Fuorisede, prigionieri nella città meneghina?

Davide Maggioni

In questi giorni sulle pagine Instagram di @studenti.unimi e @studenti.unicatt sono stati condotti dei sondaggi riguardo la situazione degli studenti fuorisede durante gli ultimi due mesi. In questo articolo, si cercherà di analizzare prima di tutto i dati e poi di fornire un quadro sociale più ampio in base alle domande poste agli studenti.

Sei rientrato a casa?

La prima domanda, rivolta ai nostri colleghi, voleva accertarsi su quanti di essi si fossero recati a casa in quella, oramai, famosa notte. Appena dichiarata la Lombardia zona arancione, infatti, le stazioni dei treni sono state quasi prese “d’assalto” da chi voleva tornare a casa. Dai risultati del sondaggio appare evidente che circa il 65% dei rispondenti, ha deciso di rientrare subito a casa.

Cosa ha spinto a questa scelta?

Prima di tutto chiariamo che quasi per tutti è stata una scelta sofferta, d’altronde discernere tra senso civico e affetti non è affatto facile. Ad aiutare in alcuni casi è subentrata la causa economica, quella sociale e l’incertezza sul futuro. Il fatto di dover dipendere dai propri genitori finanziariamente e riconoscere la non necessità della propria assenza da casa, deve essere stato un fattore non indifferente. Il secondo non va assolutamente sottovalutato: chi potrebbe biasimare la voglia di non voler lasciare soli i propri genitori in casi estremi? La distanza con un caro e la possibilità di non rivederlo mai più deve aver giocato un ruolo fondamentale. Questa non certezza sul proprio futuro e su quello degli altri, ha spinto molti a cercare il rientro.

Come hai passato le festività di Pasqua?

La concomitanza di Pasqua non ha certamente aiutato ad agevolare la situazione, tanto che c’è chi si definisce come sequestrato in casa. È chiaro a chiunque abbia sperimentato la vita da fuorisede, che le festività sono i momenti in cui riabbracciare la propria famiglia: Natale, Pasqua ed estate sono momenti cruciali. Il negare uno di questi momenti di ricongiungimento familiare, è stato visto come un atto quasi crudele e barbarico. Passare le festività potendo vedere la propria famiglia solamente attraverso un telefono, deve essere stato molto pesante; una nostra follower ha raccontato dello strazio di vedere le lacrime dei propri genitori e il suo senso di impotenza che porta ad annullarsi. Molti avranno vissuto la stessa situazione e va considerato che non tutti sono stati fortunati nella lotteria dei coinquilini.

Dal 4 maggio, tornerai?

È interessante notare però come chi ha optato per rimanere nel capoluogo lombardo, tendenzialmente ora non voglia abbandonarlo, nonostante l’ultimo D.C.P.M.
Sebbene al 70% di questa categoria sia pesata molto la costrizione di vivere a Milano, molti non vogliono tornare al paese d’origine; fra le risposte più specifiche -il sondaggio dava anche questa possibilità- si nota come alcuni abbiano espresso il desiderio di vivere a Milano. Altri invece si sono concentrati su motivi di salute e di protezione della propria realtà familiare, o alla difficoltà di ritrovare la quotidianità con le mura domestiche.

Essere fuorisede: quando la scelta è imposta

Quella di essere fuorisede è una scelta, a volte sofferta, dovuta all’incapacità del proprio circondato di soddisfare le proprie esigenze scolastiche e di vita; ma quando questa si trasforma in un’imposizione, giusta e doverosa, dall’alto, la mente umana sa giocare brutti scherzi. Nel momento esatto in cui è un decreto a decidere del nostro futuro, scatta nel cervello come una voglia libertà e ribellione: non può essere un’entità a impormi la mia condizione, cosa che mi renderebbe prigioniero, ma deve essere sempre e solo una mia scelta. Solo in questo modo la vita da fuorisede, con tutte le problematiche legate alla distanza dalla famiglia, è sopportabile giacché rappresentazione della libertà di ciascuno.