Generazione Z: le aspettative professionali del futuro

Greta Tesini

In Italia, i nati dal 1996 in poi sono 9,3 milioni e rappresentano la cosiddetta Generazione Z, anche chiamata Post Millennials.
Mai prima di adesso è risultato così difficile delineare speranze e atteggiamenti comuni di una generazione che, nata sotto il segno della tecnologia, cerca di farsi largo in un mondo del lavoro che ancora non sembra pronto ad accoglierla.

Percorso Gen Z

Per provare a tracciare le possibili aspettative lavorative di questa generazione, l’Università Cattolica, in collaborazione con Credem e Almed, ha organizzato il ciclo di incontri Percorso Gen Z.
Il 6 novembre si è tenuto uno dei webinar chiave del progetto: Gli “ambienti” di lavoro per la generazione Z, con la prof.ssa Maria Luisa Bionda, e il contributo di Simone Taddei, Responsabile Gestione e Selezione del Personale presso Credem.
Più di 200 studenti hanno partecipato all’incontro, dal quale sono emerse le aspettative dei giovani riguardo i loro possibili futuri referenti professionali.

Secondo i dati raccolti da Almed e 2B Research & Analysis, i ragazzi di oggi si aspettano aziende trasparenti e che promuovano il team work. Ai manager è richiesta invece competenza, carisma, e un occhio di riguardo per l’aspetto umano.

Sogni e paure

Anche le aspirazioni personali degli Z sembrano essere diverse rispetto a quelle dei Millennials. In primis, si auspica più flessibilità e, ovviamente, più smart working. Sono poi in molti a puntare all’imprenditoria (o perlomeno all’autonomia), indice del fatto che i giovani hanno ripreso a credere molto di più in se stessi e nelle loro capacità.
Il 40% degli intervistati si dice infatti positivo circa il proprio futuro professionale, tuttavia le preoccupazioni non mancano.
Il problema maggiore sembra proprio essere l’elevato tasso di disoccupazione, acuito dall’insorgere della pandemia. Si estende così il fenomeno dei NEET, i giovani che non studiano e non lavorano, e che in Italia sono circa il 23.8% del totale.

Imprese e giovani

Nel libro “Generazione Z e lavoro. Vademecum per le imprese e i giovani” di F. Rotondi e P. Iacci, viene esposto proprio come nonostante i molti progetti sulla carta riguardo al lavoro giovanile, le due parti sembrano parlarsi ancora poco.

I digital natives si stanno formando per lavori che ancora non esistono, e oggi più che mai sembra indispensabile delineare nuove proposte legislative ed dar voce alle esigenze dei giovani.
Secondo Taddei: “Ascoltare gli obiettivi e le aspettative di questa generazione permette di (…) progettare le opportunità per i giovani nell’ambito aziendale che siano meglio in grado di interpretarle.”

Per affrontare questa fase di svolta del mondo del lavoro, parlare ed ascoltare i giovani sembrano davvero essere l’investimento più lungimirante che la nostra società possa adempiere.

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