Gli effetti psicologici dell’isolamento sui giovani

Giorgia Fossati

La crisi sanitaria che stiamo vivendo non colpisce solo la salute fisica delle persone, ma comporta anche pesanti effetti psicologici, troppo spesso trascurati.
Se la fascia più a rischio per quanto concerne il virus sembra essere quella degli over 65, sono invece i giovani i più colpiti dagli effetti psicologici del lockdown.

C’è chi si è laureato “in silenzio”, dietro ad uno schermo, chi ha perso il lavoro che gli permetteva di pagarsi l’Università o l’affitto, chi invece ha perso la possibilità di fare uno stage o l’esperienza Erasmus che sognava da anni, ma anche chi è rimasto solo per mesi, senza la possibilità di avere rapporti sociali che sono alla base del nostro essere umani. 

“Siamo stati costretti ad un isolamento non voluto ma forzato che, tramite una serie di informazioni poco chiare, ha dato illusioni su una ripartenza che non si è poi concretizzata.” – afferma Gabriele Zanardi, psicologo, psicoterapeuta, neuropsicologo e docente presso l’Università degli studi di Pavia. “Questo ha portato a due conseguenze principali: una frammentazione delle nostre abitudini e la perdita di una visione prospettica del futuro. Quindi ancora di più nel giovane adulto, alla ricerca di una dimensione in cui definirsi, questo processo di indeterminazione ha pesato maggiormente. Quello che emerge è una sensazione di impotenza, mista a quella di paralisi, creando uno stato di angoscia, agitazione e confusione.”

I dati sugli effetti psicologici

Secondo lo studio “Giovani e quarantena” promosso dall’Associazione Nazionale Di. Te. (Dipendenze Tecnologiche, Gap, Cyberbullismo) in collaborazione con Skuola.net, svolto su un campione di circa 9 mila ragazzi tra gli 11 e i 21 anni, il lockdown e l’interruzione della didattica in presenza, hanno portato ad un aumento dei disturbi di ansia e degli stati depressivi, un’alterazione del ritmo sonno-veglia e dello stile di vita alimentare, una difficoltà nel rimanere concentrati e motivati nello studio e un senso di solitudine generale.

Circa l’80% dei giovani dichiara di aver cambiato gli orari in cui si addormentava e in cui si svegliava.
Il 49% riporta di avere un sonno irregolare con risvegli notturni, mentre il 46% ha difficoltà ad addormentarsi.

Anche l’alimentazione ha subito notevoli cambiamenti. Il 58% dichiara di mangiare di più e il 40% dichiara di mangiare senza orari regolari.

Pareri sulla didattica a distanza 

Emerge una difficoltà a concentrarsi, il 54% degli intervistati non ha un’opinione positiva della didattica a distanza, che viene ritenuta dispersiva e poco stimolante. 

“Andare a scuola o in università non si limita a seguire la lezione” – afferma sempre Zanardi- “ma si aggiungono elementi che arricchiscono l’esperienza, come la passeggiata per raggiungere la classe o la relazione con i compagni. Rinchiusi in quattro mura, quando l’interlocutore è bidimensionale e non c’è interazione, il tutto risulta essere appiattito e svuotato: ecco allora che viene meno la motivazione e aumenta la perdita di senso.”

Nonostante gli strumenti digitali che ci permettono una socializzazione via web, il 74% dei giovani riporta un senso di solitudine. Lunghi periodi di isolamento possono infatti portare a sintomi psicologici come disturbi emotivi, depressione, stress, disturbi dell’umore, irritabilità e segnali di disturbi da stress post-traumatico.

Che cosa possiamo fare

È possibile mettere in atto una serie di accorgimenti per aiutarci a superare questo periodo con minore difficoltà e ad attenuare gli effetti psicologici dell’isolamento.
Utile pianificare la giornata, darsi una tabella con un ritmo e arricchire la quotidianità con aspetti che possono essere anche piacevoli.
Imparare ad ascoltarci, capire i nostri bisogni per riuscire a soddisfarli. Se in un preciso momento sentiamo un forte senso di solitudine può essere d’aiuto, ad esempio, chiamare un amico o un’amica.
Non informarsi costantemente può aiutare a limitare le sensazioni di ansia. È meglio, invece, cercare poche informazioni da fonti scientifiche e ufficiali.
Anche il contatto con la natura può aiutare, mantenendo le opportune misure di sicurezza e distanziamento. È un ottimo modo per riscoprire il desiderio di tutte quelle componenti ambientali che aiutano ad uscire dal nido protettivo, che potrebbe essere diventata la casa.

Sono attivi servizi di ascolto e supporto psicologico a distanza sia gestite dal Ministero della Salute (numero verde 800.833.833), che dalle Regioni, che possono essere consultate qui.
Inoltre, anche molte Università hanno messo a disposizione degli studenti questo tipo di servizio:

In questo periodo è lecito sentirsi in difficoltà. È importante accettare le emozioni che si provano, anche quelle considerate “negative”, ascoltarle e capire quando è il caso di chiedere aiuto.

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