Erasmus dall’altra parte del mondo stando a casa

Chiara Varricchio

L’esperienza Erasmus è per alcuni studenti una tappa obbligatoria all’interno del percorso universitario. A causa della pandemia molti studenti si sono visti negare questa possibilità, ma c’è chi ha deciso di voler affrontare questa sfida anche con le limitazioni della didattica a distanza. Giulia Luzzo e Federica Grazioli sono due studentesse dell’Università degli Studi di Torino che hanno deciso di svolgere l’Erasmus da casa: Giulia Luzzo frequenta virtualmente in Giappone, a Tokyo, Federica Grazioli invece in Australia, precisamente a Sydney. Abbiamo voluto chiedere a loro com’è vivere un’esperienza del genere a distanza.

Che corso di laurea frequenti? A che anno sei?

Federica: Attualmente frequento l’ultimo anno del corso di Laurea Magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università degli Studi di Torino.

Giulia: Frequento la Magistrale in Traduzione, studio giapponese e inglese. Sono all’ultimo anno, fuoricorso perché da marzo scorso stavo aspettando di partire per lo scambio, per me fondamentale per la tesi.

Quando hai scelto di fare domanda per l’Erasmus, come mai hai scelto Sydney/Tokyo? Quanto dura il tuo Erasmus?

Federica: L’Australia è sempre stata la mia meta ideale, la trovo una Nazione molto all’avanguardia, con una politica estera estremamente interessante a mio avviso. Per questo motivo, nel 2020 ho provato a candidarmi per la destinazione di Sydney presso l’University of Technology of Sydney. Purtroppo arrivai quarta (prendevano solo 2 studenti/studentesse), in cambio sono stata presa presso la Faculdade de Direito de São Bernardo do Campo, San Paolo in Brasile. Devo dire che è stata una delle esperienze più belle e gratificanti della mia vita: certamente dal punto di vista accademico, perché entri in contatto con una realtà scolastica e una modalità di erogazione della didattica completamente differente dal sistema educativo italiano; ma soprattutto dal punto di vista umano: entrare in contatto con una cultura, una nazione completamente differente dalla tua, ti arricchisce molto umanamente.

Successivamente, nel 2021 mi sono candidata nuovamente per l’Australia perché ero fortemente motivata nello svolgere una mobilità in Oceania. Il secondo tentativo è riuscito, avevo vinto la mobilità, tuttavia l’University of Technology of Sydney aveva notificato all’Università di Torino che non avrebbero accettato studenti stranieri fino a luglio 2021. Pertanto, la mia mobilità è iniziata, a distanza, dal 17 Febbraio e durerà fino al 27 Giugno.

Giulia: Ho scelto Tokyo perché studio giapponese da 6 anni ormai. La mia tesi sarà una traduzione di un romanzo contemporaneo di un’autrice famosa in patria. Non è mai stata tradotta in nessuna lingua occidentale e mi servivano dei documenti, paper e libri che potevo trovare solo a Tokyo. Ovviamente, tutto è andato a rotoli. Il mio Erasmus doveva durare da marzo ad agosto, con le lezioni online ho iniziato il 12 aprile e finirò intorno all’8 agosto

Mi puoi raccontare una tua giornata tipo?

Federica: La mattina mi alzo per le 8.30, faccio colazione, e per le 9.00 mi collego per lavorare: attualmente sto svolgendo una collaborazione a tempo parziale (200h) retribuita con l’Università degli studi di Torino. Il mio Ufficio è quello della Didattica e mobilità Internazionale, in particolar modo mi occupo di gestire pratiche di natura amministrativa in relazione ai programmi Overseas, Erasmus Traineeship ed Erasmus+. Il lavoro dura in genere 4 ore al giorno. Successivamente pranzo e mi metto a lavorare sulla mia tesi di laurea.

