Giovani e lavoro: come siamo messi

Mattia Moretta

“Bisogna fare in modo che ogni italiano trovi in Italia un posto di lavoro”. Questo era Sandro Pertini, già Presidente della Repubblica, in un messaggio di fine anno 1980. Già allora, negli anni del boom economico, i propositi c’erano. Ma d’altronde non poteva essere altrimenti, lo dice la nostra Costituzione. Citando l’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul Lavoro”. Quella virgola è fondamentale, serve ad intendere che non c’è Italia, senza lavoro. Ma in Italia circa il 30% della popolazione è under 30 (dati ISTAT 2019, n.d.r.), una fetta importante. Questo vuole allora dire che non c’è Italia, senza giovani; gli stessi che oggi come oggi sono assetati di un lavoro che, come si vedrà più avanti, scarseggia.

Tasso di disoccupazione giovanile

Spesso ci si focalizza molto sull’indicatore del tasso di disoccupazione giovanile come misura principale per analizzare l’andamento lavorativo dei giovani in un paese. Tuttavia spesso – come nel caso in esame – tale indicatore (espresso come rapporto percentuale della forza lavoro giovanile) ritrae una fascia della popolazione giovanile piuttosto lontana dal mondo del lavoro. In questo grafico, i giovani oggetto d’analisi hanno un’età compresa tra i 15 e i 24 anni. In quell’età, la scelta tra studiare e lavorare vede quasi sempre prevalere la prima opzione. Conseguenza di questa preferenza è un dato molto elevato del young unemployment rate, che assume ad ogni modo un ruolo significativo nella fascia d’età 19-24 – in molti infatti rimangono oggi convinti che il valore di una laurea nel mercato del lavoro non sia rilevante ai fini della propria occupazione.

NEET (Youth not in employment, education or training)

Come riporta OECD: “questo indicatore mostra la percentuale di giovani che non hanno un impiego, istruzione o formazione, come percentuale del numero totale di giovani nella corrispondente fascia di età, per genere. I giovani nell’istruzione includono coloro che frequentano l’istruzione part-time o full-time, ma escludono quelli dell’istruzione non formale e delle attività educative di durata molto breve.” Don Bastiano li chiamerebbe “pecoroni”, riferendosi però non ad una massa di persone, ma ad un insieme di giovani under 30. Questi, nella scelta tra lo studio e il lavoro, preferiscono non scegliere, rimanendo inattivi. Spesso, va detto, questa condizione è diretta conseguenza di un mercato del lavoro poco aperto alle assunzioni, nel peggiore dei casi poco aperto ai giovani. Infine, può accedere che il mercato del lavoro non offra ampio margine lavorativo per determinati titoli di studio.

I dati riguardo gli uomini, come anche quelli riguardo le donne, sono ben oltre la media OECD. Tuttavia, è interessante notare la differenza, in termini percentuali, tra le NEET donne e i NEET uomini.

Giovani Imprenditori

Di fronte ad un contesto, a livello socio-economico, oggi fortemente instabile a causa della pandemia da COVID-19, potrebbe variare (anche notevolmente) il numero di giovani che decidono di intraprendere una carriera da imprenditori. In Italia, questo numero già prima della pandemia stava vivendo una riduzione non da poco, nonostante un forte sprint vissuto subito dopo l’inizio della circolazione dell’euro in territorio italiano.

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