Banca d’Italia: le proposte per gli investimenti sull’Università post-covid

Antonio De Luca

Lo studio di Banca d’Italia sul confronto dei sistemi universitari di Nord e Sud Italia ha posto il focus su una serie di investimenti nell’Università.

Partendo dall’esame delle entrate degli atenei, dei finanziamenti pubblici e la capacità contributiva degli iscritti si analizzano i casi dei ritardi strutturali delle realtà del Mezzogiorno.

Il dualismo Nord-Sud

Tra Nord e Sud esiste un divario in termini di investimenti, trend demografici e qualità dell’insegnamento.

Ciò che risulta dallo studio di Banca d’Italia è che esiste una differenza a livello qualitativo tra i due poli del Paese, mostrato dalle INVALSI.

L’investimento delle risorse negli atenei è legato alle iscrizioni, che hanno subito un calo drastico nel Meridione. Il calo delle risorse si traduce come calo delle ricerche di qualità e un’enorme perdita per tutto l’ecosistema scolastico.

Ciò che emerge poi è la minore capacità contributiva degli studenti, dovuta a redditi più bassi, che non consente un autofinanziamento degli atenei del Mezzogiorno.

Il Sud si mostra però maggiormente attivo per la capacità di miglioramenti con gli incentivi, punto chiave anche in vista del PNRR.

Difatti il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza ha il compito di innalzare dello 0,3% del PIL (5 miliardi) il fondo di risorse complessive per l’Università.

Il calo delle iscrizioni nel Mezzogiorno

L’a.a. 2020/21 ha registrato 330.000 immatricolazioni, proporzionati in maniera quasi uguale tra Nord e Sud Italia.

Tra il 2013 ed il 2019 c’è stata una crescita di un quinto di immatricolazioni nel Centro-Nord rispetto al poco incoraggiante un decimo del Sud.

Nel solo 2018 tra gli immatricolati del Mezzogiorno circa un quarto si è iscritto in un ateneo del Centro-Nord.

Ad agevolare questa situazione sussistono motivazioni di tipo qualitatitivo e un maggiori benefici dal diritto allo studio.

Non da meno sono le motivazioni di carattere economico, seppur a un costo di vita maggiore, studiare al Centro-Nord favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro.

Gli studenti tendono infatti “ad indirizzarsi verso gli atenei che si localizzano nei contesti economici più dinamici”.

Le proposte di Banca d’Italia

Esistono dei criteri per l’assegnazione dei fondi, dettati dalla legge Gelmini:

  • Il costo standard studente;
  • La componente premiale.

Il prima si basa sul costo medio dello studente in base al tipo di corso, il secondo in base ai risultati delle valutazioni degli Atenei.

A caratterizzare le basse immatricolazioni sono soprattutto la scarsa attrattività del mercato del lavoro o la bassa capacità contributiva delle famiglie.

In più troviamo le responsabilità degli atenei per quanto riguarda la selezione del personale e la governance generale.

Ciò che è importante per Banca d’Italia è l’aumento delle risorse umane, per aumentare i posti da ricercatore.

Oltre questo dovrebbe essere previsto un maggior reclutamento di docenti e personale amministrativo per colmare le lacune rispetto all’Europa.

Risulta importante pareggiare le capacità contributive dei territori e definire delle risorse addizionali per gli atenei in difficoltà.

I fattori di difficoltà per gli atenei possono essere diversi:

  • Distanza geografica;
  • Fondi;
  • Locazione poco sviluppata;
  • Andamento demografico.

Secondo lo studio i fondi dovrebbero anche essere utilizzati per andare a favore degli atenei più virtuosi e favorire quelli emergenti.

Per aumentare l’inclusività potrebbero essere valutate le rimozioni delle promozioni interne e delle carriere svolte nello stesso ateneo.

Infine, sarebbe opportuno rivalutare i criteri ANVUR di valutazione per la gestione delle risorse da investire, evitando la concentrazione in pochi atenei.