Istruzione femminile e figli: un nesso da considerare

Greta Maggi

“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti.” affermava Malala Yousafzai. L’istruzione è senz’ombra di dubbio l’arma più potente per ambire a uno stile di vita migliore, raggiungere uguaglianza di genere e rafforzare l’emancipazione femminile. Può però essere intesa in questo senso ovunque del mondo? Cosa succede quando non ci sono i mezzi necessari per educare culturalmente donne e uomini allo stesso modo per creare una società più equa? Quando si analizza il livello di istruzione femminile sono tanti gli aspetti da esaminare. Tra questi, il tasso di natalità, insieme all’età della prima gravidanza, sono decisamente fattori di importanza rilevante. 

Gender gap nell’istruzione

Il tema del diritto all’educazione è stato affrontato per decenni a livello internazionale. Solo dagli anni ’90 però, educazione ed empowerment femminile hanno cominciato ad essere presi sempre di più in considerazione. Il focus su questi due aspetti, determinante sia per il raggiungimento di equità di genere che per la crescita della nostra società, è stato approfondito ancor di più a seguito di forum e conferenze internazionali come l’International Conference on Population and Developme2nt e il Fourth World Conference on Women a Beijing, tenutasi rispettivamente nel 1994 e 1995. 

I progressi nell’istruzione femminie, in termini quindi di aumento di iscrizioni femminili, frequenza e conclusione del ciclo di studi, sono una storia in continuo sviluppo. Secondo quanto riportato dal Global Education Monitoring Report UNESCO, se nel 1995 c’erano 84 ragazze per ogni 100 ragazzi iscritte alla scuola elementare, nel 2008 il numero è salito a 96 su 100. Anche nella scuola secondaria il rapporto è salito nello stesso anno, arrivando a 95 su 100. Per quanto concerne l’istruzione universitaria, invece, il divario si è ridotto velocemente nei paesi occidentali ma non in quelli sottosviluppati, come ad esempio l’Afghanistan, il Ciad, la Repubblica Centroafricana e il Mali. Il livello di analfabetismo tra le donne, infatti, è ancora molto alto in aree del mondo più povere e rurali. 

Istruzione femminile: tra gender gap e gender data gap

Il gender gap nell’istruzione si allarga ulteriormente se consideriamo paesi come il Ciad, Guinea-Bissau o ancora lo Yemen, che contano meno di 80 ragazze ogni 100 ragazzi che terminano la scuola elementare. Oltre a ciò, in queste regioni, i ragazzi hanno più del doppio delle probabilità di completare la scuola secondaria rispetto alle ragazze. Il gap è ancora più grande se consideriamo gli studenti svantaggiati economicamente. In almeno 20 paesi, per lo più nell’Africa subsahariana, ma anche in Belize, Haiti, Pakistan e Papua Nuova Guinea, quasi nessuna giovane donna povera ha completato la scuola secondaria superiore.

La mappa mostra la percentuale di ragazze tra gli studenti iscritti alla scuola primaria. Le percentuali sono state pubblicate da UNESCO attraverso World Bank nel 2019. Come si può vedere, in alcune delle aree più rurali del mondo non è neanche stato possibile raccogliere ed analizzare dati. Negli altri casi, la percentuale di studenti donne è più alta nei paesi avanzati economicamente (51% in media) che quelli in via di sviluppo (38% in media).

Istruzione femminile: quota di ragazze istruzione primaria
Gender gap nell’istruzione primaria: quota di ragazze nell’istruzione primaria a livello mondiale, 2019 
Fonte: Unesco (via World Bank)

Quanto incide il numero di figli per donna sul numero di anni trascorsi a scuola?

Le ragioni di quanto prima spiegato sono svariate, a partire da un gender gap culturale, democratizzazione, sviluppo economico e disposizione infrastrutturale differente. È importante però fare anche una riflessione prendendo in considerazione un’altra variabile, quella di figli per donna. In particolare, perciò, guardare come cambia il livello di istruzione e il completamento degli studi in proporzione al numero di figli e all’età alla nascita del primo figlio. Come dimostrano i dati raccolti da World Bank, questi sono nessi incidenti sul totale di anni passati a scuola. 

Secondo quanto stimato da World Bank, la percentuale di ragazze che ha completato gli studi secondari negli Stati Uniti è addirittura 10 volte superiore a quella in Africa. Il gap più profondo è quello in Africa Subsahariana, dove in media le donne passano a scuola meno di 5 anni e a 20 anni hanno già avuto almeno un figlio. Al contrario, in Europa ad esempio, le ragazze trascorrono tra i 10 e i 13 anni a scuola e l’età media del primo figlio è tra i 28 e i 30 anni. C’è un abisso immenso tra i paesi OCDE e quelli in via di sviluppo.

Inoltre, come mostra la mappa, il numero di figli per donna è un altro elemento inversamente proporzionale al livello di istruzione. In Africa, Afghanistan e Pakistan ad esempio, le donne hanno in media il doppio dei figli (>4.03) rispetto ai paesi OCDE (<1.82). 

Tasso di fertilità nel mondo
Tasso di fertilità, totale (nascite per donna)
Fonte: Unesco (via World Bank)

Vi è quindi un nesso sostanziale tra anni di studio raggiunti in media dalle donne, età della nascita del primo figlio, e numero di figli. Minore è l’età delle donne alla nascita del loro primo figlio e maggiore è il numero di figli per donna, più basso è il livello di istruzione femminile.


Come è evidente anche dal grafico sottostante, infatti, vi è una differenza significativa tra Europa e Nord America in relazione ad Africa e Asia. Basta osservare la parte sinistra del grafico per capire quanto incide il numero di figli per donna in età scolare sul totale di anni trascorsi scuola. Afghanistan, Niger e Mozambico sono i paesi con l’ammontare più basso di anni di scuola, meno o uguale a 2, e con un tasso tra i più alti di figli per donna, tra 5 e più di 7.

Livello di istruzione femminile e numero di figli per donna
Livello di istruzione e numero di figli per donna
Fonte: Our World in Data

Istruzione femminile: cosa aspettarsi nel mondo post pandemia?

Per concludere, non ci resta che domandarci se e di quanto il gap varierà a seguito della pandemia. A pochi giorni dalla giornata mondiale dei Diritti Umani, non possiamo che ricordare quanto sancito nell’articolo 26 della Dichiarazione dei Diritti Umani. “Ogni individuo ha diritto all’istruzione. […] L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.”

L’istruzione, fondamento di una cittadinanza responsabile, è la chiave per ottenere uguaglianza di genere ed emancipazione. L’istruzione femminile, quindi, è fondamentale affinché anche le donne possano godere di pieni diritti sociali, economici, politici e culturali. 

Se per i paesi sviluppati il divario di genere è stato in continuo progresso negli anni, il trend non sembra di certo lo stesso per quelli sottosviluppati. Quale sarà la situazione quando terminerà la pandemia? Quali saranno i dati a cui ci interfacceremo? E soprattutto, di dati, ce ne saranno abbastanza?

Lascia un commento