I numeri del Coronavirus continuano a crescere

Fiorella Verde

In questi giorni difficili di lauree infermieristiche anticipate, di quarantena forzata e corsa alle donazioni, i numeri del Coronavirus in Italia continuano a crescere. L’obiettivo della quarantena, imposta dal Decreto dell’8 marzo, è rallentare il Covid-19, in modo che il Sistema Sanitario Nazionale riesca ad assorbire un po’ alla volta l’afflusso di pazienti. Tuttavia è ancora troppo presto per poter constatare un’effettiva riduzione dei contagi. E mentre l’Italia intera cerca di difendersi come può, i numeri del Coronavirus continuano a crescere.

Quanti sono i contagiati?

Secondo il bollettino del Governo, ad oggi i contagiati ammontano ad un totale di 24747 persone, di cui: 20603 positive, 1809 decedute e 2335 guarite.

Tra i positivi è necessario però distinguere coloro che si trovano in isolamento domiciliare (9268), coloro che sono ricoverati con sintomi (9663) e coloro che invece hanno contratto la forma più grave del Covid-19 e si trovano in terapia intensiva (1672).

Ma in base a cosa aumentano le probabilità di essere contagiati?

L’età

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, l’età media dei pazienti deceduti è 81 anni, ciò vuol dire che ci sono 20 anni di differenza tra l’età media dei deceduti e quella dei pazienti positivi al virus. Sono solo due le persone risultate positive al Covid-19 e poi decedute al di sotto dei 40 anni. Si trattava di un uomo e di una donna entrambi di 39 anni, con patologie pre-esistenti. La maggior parte dei decessi infatti (42.2%) si è avuta nella fascia di età tra 80 e 89 anni.

Tuttavia circa il 5% dei contagi riguarda gli under 30 e si tratta di un dato destinato ad aumentare se anche i più giovani non rispetteranno le norme del Dpcm.

Il sesso

Un altro fattore che pare influenzi il decorso della malattia, anche se con minor incisività, è il sesso. Secondo il report dell’ISS infatti, negli uomini la letalità risulta più alta, il 7,2%, mentre nelle donne è del 4,1%.

Le patologie preesistenti

In più di due terzi dei casi i deceduti per il Coronavirus avevano già tre o più patologie preesistenti: il numero medio di patologie osservate è di 3.4 per persona. Solo il 15.5% dei deceduti non aveva patologie precedenti al Covid-19 o ne aveva una soltanto. E’ questo dunque il motivo per cui il Coronavirus risulta più letale negli anziani, che possiedono un organismo più fragile e più soggetto a patologie rispetto ai giovani.

Si tratta dunque, come ha detto il presidente dell’ISS Silvio Brusaferro al Corriere della Sera, di «persone molto fragili, che spesso vivono a stretto contatto e che dobbiamo proteggere il più possibile».

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