I test d’ammissione nell’era Covid-19

Davide Maggioni

In queste settimane si sono tenuti i test d’ammissione alle varie facoltà universitarie, e in maniera particolare quelli inerenti all’ambito medico. Come ogni anno i giornali sono tornati a discutere dell’utilità del numero chiuso, soprattutto in un momento post-pandemico.

Gli effetti dell’emergenza COVID-19 sui test

A causa della situazione determinata dal Coronavirus, i test hanno dovuto rispettare una serie di norme che scongiurassero il contagio: ingressi scaglionati degli aspiranti, misura della loro temperatura corporea e attesa, per alcuni lunghissima, per l’inizio del test e possibilità ridotte di movimento.
Se riguardo le prime due si può essere completamente d’accordo, gli ultimi due aspetti suscitano alcune riflessioni. Entrambe le regole hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale nell’aumento o nella diminuzione di emozioni legate all’ansia.

Internet: possibile soluzione?

Se il COVID-19 ci ha insegnato qualcosa riguardo l’Università, è sicuramente la possibilità di offrire un servizio a distanza attraverso vie telematiche. Era forse possibile organizzare il test online in modo da eliminare il fattore attesa e quello mascherina? La risposta deve essere per forza di cose a metà tra affermativa e negativa. Se, infatti, da un lato consideriamo che internet offre dei mezzi (come Proctorio di Google) per controllare che gli aspiranti non imbroglino il sistema; dall’altro non tutta Italia è connessa alla rete veloce allo stesso modo, fattore che rappresenta un rischio non indifferente.
I romani affermavano che “mediocritas via est” (la via è nel mezzo) e quindi si sarebbe potuto pensare e organizzare una forma mista: coloro che godono di una buona connessione avrebbero potuto dare il test comodamente da casa, mentre in caso contrario ci si sarebbe recati in Università.

Cosa rimane?

Sicuramente la pandemia non deve essere il momento in cui trovare la soluzione con la bacchetta magica a problemi di natura pluriennale; ma d’altro canto bisogna che le autorità competenti facciano tesoro della situazione e la sfruttino al meglio.
Si dovrebbe puntare sulle Università e sulla ricerca, uno degli obiettivi della scena italiana, e non solo, ma garantire anche un aumento dei posti disponibili; poi sarebbe necessario anche interrogarsi sulla questione relativa alle facoltà a numero chiuso. In tal senso si potrebbe considerare il modello francese. In particolare, i colleghi francesi hanno abrogato il numero chiuso per lasciare la scrematura al termine di ogni anno accademico: sono, infatti, previsti dei criteri, incentrati sul numero di CFU acquisiti, o degli esami che permettano di avanzare o meno allo step successivo.

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