Finanziamenti universitari e aumento delle tasse

Manlio Adone Pistolesi

I finanziamenti universitari costituiscono uno dei talloni d’Achille del sistema Italia. Un’indagine OCSE –“Education at a Glance 2017”– riporta che il Paese spende il 30% in meno rispetto agli omologhi. Se confrontato sul versante PIL, il divario aumenta ancora: 0,96% contro l’1,55% della media OCSE. Questi, come altri dati, segnalano un costante disinteressamento della classe politica alla formazione e istruzione dei giovani italiani. Ma i problemi non sono di certo recenti e le cause vanno rintracciate anche all’origine, con l’istituzione del FFO.

FFO, cos’è e come funziona

Il Fondo di Finanziamento Ordinario delle università (FFO) nasce nel 1993. Le criticità sono appena in nuce. Infatti, secondo lo studio di Antonio Banfi e Gianfranco Viesti, i problemi principali sono due: i finanziamenti consolidano lo status quo facendo riferimento alla quota storica delle università; si genera una mescolanza di ambiti tra quota storica e quota premiale. Fino al 2008 si assiste a un aumento del FFO.

FFOda MIURda altriContributialtroTotale
20005,61,20,910,49,1
20046,511,51,40,611
20087,41,12,41,61,113,6
20126,91,12,31,80,812,9

La ministra Gelmini separa per la prima volta il FFO in quota base e quota premiale nel 2009. Quest’ultima viene costituita in base a determinati criteri valutativi che tengono conto – prevalentemente – di una delle funzioni principali delle Università: la ricerca. La riforma Gelmini, 2008-2010, ha iniziato il processo di riduzione degli investimenti pubblici. Il totale delle risorse investite vede una diminuzione del peso del MIUR e un aumento delle tasse studentesche e dei finanziamenti privati. Ciò ha comportato un’asimmetria a livello nazionale dei vari atenei. Infatti nel 2014 le donazioni private si concentrano per il 70,6% al Nord. Mentre i contributi variano in base alle differenze di reddito delle famiglie per singola regione.

Entrate, Nord=100per docenteper studente
2000-2004Nord-Ovest106,1107,9
Sud98,775,2
2009-2012Nord-Ovest100,799,1
Sud85,566,5

Pensata inizialmente per una maggiore autonomia universitaria, la Riforma ha generato, invece, una tendenza centralizzatrice. Questo perché l’ANV (Agenzia Nazionale Valutazione) e l’ANVUR, con le loro valutazioni tecniche, svuotano di responsabilità il Ministero. L’arma che indirizza i finanziamenti è l’esercizio di valutazione nazionale (VQR). L’impatto del VQR sulla quota premiale cresce esponenzialmente nel tempo.

Criticità

Il DL 112/2008 Tremonti prevedeva fino al 2013 tagli per 1.400.000.000 di euro. Negli anni la quota premiale cresce esponenzialmente, sia come valore nominale che sul totale dei finanziamenti.

FFOTot.Quota baseQuota premiale% q. premiale
20087351671600
20126547556091012
201565724910138520

Nei tre anni Gelmini gli indicatori con i quali assegnare la quota premiale variano ogni anno, per arrivare a 13 indicatori diversi. I criteri si dividono in due macro-aree: didattica e ricerca, con peso differente.

Anno-Quota premialeDidatticaRicercaPesi %
2009-524 milioni17834534-66
2010-720245475//
2011-832283549//

La crescita della quota premiale nei finanziamenti va contro corrente alle disposizioni europee. L’EUA nel 2015 ha disposto che i fondi premiali vadano usati con cautela, poiché possono generare effetti negativi e asimmetrici. Nel caso italiano questi fondi sono stati usati per spalmare, in maniera asimmetrica, i tagli. Ciò ha generato forme di competizione tra università, dove ognuna giova della cattiva performance dell’altra.

La scelta politica di assegnare un maggior peso alla Ricerca ha comportato un disinteressamento al piano della didattica.

Ciò va a sommarsi alle conseguenze generate dall’introduzione del “costo standard”. Introdotto dal DL 240/2010, ma impiegato per la prima volta nel 2014, il costo standard si basa sul costo di formazione per studente in corso. Il calcolo non individuava un fabbisogno assoluto, ma la quota di finanziamenti per ogni università su un totale già definito. Esempio: su 966.741 studenti nel 2012-2013 il costo standard si aggirava intorno ai 6557 euro, per un totale di 6,3 miliardi per il 2014. Ma la quota base arrivò solo a 4,9 miliardi. Il costo standard doveva aumentare la sua importanza sulla quota base negli anni: 20% nel 2014, 100% nel 2018.

Conseguenze dei finanziamenti

Gli Atenei vengono quindi spinti a: fare di tutto per contenere i fuori corso; aumentare la loro tassazione. Inoltre la durata media degli studi è diversa nel Paese. Considerare solo gli “in corso” favorisce le università del Nord.

FFO per circoscrizioni 2008 % 2015 %
Nord 2.895 39,7 2.770 42,1
Centro 1.978 27,1 1.746 26,6
Sud 1.556 21,4 1.376 20,9
Isole 860 11,8 681 10,4

Una norma – DPR 306 1997, art. 5 – imponeva agli atenei di avere un gettito non superiore al 20% del FFO percepito. La “Spending review” del governo Monti supera tale limiti – L. 135 2012, art. 7 c. 42. Una tassazione elevata diviene un attestato di merito. Ma l’ammontare medio delle tasse è differente per regioni. La disparità di reddito comporta che il contributo totale dipenda dalla collocazione geografica dell’Università. Vengono ancora favoriti gli atenei del Nord che possono anche compiere un turnover del personale superiore alle altre istituzioni: tra 2012 e 2014 il PoliMi raggiunge il 60% contro il 20% di 19 atenei del Centro-Sud (tranne Udine). Nel complesso le tasse universitarie in 10 anni aumentano di 474 euro.

I finanziamenti negli ultimi anni

Con la sentenza 104/2017 la Corte costituzionale definisce l’ “illegittimità costituzionale” del d. lgs 49/2012 art. 8 e 10: costo standard e programmazione dei finanziamenti. L’Università di Macerata sosteneva che i criteri e le modalità fossero state demandate ad atti amministrativi e non legislativi. Nel 2017 il costo standard viene ridefinito, ma vi rimane la dicitura “in corso”. Per il triennio 2018-2020 la quota che il costo standard occupa nel FFO è di: 22%, 24%, 26%. Vengono aggiunti due importi perequativi: reddito medio familiare della regione dove si colloca l’ateneo; accessibilità dell’Università.

Nel 2019 il DM 989 stabilisce che la quota premiale dipenda: per metà dai risultati ottenuti; per metà dal miglioramento rispetto all’anno passato. Il FFO 2019 si conforma così:

  • quota base, €4.299.798.236;
  • quota premiale, €1.784.580.447;
  • perequativo, €175.000.000;
  • piani straordinari, €338.748.716;
  • No Tax area, €105.000.000

Introdotta nel 2017 la No tax area prevede un’iscrizione gratuita con ISEE inferiore a 13.000 euro e un’iscrizione agevolata tra 13.000 e 30.000 euro.

Lascia un commento

Scarica orala nostra Guida