle lettere dalla “T” alla “V”. In questi tre commi sono approfondite le regole valide per il mondo universitario, che prevedono in primis la sospensione di ogni attività extracurriculare che non siano i tirocini. Infatti, per tali aspetti viene fatto un rimando all’allegato 18 in cui non sembra variare di gran lunga rispetto alla precedente. Rimane quindi l’obbligo di sanificare le aule, il distanziamento sociale e l’utilizzo della mascherina.
Ogni collegiale deve adoperarsi autonomamente per la valutazione e la gestione dei flussi di entrata e di uscita per evitare assembramenti negli spazi pubblici. Questo significa che ogni Istituto dovrà modulare ulteriormente gli orari delle lezioni e incentivare la didattica a distanza.

La collaborazione tra Università e il Comitato regionale

Alla lettera “U” del decreto si rende necessaria la collaborazione tra le singole Università e il comitato regionale di riferimento. Queste dovranno infatti redigere il piano delle attività in base all’evoluzione dell’epidemia. Tale cooperazione ha la sola possibilità di imporre ulteriori regole, anche più stringenti. Attualmente, infatti, “le attività formative e curricolari si svolgono a distanza. Possono svolgersi in presenza le sole attività formative e curricolari degli insegnamenti relativi al primo anno dei corsi di studio nonché quelle dei laboratori”.
L’ultimo appunto riguarda la possibilità dei singoli studenti che non intendano recarsi fisicamente presso l’Istituto. Secondo il DPCM, la didattica a distanza sarà in piena linea con lo svolgimento regolare della didattica.

In sintesi per le zone arancioni e gialle

In parole povere un’Università dovrà così comportarsi:
1. Rispettare le norme igienico-sanitarie in vigore (distanziamento sociale, obbligo della mascherina, sanificazione dei locali e frequente igienizzazione);
2. Svolgere ogni attività in DAD, eccetto per i corsi rivolti alle matricole e per i laboratori;
3. Permettere a chi non può recarsi presso l’edificio universitario il regolare svolgimento dell’attività didattica, attraverso la modalità telematica;

Zone rosse

Nelle Regioni di zona rossa l’attività universitaria è sospesa in presenza. Il proseguimento della didattica deve essere esclusivamente in via telematica. Tuttavia, i corsi per i medici in formazione specialistica, i corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie, potranno svolgersi in presenza.
Il punto “G” dell’articolo terzo del DPCM presenta anche una cosiddetta “zona grigia“. Nel dettaglio ogni singola Università, ritenendo necessaria la presenza di specifici insegnamenti, può discutere con il comitato regionale dell’attuazione di questi. I rettori universitari possono dunque prendersi la responsabilità, penale e legale, dell’apertura del proprio Istituto per determinate attività.

Comprovate esigenze di studio del DPCM

All’interno del decreto si afferma che gli spostamenti giornalieri sono vietati, se non per esigenze legate allo studio. Se rimane dunque in vigore il coprifuoco alle 22 in tutta Italia, nelle zone gialle e arancioni è possibile spostarsi per studiare.
Questa frase può voler dire “tutto e niente” dal momento che rimane certamente complicato definire quale sia una comprovata esigenza di studio. Qual è la sottile linea che intercorre fra lo studiare con gli amici e il dover svolgere un’attività di gruppo?
Il DPCM, infatti, non fornisce alcuna possibilità di rispondere a tale domanda e nemmeno le indicazioni su quale siano tali esigenze. L’intento potrebbe essere quello di permettere lo svolgimento dell’attività di ricerca in presenza a docenti, dottorandi e tesisti che abbiano la necessità di recarsi in biblioteca.
Rimane chiaro che la mancata specificazione crea un’altra zona grigia del regolamento, sfruttabile per potersi muovere al di fuori del proprio Comune e della propria provincia.

Lascia un commento