Giovani d’Europa, il limbo degli under 30 tra opportunità e costo della vita

Cesare Mastrosanti

In un’Europa sempre più “anziana”, opportunità e risorse per i giovani appaiono come un lusso destinato a pochi fortunati. Tra stipendi bassi e alto costo della vita, l’Europa risulta essere sempre meno una terra promessa.

L’impatto dei cambiamenti demografici sui giovani

Come sottolineato a più riprese da tutti i principali istituti, il continente europeo sta vivendo una profonda mutazione nel suo tessuto sociale con ripercussioni e squilibri soprattutto a carico dei più giovani. L’aumento di persone anziane e il crollo nel numero delle nascite influisce innanzitutto sull’economia.

La minore quantità di forza lavoro e le maggiori spese di welfare, necessarie per gestire la crescente domanda, richiederanno l’uso di manovre economiche senza precedenti. Prendiamo ad esempio il sistema pensionistico che dovrà essere totalmente revisionato a causa dell’elevata sproporzione tra lavoratori e pensionati.

L’Europa perderà inoltre molto del suo peso politico in conseguenza al crollo della popolazione. Secondo le proiezioni più accreditate, infatti, i cittadini europei passeranno dall’essere dal 12% al 4% della popolazione mondiale nei prossimi 50 anni. Non è un caso che molti osservatori suggeriscano forme di immigrazione controllata dal continente africano come possibile risposta a queste difficoltà.

La situazione nei diversi paesi

Nella classifica dei paesi con l’età media più alta primeggia il Giappone, con una media di 48.6 anni; è però nella top 10 che iniziano a capirsi i veri problemi del nostro continente. Nelle restanti nove posizioni infatti, ben otto sono occupate da nazioni europee. Non fa eccezione l’Italia, che si classifica seconda con un età media di 46.2 anni.

Questi risultati sono certamente dovuti a fattori positivi, come l’aspettativa di vita molto alta, ma rappresentano anche un campanello di allarme per la scarsa natalità e capacità di trattenere i giovani. Leggermente migliore è la situazione in paesi come Cipro, Irlanda e Lussemburgo, che segnano dati incoraggianti rispetto al resto d’Europa, ma comunque molto al di sopra dei paesi extra-europei.

Questo deficit sembra essere dettato da dinamiche sociali ed economiche. Come la storia insegna, più il grado di sviluppo di un Paese è alto, meno figli si faranno. In questa ottica non è un caso che il maggior numero di giovani si riscontri proprio nei paesi sotto sviluppati. Tuttavia, cercare esclusivamente ragioni esterne sarebbe superficiali. È innegabile la presenza di scarse politiche giovanili e opportunità che, seppur con differenze tra i diversi Paesi, rendono difficile qualsiasi prospettiva di permanenza.

Gli ultimi baluardi di resistenza per i giovani

Partendo nell’analisi da un fatto curioso, è strano notare come le prime tre regioni “europee” con l’età media più bassa non siano fisicamente in Europa. I primi tre posti della classifica sono infatti occupati da due territori Francesi extra-europei, le Mayotte e la Guyana, e Melilla, regione spagnola ma geograficamente in Marocco. Questi territori presentano una variazione tra i 17 ed i 34 anni di media. Nel territorio europeo il primato appartiene invece alla Région de Bruxelles-Capitale, in Belgio, con 36 anni. Subito dopo troviamo la regione di Eastern and Midland in Irlanda (37.5 anni) e l’Île-de-France in Francia (37.8). Al contrario, le ultime posizioni spettano alle regioni di Chemnitz e Sassonia in Germania, rispettivamente con 52.1 e 51.4 anni, e alla Liguria, con 51.6 anni di media.

Oltre a questi risultati statistici, le previsioni Eurostat sembrano mostrarci anche alcuni spunti interessanti per il futuro. Secondo le proiezioni demografiche e abitative, nei prossimi 40 anni la maggioranza dei giovani tenderà a spostarsi verso i grandi centri cittadini, generando così una situazione per cui mezza Europa vanterà un età media molto bassa, mentre l’altra metà estremamente anziana. Alcune regioni arriveranno addirittura a raggiungere un età media maggiore ai 59 anni.

Come si piazzerà l’Italia in questo scenario? Come, quasi sempre, in una via di mezzo. La regione che maggiormente risentirà di questo cambiamento sarà la Sardegna, che diventerà la seconda regione più anziana d’Europa e, al contrario, grandi centri abitati come Milano o Roma, beneficeranno dei maggiori abbassamenti d’età media.

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