Laurea abilitante: i neolaureati contro il COVID-19

Tea Maistro

Quattro interviste, quattro storie, quattro neolaureati: Andrea, Giulia, Martina e Vincenzo.
Sono loro i “neoabilitati” intervistati dal Corriere della Sera ma saranno molti di più i giovani medici che andranno ad affiancare i colleghi ormai esausti e allo stremo delle forze dopo questo primo mese di emergenza covid-19. È prevista nel decreto “Cura Italia del 17 marzo la possibilità per i medici neo-laureati di by-passare lo scritto all’esame di abilitazione, offrendo così la possibilità di iscriversi direttamente all’albo professionale dei medici subito dopo la laurea. È stata una decisione presa in via eccezionale, per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Dopo aver aperto la partita IVA e dopo aver stipulato un’assicurazione i neo-medici potranno essere impiegati nelle mansioni che risulteranno più utili alle Regioni.

Quattro storie di quattro neolaureati impegnati contro il virus

I quattro neolaureati si dicono entusiasti dell’opportunità di contribuire ad arginare l’emergenza, seppur con la possibilità di occupare posizioni di basso profilo, dato il loro minimo bagaglio d’esperienza.

Andrea Dedato, 26 anni

«Sto al call center: arrivano ottocento telefonate al giorno» afferma il 26enne marchigiano, laureato all’Università Politecnica delle Marche lo scorso ottobre.
Racconta di voler fare il rianimatore in futuro ma per il momento si occupa di fornire assistenza a tutte quelle persone che, bisognose di informazioni o soltanto di un conforto o di una rassicurazione, telefonano al call center regionale per l’emergenza COVID-19 presso il quale Andrea è impiegato .

Giulia Dreon, 25 anni

«Mi sento preparata. Dovrò stare attenta a evitare l’infezione».
E’ determinata Giulia ma è anche spaventata. Dopo anni di impegno e sacrifici, per la prima volta, potrà dedicarsi concretamente a ciò per cui ha studiato così tanto. Ma la prima volta, nel suo caso come in quello di molti altri suoi colleghi, arriva in un momento né sereno né felice. Ed è per questo che è agitata, perchè oltre al timore di non essere all’altezza di ciò che le verrà richiesto, si aggiunge la paura di contrarre il virus.

Martina Faisello, 24 anni

La sua avventura è diversa: «Dal primo giorno subito in corsia tra i malati gravi».
Ma se differisce per l’occupazione che è chiamata a svolgere, altrettanto non si può dire per lo stato d’animo di Martina che sembra essere comune a quello dei suoi colleghi, le cui storie nei paragrafi precedenti sono state raccontate. Alla domanda della giornalista che le chiede se abbia paura, risponde: «Sì, un po’, non sottovaluto la situazione».
Martina Faisello è una degli 80 infermieri che l’Università Statale di Milano ha deciso di far laureare con un mese d’anticipo per combattere l’emergenza. La laurea è arrivata via Skype mentre si trovava a casa della zia che la ospitava, in assenza dei genitori. È impiegata presso l’Ospedale Predabissi di Melegnano.

Vincenzo Russo, 32 anni

«A Verona siamo fortunati, in terapia intensiva ci sono ancora posti letto liberi». È una buona notizia quella che dà Vincenzo Russo, laureando al quinto anno di anestesia-rianimazione che grazie al decreto del 9 marzo potrà essere assunto con i bandi d’emergenza dall’ospedale di Verona.
Vincenzo offre una nuova prospettiva con cui osservare la vicenda Coronavirus, che trapela dalle sue parole: «Il lavoro di questi giorni non è più pesante di prima, anche se sono due mesi che non vedo la mia famiglia. Quello che è cambiato è l’impatto emotivo. Ti trovi a prendere decisioni prima impensabili, a non dare il massimo dell’assistenza ai pazienti, per mancanza di risorse».

Niente da aggiungere se non un ringraziamento e un grande in bocca al lupo a chi, come loro, si sta impegnando per guarire vite mettendo a repentaglio la propria.

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