Ha senso investire in un dottorato di ricerca?

Chiara Varricchio

Il Dottorato di ricerca ha l’obiettivo di formare ricercatrici e ricercatori fornendo loro strumenti e competenze necessarie per affrontare attività di ricerca di alta qualificazione nell’Università, negli enti pubblici e presso i soggetti privati.
Si può accedere al Dottorato dopo aver conseguito il diploma di Laurea magistrale (o un titolo estero equivalente) e aver superato una selezione pubblica bandita annualmente.
Il Corso di Dottorato dura tre o quattro anni, si conclude con il conseguimento del titolo di Dottore di ricerca, equivalente al titolo di Ph.D (Philosophiae Doctor).

È interessante prenderlo in considerazione?

AlmaLaurea ha pubblicato il Report 2021 sulla condizione occupazionale dei Dottori di ricerca a un anno dal conseguimento del titolo. L’indagine mostra un tasso di occupazione pari all’88,1 per cento. Questo valore è superiore all’equivalente dei laureati di secondo livello, con un tasso di occupazione pari al 68,1 per cento.

Il grafico mostra il tasso di occupazione per area disciplinare. Notiamo una percentuale maggiore ottenuta da chi proviene dai settori afferenti ad ingegneria (90,7 per cento) e a scienze della vita (90,5 per cento).

Le prospettive professionali con un dottorato sono migliori?

Secondo il report, il 30,9 per cento dei dottori di ricerca prosegue un’attività intrapresa prima dell’ottenimento del titolo. Inoltre, si nota anche un miglioramento nelle competenze professionali ma non un notevole innalzamento del trattamento economico e delle mansioni. Il 59,6 per cento dei dottori di ricerca, invece, si inserisce nel mercato del lavoro dopo l’ottenimento del titolo. L’81,8 per cento svolge una professione intellettuale, scientifica e di alta specializzazione.

Qual è la retribuzione media con un dottorato?

AlmaLaurea quantifica una retribuzione media pari a 1.728 euro, un valore nettamente più elevato rispetto a quanto osservato tra i laureati di secondo livello ad un anno dalla laurea (1.364 euro). Il gender pay gap si riscontra però anche in questo ambito. Le tipologie contrattuali non standard riguardano infatti prioritariamente le donne: gli uomini guadagnano il 13,5 per cento in più rispetto alle donne in tutte le aree disciplinari.

Il problema è strutturale e non riguarda solo la retribuzione. Il gender data gap mostra il divario di dati a disposizione tra donne e uomini in diversi ambiti, come la vita quotidiana, sociale e lavorativa. Il gender gap è una situazione riscontrabile anche in Università (ne abbiamo parlato in maniera approfondita qui). L’Unione Europea ha reso obbligatorio il Piano di uguaglianza di genere e alcune Università hanno già preso provvedimenti in merito, come l’Università degli Studi di Firenze.

Gli aspetti negativi

Sembra difficile la frequenza di un corso di dottorato, perché i posti disponibili sono in calo. In una precedente indagine (del 2019) l’ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia) ha registrato infatti una flessione nei numeri dei posti banditi (-3,5 per cento).

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