Il progetto di laurea è incentrato sull’analisi della competizione strutturale tra l’Unione Europea e la Russia nel contesto del Caucaso meridionale, in relazione, soprattutto, al conflitto del Nagorno Karabakh. Verso metà pomeriggio mi dedico allo sport: corro per circa una decina di km 5 giorni alla settimana, un toccasana e una panacea per lo spirito e la mente! La serata si conclude con la visione di film o serie tv su Netflix e qualche videochiamata con amici, anche oltreoceano! Il lunedì notte, invece, è il giorno dedicato all’esperienza di studio in Australia: le lezioni si svolgono dalle 2 alle 3 di notte. Si tratta di lezioni molto dinamiche incentrate su discussioni in relazioni a saggi che occorre leggere durante la settimana.

Giulia: Mi sveglio intorno all’1:30 di notte, caffè e biscotti, lavata alla faccia e ai denti e via davanti al pc. Alle 2 iniziano le lezioni. Intorno alle 5:30 c’è una pausa dalle lezioni, in genere faccio un “pranzo” molto leggero e prendo il secondo caffè. Dalle 6:30 ho delle lezioni “pomeridiane” e svolgo i compiti (come scrivere dei paper). Alle 10, a seconda del giorno, esco per una piccola passeggiata oppure lavoro: sono tutor universitaria. Ceno alle 13. Dopo pranzo faccio ripetizioni, finisco i compiti oppure scrivo la tesi. Alle 17.30 è il momento di mettersi il pigiama, lavarsi i denti e prendere la melatonina.

Alcune volte mi ritrovo alle 21 a guardare serie tv, ben oltre l’orario in cui dovrei dormire: in questi casi il giorno dopo rinuncio al pranzo e dormo 2-3 ore quando finiscono le lezioni della “mattina”, ovviamente se non ho altro da seguire al “pomeriggio”.

Come riesci a mantenere i contatti con gli amici in Italia? Sei riuscita a conoscere e a fare amicizia con altri studenti che si trovano a Sydney/Tokyo del tuo corso?

Federica: Purtroppo la pandemia mi ha allontanato fisicamente dalle mie amicizie: considerando che mi sono trasferita a Torino nel 2015 e che attualmente, a causa della pandemia, vivo nella casa di famiglia nelle Marche, non ho possibilità di vedere fisicamente le amicizie create a Torino o in Brasile. Per questo sfruttiamo al massimo le videochiamate!

Giulia: Amici in Italia? Molto semplice, non li incastro! Li ho visti l’ultima volta a inizio maggio semplicemente perché era festa nazionale in Giappone e ho avuto cinque giorni di vacanza dalle lezioni. Ora penso che non li rivedrò fino ad agosto, non saprei proprio quando “incastrarli”. Ho il contatto dei ragazzi in classe virtuale con me in Giappone, ma è difficile definirli amici. Ci scriviamo giusto per sapere i compiti, durante le lezioni di conversazione capita che parliamo assieme ma insomma… tutto finisce lì, ovviamente di persona sarebbe stato estremamente diverso, anche perché in Giappone ho già vari amici che mi aspettavano.

Hai riscontrato delle differenze tra la didattica a distanza italiana e quella del Paese dove stai svolgendo l’Erasmus?

Federica: Assolutamente sì. La differenza sostanziale tra Italia e Australia è che quest’ultima ha ripensato al concetto di unità di apprendimento proponendo una proposta formativa flessibile e adattabile alle caratteristiche della DAD: le lezioni durano solo 1 ora, perché impegnare alunni, docenti compresi, per tempi eccessivamente lunghi davanti a uno schermo produce effetti negativi in termini di concentrazione, capacità di apprendimento, salute. In Italia invece, lo stesso in Francia ad esempio, la DAD è una fotocopia della didattica in presenza, e questo si traduce in lunghe giornate passate davanti al PC, aumento della distrazione, mal di testa, mal di occhi, stanchezza generale, nonché decremento dell’apprendimento.

Giulia: La didattica a distanza l’ho trovata più o meno è simile a quella italiana, tranne l’orario non ci sono particolari differenze.

Se, al momento di fare domanda per l’Erasmus, avessi saputo che avresti frequentato a distanza, avresti comunque accettato? Al di là delle difficoltà, cosa ti ha fatto scoprire questa esperienza o cosa ti ha lasciato?

