La vita dello studente all’epoca del Coronavirus

Martina Pastori

La vita dello studente all’epoca del Coronavirus è cambiata, e sicuramente ve ne siete accorti molto prima di leggere questo articolo.

Ma constatiamo insieme come: perché, anche se di questi tempi capita spesso di sentirsi soli, soli soli non lo si è, in fondo. Nel bene o nel male, noi studenti siamo tutti, anche quando non ce ne rendiamo conto, sulla stessa barca.

1. La famigerata DaD

Niente più corse per accaparrarsi i posti in classe in prima fila, nè ritardatari che fanno il loro ingresso in aula nel silenzio generale. Niente più infiniti tragitti in metro, in treno, prima in treno e poi in metro.

Per certi versi, la didattica a distanza ha anche i suoi vantaggi: scivolare fuori dal letto, sedersi alla scrivania, accendere il computer, sintonizzarsi e cominciare a prendere appunti riduce all’osso i tempi morti. E dà parecchia soddisfazione, soprattutto in certe mattine d’inverno. Oltre che far risparmiare in mezzi di trasporto e affitto.

Certo, poter dare di gomito al vicino di banco, o porre domande a voce – e non via chat, o ricordandosi di attivare il microfono prima – era impagabile. E, a ripensarci, neanche affannarsi per correre da un angolo all’altro del campus mentre si sgranocchiava uno spuntino, sperando di stare entro il quarto d’ora accademico, era così male.

2. Lo studio in solitaria

La vita dello studente all’epoca del Coronavirus è scandita da aritmiche sessioni di studio in solitaria. Le giornate trascorrono in una sorta di indifferenziato continuum spazio-temporale, le biblioteche sono chiuse in gran parte d’Italia, il tempo per studiare sembrerebbe tanto, ma non basta mai.

Complici le uscite sempre più rarefatte, magari qualche preoccupazione, il cervello fatica a staccare, e, tendenzialmente, il rendimento cala. Ecco perché è importante differenziare: ritagliarsi un po’ di tempo per l’attività fisica o del sano binge watching su Netflix può aiutare. E magari pianificare qualche incontro di studio in compagnia su Skype, giusto per non perdere l’abitudine.

3. (Anche) gli esami in solitaria

La cosa più bella degli esami a distanza è senza ombra di dubbio la tranquillità che si guadagna in termini di studio last-minute: niente bisbiglii di sottofondo, né distrazioni. Qualcuno potrebbe persino trovarli meno ansiosi, soprattutto chi, magari, si lascia influenzare dalle manifestazioni di ansia altrui, o dall’eco delle domande che il professore sta rivolgendo a un altro candidato.

Ma, inutile specificarlo, anche l’adrenalina pre-esame, in Università, aveva tutto un altro sapore; e che dire delle parole scambiate nei corridoi, delle attese sfiancanti in attesa del proprio turno? Forse finiranno per mancarci anche quelle.

4. La vita sociale

La vita sociale dello studente medio, nel 2020, è ritmata da colazioni su Zoom e aperitivi su FaceTime. I pranzi post-esame, in cui si sorrideva di un destino condiviso, o in cui magari toccava persino consolare qualcuno, sono, almeno per ora, un lontano ricordo. Così come le ore passate davanti a una fotocopiatrice, in una sala di consultazione, in coda alla cassa di un Libraccio. Ma, come si sente spesso dire, fortuna che “tutto questo” non è capitato all’epoca del Nokia 3310. Internet e i potenti mezzi tecnologici ci permettono di continuare a fare – quasi – tutto quello che facevamo prima, – più o meno – allo stesso modo, e con gli stessi risultati.

Nell’attesa che le cose si sistemino, e con la speranza che si sistemino quanto prima, forse ascoltare qualche “mi sentite?” e “forse è saltato un attimo l’audio….” di troppo non è, poi, un prezzo così alto da pagare. Soprattutto se, nel mentre, si riesce a organizzare una merenda su Google Teams.

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