Green Deal: l’Europa a capo del cambiamento verde

Sara Aurora Cimminiello

L’11 dicembre 2019 la Commissione Europea ha presentato il Green Deal: un lungimirante accordo che punta a rendere l’Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050. L’intesa segna il debutto di una nuova strategia di crescita dell’Unione Europea, legata ad una società equa, sensibile ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale.

Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, pone al centro dell’interesse politico la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile.

Zero emissioni di gas serra entro il 2050

Tra il 1990 e il 2018 l’Unione ha ridotto del 23% le emissioni, mentre l’economia è cresciuta del 61%. Il Green Deal propone obiettivi ancora più ambiziosi.

Decarbonizzando il sistema energetico si promuove un uso efficiente delle risorse all’interno di un’economia pulita e circolare. La produzione e l’utilizzo di energia, infatti, rappresentano da soli il 75% delle emissioni.

Un processo che racchiude anche il problema dell’inquinamento atmosferico, per il quale si prospetta un piano basato sul trasporto verde pubblico e privato. Incentivando il trasporto merci su rotaia o via mare, e aumentando la diffusione di combustibili alternativi, si andrà a ridurre ancor di più le emissioni atmosferiche.

Crescita economica dissociata dallo sfruttamento delle risorse

Il modello di sviluppo che abbiamo perseguito fino a questo moment non è più sostenibile: grava sulle risorse ambientali e condanna il futuro del clima. Il cambiamento non verte soltanto sulle grandi realtà aziendali o politiche, ma anche intorno a semplici abitudini individuali.

L’economia circolare si fonda sul riutilizzo, la riparazione e il riciclo dei prodotti, in un’ottica che riduce i rifiuti e soprattutto limita il quantitativo di materie prime impiegate all’origine.

La politica “dal produttore al consumatore” si erge ad alfiere per il ripristino della biodiversità, promuovendo l’industria dell’innovazione a salvaguardia dell’ambiente, che punta a regolamentare l’inquinamento derivato da pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici.

Una transizione che non lascia indietro nessuno

Non tutti i paesi membri partono dallo stesso punto. I paesi del Nord Europa sono più “verdi” rispetto a quelli dell’Est, ancora fortemente ancorati al modello dell’economia fossile.

Il meccanismo per una transizione giusta guarda a questa necessità. 260 miliardi di euro l’anno è la stima degli ingenti investimenti necessari a raggiungere gli obiettivi, validi per creare nuovi posti di lavoro, nuove occasioni di formazione e nuove infrastrutture a impatto zero.

Soldi che verranno messi a disposizione delle aziende o delle realtà private per trasformare problematiche ambientali in opportunità. Questo renderà la transizione a un’Europa sostenibile equa e inclusiva per tutti.

Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea, a favore di una transizione equa per tutti i Paesi dell’Unione,

La collaborazione con gli altri Paesi

L’Accordo di Parigi affianca il Green Deal, rinsaldando l’impegno dell’Unione dei confronti dei Paesi partner. Un invito ad instaurare meccanismi di collaborazione innovativi, aprendosi al confronto soprattutto con i Paesi del G20, responsabili dell’80% delle emissioni globali di gas serra.

L’unica strada che porta alla neutralità climatica e a un futuro migliore per le presenti e future generazioni è racchiusa nei rapporti di cooperazione tra Paesi verso un unico e grande obiettivo.

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