Lavoro o Università? Investire nella cultura paga

Giorgia Gaccione
Dopo la scuola superiore il dilemma che ogni anno angoscia milioni di studenti è principalmente uno: continuare a studiare o affacciarsi al mondo del lavoro?

Così ognuno deve fare i conti con le proprie passioni, i desideri, le aspettative della famiglia e la propria personale attitudine allo studio.
Gli ultimi dati ci dicono che molti giovani italiani decidono sempre più frequentemente di avventurarsi nel mondo del lavoro e sempre meno di investire nello studio. Infatti secondo il ministero dell’Istruzione ci sono stati trentamila immatricolati in meno in appena un triennio e oltre 78mila in meno in dieci anni, come riportato dal quotidiano Repubblica (https://www.repubblica.it/scuola/2014/02/20/news/immatricolazioni_calo-79113450/ ).

In un paese dove il tasso di scolarizzazione è uno dei più bassi d’Europa, questi sono dati sicuramente allarmanti da un punto di vista accademico. Ma d’altronde, come è possibile biasimare questi ragazzi che non hanno più fiducia nel nostro paese e dove il pensiero diffuso degli ultimi anni è che la laurea non rappresenti più un lasciapassare per ottenere un lavoro stabile? La famosa “fuga di cervelli” di cui tanto si è sentito parlare è solo un esempio del fallimento che ha attraversato tutto il paese negli ultimi decenni. Un paese dove i giovani laureati sono costretti ad emigrare, dove la meritocrazia è carente, in cui i dati sull’occupazione giovanile non sono rassicuranti, uno studente che si affaccia su questa prospettiva spesso si sente scoraggiato nella scelta di intraprendere un percorso universitario.
Sempre più ragazzi, perciò scelgono di avvicinarsi presto al mondo del lavoro, attraverso corsi specializzanti, diplomi di secondo livello, oppure più semplicemente, come stagisti. Una scelta coraggiosa che non sempre però porta ai risultati sperati.

Quello che certamente risulta da questi dati è che molti ragazzi e, forse anche le loro famiglie, non sembrano più credere nell’Università e perciò nell’istruzione. Inoltre in un paese dove i dati sulla disoccupazione sono allarmanti non si può escludere anche che le scelte di molti giovani italiani siano condizionate dalla difficoltà economica di molte famiglie nel mantenere un figlio all’università.
Sicuramente quello del nostro paese non è uno degli scenari migliori per un ragazzo/a che sceglie di proseguire gli studi e investire sulla propria istruzione, però abbiamo la fortuna di vivere in un contesto come quello dell’Europa in cui molti hanno la possibilità di viaggiare e crearsi il proprio futuro altrove (vedi articolo https://www.universitynetwork.it/7-motivi-per-cui-studiare-in-olanda/ ).
La prospettiva di andare via dal proprio paese non è per tutti allettante, ma si può scegliere di vederla come un’opportunità, una possibilità di arricchimento personale e professionale, con l’idea magari un giorno di tornare nel Bel Paese e portare ciò che si è imparato.

E’ una possibilità quella di credere ancora nell’ istruzione, certamente non l’unica, ma di certo quella che libera un paese dall’ignoranza.
L’istruzione non è mai tempo sprecato, anche se è faticoso, anche se noi giovani non veniamo sempre ricompensati, anche se dovremo cercare lavoro lontano dal nostro paese, studiare is always a good idea.



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