Fuga di cervelli: dove vanno i giovani laureati italiani?

Chiara Varricchio

Ad oggi uno dei sogni più ricorrenti degli studenti è di studiare per un breve o lungo periodo all’estero. Ma i dati ci mostrano come ancora più ricorrente sia andare a lavorare all’estero dopo la laurea. Come mai i giovani laureati italiani decidono di lasciare l’Italia? E dove decidono di andare?

Perché i giovani laureati lasciano l’Italia

I motivi per i quali i giovani lasciano il proprio Paese possono essere di naturale personale, familiare o economica. Su questi ultimi prova a fare luce il report dal titolo Non è un paese per giovani, recentemente pubblicato dall’Osservatorio Conti Pubblici Italiani (OCPI), dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il report individua quattro ragioni che motivano i giovani a lasciare l’Italia. Il confronto avviene con Regno Unito, Germania e Francia, i Paesi di destinazione più ambiti.

Il minor tasso di occupazione

Il primo motivo per cui i giovani lasciano l’Italia è la possibilità di trovare lavoro in altri Paesi. Basta leggere i dati OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). In Italia il tasso di occupazione è al 70,62 per cento per gli adulti (25-54 anni) e al 18,1 per cento per chi ha meno di 24 anni. I corrispondenti valori per la media europea sono 80,30 per cento e 32,52 per cento.

Il divario salariale

Il secondo fattore che spinge i giovani a trasferirsi all’estero è il compenso economico. In Italia, la retribuzione media è di circa 21,5mila euro, valore inferiore rispetto sia alla media dei Paesi selezionati (29mila), sia a quello della media europea (24mila). In particolare, il gap è forte rispetto a paesi come Germania (32mila) e Regno Unito (36mila). La differenza è pronunciata anche con la Francia (28mila).

La bassa progressione retributiva

Determinante è anche la bassa progressione retributiva. In Italia, la differenza tra quanto guadagna un adulto e un giovane è la più bassa tra i maggiori paesi europei: 25,4 per cento contro una media di quasi dieci punti percentuali in più. Gli italiani migliorano il proprio tenore di vita in età avanzata, oltre i 55 anni. Le carriere sono dunque molto lente, il che è un forte disincentivo per i giovani. Questo non accade negli altri Paesi europei: i giovani guadagnano sin da subito e, di conseguenza, si attraggono sempre più talenti stranieri.

La scarsa gratificazione dei titoli di studio

L’ultima componente che incide sulla decisione di emigrare all’estero è la scarsa valorizzazione dei titoli di studio. Uno studio dell’OCSE stima il guadagno netto nel corso dell’intera vita lavorativa di un laureato rispetto a chi consegue solamente un titolo di scuola superiore. Un giovane laureato italiano ha il minor vantaggio economico. In Germania e Francia il guadagno derivante da una laurea è pari a circa 280mila e 300mila dollari. Questo è quasi il 50 per cento in più rispetto al dato italiano.

Dove vanno i laureati?

Il Regno Unito, la Germania e la Francia rappresentano le mete europee più ambite: secondo i dati di fine 2019 dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), sui ben 5,5 milioni di italiani residenti all’estero circa 1,6 milioni risiede in uno di questi tre Paesi. Dal 2010, sono infatti 208mila gli italiani in possesso di una laurea ad essersi trasferiti all’estero (circa il 23 per cento dei 900mila totali). Oltre a lavorare all’estero, può essere un’ottima occasione studiarci in un’università estera: abbiamo parlato dei costi e delle opportunità in questo articolo.

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