Didattica mista per la riapertura degli atenei

Davide Maggioni

Gaetano Manfredi, ministro dell’Università e della ricerca, si è espresso riguardo la riapertura delle stesse a partire dal prossimo semestre con l’auspicio di una didattica mista.

Di cosa si tratta?

La modalità “didattica mista” prevede insegnamento fatto sia da le lezioni in presenza che da quelle telematiche, a cui ci siamo abituati durante il Covid-19.
La scadenza, provvisoria per il momento e passibile di variazione in base all’evoluzione dell’epidemia, sarà in vigore fino a gennaio 2021; dunque per tutto il prossimo semestre alcuni avranno la fortuna di tornare in università, mentre altri dovranno continuare con l’apprendimento a distanza. Il ministro ha voluto chiarire che nessuno sarà escluso dalla didattica in presenza e che vi saranno dei turni per garantirne il servizio.
Ovviamente le lezioni dovranno rispettare tutte le norme anti-coronavirus del caso dal distanziamento sociale, all’obbligo di indossare mascherina e igienizzarsi spesso.

Problematiche tecniche

Fra i problemi più logici si presentano i criteri di suddivisione degli studenti e la garanzia del rispetto di questa nuova modalità di insegnamento.
Il ministro, per ovviare al primo problema, ha fatto presente fin da subito la possibilità di individuare dei turni: questi possono essere individuati tramite la suddivisione della clientela in range alfabetici appositamente calcolati.
Questa soluzione in parte viene già adottata da molte università per evadere il sovraffollamento delle classi senza grandi successi.
La garanzia e l’osservanza delle nuove norme necessarie per accedere alle classi, dovrà essere assicurata dal personale di ogni singolo ateneo: le indicazioni per il momento si fermano a un solo punto di accesso dove si controlla temperatura e corretto rispetto del turno dello studente.

Dissenso

Una fazione di 900 docenti circa ha espresso il proprio dissenso, invitando il ministro a un ripensamento riguardo tali indicazioni: essi infatti accettano la didattica online solamente in caso di estrema necessità.
La didattica mista dovrebbe, secondo costoro, aggravare la situazione: il lato emotivo ed umano delle lezioni dovrebbe essere di turno in turno adattato a chi ci si trova di fronte.
Questo gruppo inoltre si dimostra scettico sulla didattica online riportando i numerosi problemi che si sono susseguiti negli ultimi mesi: la disparità nel servizio internet che non assicura la connessione ovunque e quella economica che non permette a tutti di possedere gli strumenti necessari.

I fuorisede

A questo punto, con l’annuncio del prossimo semestre a didattica mista, i fuorisede si vedono penalizzati e non di poco; infatti, non sembrano sussistere dei vantaggi di fronte alle spese economiche per chi abita lontano da casa. Per quale motivo bisognerebbe pagare sei mesi di affitto, quando una settimana sì e una no le lezioni andrebbero seguite online?

Diritto allo studio

Il rischio, paventato dal gruppo di dissidenti, è che l’istruzione universitaria diventi una faccenda di èlite, escludendo una buona fetta di popolazione.
In risposta a questa preoccupazione il ministero ha invitato le università statali a diminuire le tasse per l’anno successivo; ma ancora manca un decreto che ufficializzi il tutto.
Intanto gli atenei italiani si stanno muovendo per coniugare tra loro le norme anti-coronavirus, la qualità del servizio e il diritto allo studio.

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