Emigrazione: continua la fuga dall’Italia

Cesare Mastrosanti

L’anno sta per finire ed è tempo di bilanci. Seppure con un miglioramento rispetto ai dati del 2021, l’emigrazione degli Italiani all’estero continua ad essere un fenomeno tanto esteso quanto grave. Le principali mete per i giovani rimangono i grandi paesi Europei. In costante aumento anche la percentuale di pensionati con le valigie in mano.

Ragioni e numeri dell’emigrazione

Che si tratti di “cervelli in fuga”, di lavoratori in cerca di condizioni migliori, o di pensionati, sembra che i problemi nel nostro paese non guardino in faccia nessuno. Dopo il calo di partenze nel biennio 2020/2021, il dato sull’emigrazione torna ad essere allarmante. Tra il 2021 ed il 2022 hanno lasciato l’Italia più di 80.000 giovani di età compresa tra i 18 e 34 anni, creando un grave squilibrio nel tessuto sociale. Solo un mese fa, perfino il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella invitava alla necessità di una seria riflessione sui ragazzi che decidono di lasciare l’Italia.

Nonostante la mancanza di analisi ufficiali sulle cause del fenomeno non è difficile immaginare le principali ragioni responsabili. Se per i giovani le problematiche sono concentrare sulla mancanza di prospettive future, ma anche sulla voglia di fare esperienze all’estero, la forte pressione fiscale costringe anche pensionati ed anziani a ripensare la propria vita.

Millennials e Generazione Z

Il principale incentivo all’emigrazione è dettato da ragioni economiche e lavorative. La maggioranza dei neo-laureati prediligono infatti paesi nord-Europei, in cui lo stipendio medio per la fascia d’età può arrivare ad essere persino il triplo rispetto all’Italia. Per cui, anche se la maggioranza delle aziende italiane non ha nulla da invidiare a quelle straniere, la differenza sta nelle condizioni e regole del mercato.

Prendiamo ad esempio il caso del contratto a tempo indeterminato. Questa tipologia di assunzione rappresenta la massima consacrazione per gran parte dei giovani italiani e delle proprie famiglie. Eppure, nella maggioranza degli altri paesi Europei, questa forma contrattuale, per come la conosciamo in Italia, non è neanche contemplata. Ciononostante, gli emigranti non vedono questa mancanza come un limite, ma come un’opportunità per poter realizzare liberamente i propri progetti senza l’impegno di un lavoro fisso.

Allo stesso tempo risulta ingiusto caricare tutta la colpa sulle spalle degli imprenditori. Lo scarso sostengo politico dedicato a giovani e imprese non fa che aggravare la situazione. Non è un caso che le regioni da cui partono più giovani (47%) rimangono quelle del Sud, in cui le possibilità sono più limitate. Anche le misure attuate per favorire il rientro dei giovani sembrano portare scarsi risultati.

L’emigrazione della terza età

Se il fenomeno della fuga dei giovani non è una novità, desta invece più curiosità l’esodo dei pensionati. Riprendendo i dati precedentemente citati, nel triennio 2019/2021 risulta un incremento del 45% di pensioni pagate all’estero. I picchi principali riguardano America Centrale, Asia e Nord-Africa in cui clima favorevole e le basse imposte fiscali fanno da traino.