L’online applicato alle Università: la svolta digital

Greta Tesini

Aria di cambiamento. Finalmente, possiamo dirlo davvero, le Università sembrano aver capito l’importanza di integrare l’offerta formativa con iniziative digitali.
Iniziative che certamente hanno visto come fattore scatenante la pandemia, ma che potrebbero entrare a far parte della struttura didattica e laboratoriale in modo permanente.
Non si parla solo di lezioni online, ma di veri e propri esperimenti virtuali che comprendono videogame, mostre digitali, dirette e campagne social, fra le altre cose. Vediamo insieme le più originali e interessanti.

Imparare con un’Adventure Game

Cominciamo proprio parlando di videogiochi, utilizzati come modalità didattica all’Università Bocconi di Milano.
Pacific Review è il nome dell’adventure game sviluppato per il corso Movie industry che unisce elementi di corporate strategy ed elementi di negoziazione che tradizionalmente si svolgerebbero in aula, partendo da un caso reale, l’acquisizione di Pixar da parte di Disney.
Nel gioco ogni studente si mette nei panni di un giornalista incaricato di scoprire i dettagli della transazione.
Il game sostituisce la classica lettura del caso, aumentando le capacità di comprensione e di analisi degli studenti che si trovano spesso davanti due opzioni di risposta. Ciò li spinge ad un’interrogazione critica e maggiore coinvolgimento.

La nuova era dei laboratori online

Dove e quando possibile, i laboratori universitari si sono traslati online.
Qualcuno potrebbe pensare ad un impoverimento della formazione, ma sono diversi gli esempi che ci dicono il contrario.
Alla Sapienza di Roma, ad esempio, gli iscritti al laboratorio di Comunicazione organizzativa e di corporate hanno trasformato il foglio firme in un diario di bordo multimediale.

All’Università di Padova invece, la facoltà di Geoscienze ha organizzato una digital collection di minerali, rocce e fossili in 3D visionabile da smartphone e tablet in tutto il mondo (n.d.r. attualmente ancora in fase di sviluppo).

MOOCs e teaching lab

Spostandoci al Sud, osserviamo invece il debutto dell’Università di Palermo nel mondo dei massive open online courses (Moocs).
Non si tratta certo di una novità in senso assoluto, basti pensare all’esempio di Federica Web Learning, la piattaforma per didattica multimediale dell’Università di Napoli Federico II. Resta comunque un’innovazione importante per l’ateneo siciliano.

Presente già da un paio di anni, ma degno di nota, è invece il progetto TLLab – Teaching and Language Laboratory del Politecnico di Torino. Nato come luogo fisico e diventato oggi una community per docenti in cui si scambiano consigli, suggerimenti, ma soprattutto in cui è proposto un continuo aggiornamento sul metodo didattico.

Instagram & Co. come alleati

Chi l’ha detto che i social sono utili soltanto a distrarci dallo studio?
Attraverso il suo profilo Instagram, in questi mesi il Politecnico di Milano ha organizzato varie dirette nell’ambito dell’Innovation studio, con tanto di ospiti stranieri.
Dall’inizio dell’emergenza, invece, il Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Pisa ha potenziato la sua parte virtuale, diventando SMArt, proponendo nuovi contenuti digitali per accompagnare la scoperta dei suoi musei. Ed è proprio grazie al contributo degli studenti che è stata possibile la realizzazione di campagne social e video su Youtube.

Job fair e link con il lavoro

Anche i career day e le job fair organizzati dai vari atenei, quest’anno, si sono spostati online.
La Luiss di Roma è andata oltre, implementando la sua offerta di Virtual internship, ossia stage da remoto svolti presso aziende e multinazionali e rivolti agli studenti.
Un primo approccio al mondo del lavoro insolito, ma innovativo ed essenziale per non cedere ai limiti imposti da questi tempi.

La (ri)scoperta delle soft skills

Se parliamo di mondo del lavoro, un aspetto su cui le Università si stanno nuovamente concentrando è l’ampliamento delle cosiddette soft skills.
Parte fondamentale del bagaglio universitario, dal 2015, la Bicocca di Milano si afferma come il primo ateneo italiano a sperimentare badge per la certificazione delle competenze trasversali.

Inoltre, con il progetto iBicocca, organizza vere e proprie attività ed eventi volti a diffondere la cultura dell’innovazione fra gli studenti.
Anche l’Università di Bari annuncia l’avvio di corsi a tema aperti sia agli studenti che agli esterni. Uno dei progetti più interessanti è senza dubbio DIMICOME “Diversity Management e Integrazione: Competenze dei Migranti nel mercato del lavoro”, volto a promuovere l’integrazione dei rifugiati attraverso la valorizzazione delle soft skills legate all’esperienza migratoria, massimizzandone l’impatto positivo sulla competitività aziendale.

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