Federica: Sì assolutamente, avrei comunque accettato. Purtroppo la pandemia ha colpito tutti indistintamente: siamo tutti sulla stessa barca, ogni studente (certo alcuni più di altri, purtroppo) ha perso più di un anno (perché è effettivamente un anno perso), mettendo in stand-by la possibilità di compiere esperienze significative, in presenza.

Al netto di ciò, avere la possibilità di svolgere una mobilità (che ricordo per poterlo fare occorre vincere un bando interno all’Università), seppur a distanza, è sempre meglio di non fare alcuna esperienza. Certamente si può discutere ampiamente sulla validità dell’esperienza poiché la DAD ha di fatto svuotato la scuola della sua funzione più importante: quella umana. Limitare la scuola al solo aspetto didattico, di formazione, è alquanto riduttivo poiché la scuola, tutta, ha soprattutto una funzione sociale: essa è socialità, è l’incontro con l’altro, con il diverso, con il nuovo. Chiaramente tutto ciò non è percettibile attraverso uno schermo all’interno delle mura domestiche, perché la scuola è anche evasione.

A maggior ragione un’esperienza di Erasmus o di Overseas è inutile, se non deleteria svolta online. Certo, dal punto di vista accademico magari non si perde molto, ma dal punto di vista relazionale e sociale è assolutamente deleterio. Perché la mobilità all’estero è soprattutto incontro, interazione, scambio, ed è una sfida continua con te stesso perché ti costringe a metterti costantemente alla prova, a mettere in discussione il tuo punto di vista e a considerarne altri nuovi. È una sfida con sé stessi perché ti pone di fronte alla solitudine, all’incertezza, al senso di perdizione, perché inizialmente ti ritrovi solo in un paese straniero, con una cultura e un mindset diverso da quello a cui sei abituato, con set valoriali differenti, con persone che parlano una lingua diversa. Dunque, può rivelarsi un’esperienza molto dura all’inizio, ma che da grandi soddisfazioni e un profondo senso di appagamento poi.

Giulia: Se avessi saputo fosse stato a distanza non avrei mai e poi mai accettato, odio l’idea di aver fatto l’Erasmus così, mi ha rovinato la vita e me la sta rovinando tutt’ora con questi orari. Ho dovuto per forza farlo pur di seguire lezioni che mi servono da un’Università giapponese, ma è un’esperienza che mi sta lasciando parecchio traumatizzata. Ogni giorno mi sento più demotivata, ho sacrificato tutto per un paese come il Giappone perché in futuro voglio vivere e lavorare lì, ma questa loro assurda politica di chiusura verso gli studenti stranieri mi sta intristendo ogni giorno di più. Faccio fatica a stare dietro alle lezioni di livello avanzato, perché parlo giapponese solo in classe e non è minimamente paragonabile al parlare giapponese avanzato tutto il giorno e in ogni contesto, come avrei fatto invece in Giappone.

Onestamente questa esperienza mi ha solo fatto capire che nei momenti di difficoltà bisogna reagire ed adattarsi, in questo caso a ritmi e orari disumani. A parte questo, credo mi lascerà solo una grande tristezza

Hai progetti per il futuro? Ti vedi vivere a Sydney/Tokyo tra qualche anno?

Federica: Ho molti progetti e sogni per il futuro, sogni ambiziosi. Il mio sogno più grande, è quello di entrare a far parte del mondo della diplomazia italiana. Un sogno, come dicevo prima, molto ambizioso perché è un settore estremamente competitivo, dominato da un genere favorito, che è quello maschile, infatti sono poco più del 20% le donne che ricoprono il ruolo di ambasciatrice in Italia (anche se, con enorme soddisfazione per tutto il genere femminile, la candidata ad essersi posizionata prima nel concorso di Segretario di Legazione è stata proprio una donna!). Questo sogno richiede una solidissima preparazione, grande determinazione, una forte missione e motivazione, dedizione alla causa, nonché un pizzico di fortuna.

Giulia: Sì, io nonostante tutte le difficoltà non ho rinunciato a voler vivere a Tokyo perché è il motivo principale per cui ho studiato giapponese all’Università. Senz’altro, finita questa esperienza, appena si potrà farò domanda per avere una borsa di studio per fare là un dottorato in letteratura giapponese, o, in alternativa, mi troverò un lavoro.

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