La didattica a distanza rende gli studenti pigri?

Manlio Adone Pistolesi

Lunedì 28 marzo ha avuto inizio il tour di University Network dal titolo “Didattica mista. Promossa o bocciata?” con prima tappa Milano. Presso la sede Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore la testata ha ospitato l’Onorevole Luigi Iovino, Segretario di Presidenza della Camera dei deputati, con il quale è nata l’idea di questo tour. Presenti all’evento anche il Professor Edoardo Barbieri, studioso noto a livello internazionale per il suo lavoro e le sue pubblicazioni nonché Ordinario di Storia del libro e dell’editoria, e il Professor Rajola, Ordinario di Economia Aziendale e delegato del Rettore per il coordinamento e lo sviluppo dei sistemi informativi dell’Ateneo meneghino.

Ma i veri protagonisti della giornata non potevano non essere i rappresentanti degli studenti, chiamati ad esprimersi sulla didattica del futuro, ragionando sull’esperienza accumulata in questi due anni di didattica a distanza. I presenti erano: Unilab e La Svolta per la Cattolica; Svoltastudenti per il Politecnico; UDU, Studenti Indipendenti, Uniti a Sinistra e Obiettivo Studenti per la Statale.

Ognuno a ragionare su una domanda: quale sarà la didattica post pandemia?

Un sostegno unanime alla didattica in presenza

Nei vari interventi che si sono susseguiti i rappresentanti degli studenti hanno voluto sottolineare il valore della presenza e della sua priorità. Qualsiasi riflessione sulla didattica digitale integrata invoca la necessità del ritorno in presenza che però non deve dimenticare ciò che la pandemia ci ha insegnato:

Ci ha insegnato a essere flessibili, ad adattarci a nuove modalità, a sviluppare nuovi atteggiamenti e comportamenti nei confronti di noi stessi e degli altri. Ci ha permesso inoltre di andare incontro al progresso tecnologico.

Marica Cuppari

Un preambolo per sostenere l’utilizzo anche in futuro della didattica mista.

La didattica a distanza ha svelato le mancanze degli atenei

In Statale abbiamo 60mila studenti e 20mila sedie.

Con questa frase lapidaria Luigi Casella, rappresentante di Obiettivo Studenti, esplica i problemi della Statale che la didattica a distanza ha permesso di evidenziare ulteriormente. Il rappresentante della Statale sostiene che c’è comunque un rischio nella DaD: l’abbassamento della qualità della didattica e quindi della formazione. Di parere contrario Davide Di Ceglie, di SvoltaStudenti, “i docenti quando sono registrati sono un po’ più attenti su quello che dicono”. Per i rappresentanti del PoliMi il futuro della didattica dovrà essere la didattica digitale integrata.

Collaterale a questa possibilità, per Luigi Casella, c’è il timore che il ripiego sulla DaD distolga gli investimenti dal diritto allo studio. Dello stesso avviso è Pierfrancesco Pittalis di Uniti a Sinistra.

Un’ulteriore questione, arrivata sui giornali nazionali negli ultimi tempi, è il tema del corso di Mediazione linguistica, chiuso dall’Università di via Festa del Perdono e che abbiamo già approfondito qui.

Secondo Luca Mondini, di UDU, la Statale di Milano aveva chiara la situazione legislativa e non ha fatto niente per risolvere il problema. La DaD nel periodo pandemico avrebbe mitigato le difficoltà ma il rientro in presenza non ha fatto altro che riportare a galla i problemi, ovvero finanziamenti mai effettuati negli anni. Allora la DaD si potrebbe configurare come una soluzione nel breve-medio termine.

Un’ulteriore suggestione sulle conseguenze nell’utilizzo a pieno regime della DaD la fornisce Davide Vismara di Studenti Indipendenti: “Se diamo la possibilità a chiunque di seguire dal comune di residenza cosa succederebbe ai piccoli e medi atenei? Uno studente sarebbe portato a iscriversi all’Università il cui nome è più spendibile nel mondo del lavoro. Svuoteremmo così le piccole realtà regionali che vivono di coloro che decidono di non spostarsi nelle grandi città“.

La didattica a distanza rende pigri?

In aula vi era anche Giorgia, referente a Milano della organizzazione studentesca Unidad che promuove l’impiego della didattica digitale integrata anche nel futuro post pandemico.

Ma ad animare il dibattito è l’intervento del Presidente di La Svolta:

Sono un estremo oppositore di qualsiasi tipo di didattica a distanza. Sicuramente risolve alcuni problemi, come quello dello studente lavoratore. Tuttavia, la ritengo un vizio aggiunto al modo di vivere l’università. La DaD ha reso più pigro lo studente, che ha trovato una scappatoia a diverse difficoltà. Difficoltà che ritengo facenti parti della vita universitaria.

Riccardo Morabito

Non si fa attendere la risposta di Unidad “Comunque, essere studente è una scelta. Se una persona decide di frequentare l’università e di laurearsi in un determinato modo con un determinato voto e in certe tempistiche lo può fare sia recandosi ogni giorno in sede sia ascoltando delle lezioni in pigiama. Ogni studente vive l’università a modo suo”.

Sullo studente pigro ribatte Luca Mondini, di UdU. “Perché gli studenti necessitano della DaD? Solo il 9% degli studenti che hanno diritto a una sistemazione universitaria hanno una casa, gli altri 91 vanno sul mercato privato. Inoltre, per farsi 70 chilometri in certi casi ci vogliono 3 ore di treno”. La DaD viene allora vista come uno strumento di supporto che va anche affiancato ai finanziamenti per il diritto allo studio.

In merito interviene Martina Lanzetta, di Unilab:

Bisogna un po’ pensare a ciò che è la didattica a distanza. La si può pensare come un servizio aggiuntivo con certi limiti, come in Cattolica poiché le lezioni scompaiono dopo una settimana. Ciò che è fondamentale per un insegnante è parlare a una classe o farsi ascoltare da uno studente?

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