FOMO: la paura di essere tagliati fuori

Veronica Toppi

I social network possono connetterci con il mondo e farci sentire inclusi in un’immensa rete sociale, aspetto risaputo che suona come un cliché. L’altra faccia della medaglia? L’esclusione. Quel terribile senso di solitudine che inevitabilmente i social media risaltano e, purtroppo, amplificano. Il paradosso più comune che si genera è quello di sentirsi soli in mezzo a tutti con la consapevolezza costante di non essere mai abbastanza. E se mentre stai leggendo questo articolo stai pensando a tutte le storie Instagram che ti stai perdendo, allora potresti soffrire di FOMO.

Che cos’è la FOMO

Letteralmente fear of missing out (“paura di essere tagliati fuori”), la FOMO è un disturbo d’ansia sociale che caratterizza soprattutto la generazione di giovani e adolescenti che utilizzano una qualsiasi piattaforma social. Si è continuamente bombardati da centinaia di notizie, annunci pubblicitari o offerte imperdibili last minute, e, come se non bastasse, accedendo a Instagram vi è una costellazione di foto di gente sorridente nei luoghi più esclusivi del mondo che racconta il weekend fuori porta più bello di sempre. Scorrendo la home distrattamente si è pervasi da un senso di infelicità e insoddisfazione. Ma perché?

Il pensiero che prevale è la paura che gli altri stiano facendo qualcosa di più interessante, e noi ce lo stiamo perdendo. La paura è quella di essere tagliati fuori” e di fallire miseramente nell’impresa di “vivere al meglio. Il risultato? Sentimenti di ansia, sconforto e svalutazione della propria vita, costantemente messa a confronto con altre per l’estrema insicurezza provocata da ciò che appare sui social media. L’iperconnessione, dunque, diventa necessaria per vedere, controllare, ascoltare le cose prima degli altri.

Il ruolo dei social media

Questa paura di sentirsi sempre un passo indietro rispetto agli altri è stata per prima studiata ad Oxford dal sociologo Andrew Przybylski come disturbo d’ansia. Il professore ha ammesso che questi sentimenti sono insiti in ogni individuo, ma i social hanno contribuito ad amplificarli e risaltarli all’ennesima potenza. Non a caso, la conseguenza diretta e il primo sintomo tangibile in risposta all’ansia che si prova è quello di controllare il cellulare anche centinaia di volte in pochi minuti.

La necessità di appartenenza e continuo contatto con la rete genera chiusura e insoddisfazione e una vera mania di controllo per un bisogno di partecipazione globale. Nei ragazzi che soffrono di FOMO si crea così un circolo vizioso: si passa talmente tanto tempo a controllare cosa si perde che ci si sente incapaci anche solo di uscire di casa per godersi del tempo libero e si prova ansia per il sentimento stesso di impotenza.

Andrew Przybylski ha elaborato un test per scoprire se si soffre di FOMO.

FOMO O JOMO?

I social, tuttavia, non vanno demonizzati in quanto tali poiché non sono da definire come artefici del disturbo in sé. Questi sentimenti d’ansia potrebbero provenire da qualcosa di più profondo e radicato, e allora sarebbe bene parlarne con uno specialista. Comunque, il primo passo che si può compiere autonomamente è quello di staccarsi mentalmente dagli stereotipi che vengono mostrati. Un vero e proprio esercizio di astrazione dal digitale che porti più consapevolezza in ciò che davvero conta nella vita reale. Suonerà banale ma silenziare notifiche o porre limitazioni orarie all’utilizzo dei social media sono le prime prese di coscienza per un utilizzo più saggio di quest’ultimi.

Così si va a definire la condizione diametralmente opposta alla FOMO: la JOMO, ovvero joy of missing out, che sottolinea il piacere di staccarsi dalla rete e di perdersi volontariamente gli ultimi aggiornamenti dal web per dedicarsi un po’ di tempo di qualità in solitudine. A volte non ci si rende conto del tempo passato davanti ad un cellulare, eppure se si potessero ridurre e circoscrivere le dipendenze create dai social media, si vivrebbero molti più momenti con serenità.

Buoni propositi per il nuovo anno? Ritagliarsi del tempo per coltivare una dimensione più intima e tranquilla con sé stessi.  

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