Gli insetti mangia-plastica: la ricerca dell’Università di Pisa per Recover

Giorgia Fontana

Alcuni ricercatori europei si stanno impegnando per ridurre la plastica non riciclata grazie a degli insetti in grado di compostarla. Si tratta di un progetto finanziato dall’Unione Europea che punta ad impiegare specifici organismi per lo smaltimento della plastica da imballaggio. Il progetto prende il nome di Recover (Development of innovative biotic symbiosis for plastic biodegradation and synthesis to solve their end of life challenges in the agriculture and food industries).

Recover: il progetto Europeo

Si tratta di uno dei tanti programmi lanciati dall’Unione Europea per coinvolgere le nuove generazioni e gli studenti nella tutela dell’ambiente e nell’innovazione sostenibile. I ricercatori di Recover vengono da Germania, Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Portogallo e Italia. Tra questi, si conta anche la partecipazione del dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa (DICI), che si occupa sia di controllare la biodegradabilità delle plastiche che hanno effettuato il trattamento, sia di sviluppare la logistica e la programmazione della catena di compostaggio.

Il problema della plastica nell’industria agricola

Si stima che ben il 70% della plastica utilizzata in campo agricolo e negli imballaggi industriali non venga smaltita correttamente. È un problema che minaccia soprattutto l’ambiente, come sottolinea la professoressa Patrizia Cinelli, insegnante di Fondamenti Chimici delle Tecnologie:

Nel settore agroalimentare si ricicla solo il 30% della plastica impiegata nel packaging o in agricoltura. […] L’analisi dei tempi e dei modi di biodegradazione della plastica dispersa nell’ambiente assume una grande rilevanza. Dobbiamo capire in quanto tempo si biodegrada e se facendolo ha un impatto sull’inquinamento del suolo.

La ricerca per rendere la plastica più sostenibile

In Recover ci si occupa quindi di far fronte alla problematica dell’inquinamento causato dalla plastica, individuando in primis i materiali più facilmente eliminabili. I ricercatori cercano di capire come raccoglierli e trattarli: una volta individuati, saranno poi smaltiti dagli insetti potenziati con particolari enzimi. Questi sono in grado di attirare maggiori quantità di plastica, che elaborano ed eliminano autonomamente. Tra i microorganismi, si studiano il verme rosso californiano (Eisenia foetidia), il lombrico comune (Lumbricus Terrestris), la tarma della farina (Tenebrino Molitor) e la tarma della cera (Galleria Melloella). 

Dallo scheletro degli insetti – spiega la dottoressa Cinelli – verrà estratta la chitina, da cui si produce anche il chitosano. Questo enzima ha note proprietà anti-microbiche, valorizzabili in prodotti per imballaggio attivo, agricolo, e cura della persona. Dai residui organici degli insetti e dei lombrichi, invece, si potrà produrre biofertilizzante”.

Quali sono gli obiettivi di Recover

Il fine del progetto è quello di trovare i microorganismi più adeguati ad assorbire la plastica e la microplastica che giungono al compostaggio nei rifiuti organici.

La messa a punto di una catena di smaltimento virtuosa non toglie che del lavoro debba essere fatto per ridurre al minimo l’impiego di plastica nel packaging e gli sprechi alimentari. – afferma infine la docente – Almeno avremo a nostra disposizione uno strumento in più per limitare gli immensi danni all’ambiente che ora provoca la dispersione della plastica nel suolo e nel mare“.

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