Le barriere architettoniche dell’Unical e la storia di Silverio

Maria Laura Campolo

La storia di Silverio Miraglia merita di essere raccontata. Silverio è uno studente dell’Università della Calabria ed è affetto da osteogenesi imperfetta di tipo 3, per cui è costretto a vivere su una sedia a rotelle. Ogni giorno, il tragitto da casa all’Università è irto di ostacoli a causa della presenza di barriere architettoniche. Seppur l’Università della Calabria rappresenti il fiore all’occhiello del territorio calabrese, ancora tanta strada c’è da fare in termini di inclusività.

Una giornata-tipo di Silverio

Come ogni studente, ogni mattina Silverio si reca all’Università con molte incertezze. Infatti, prima di raggiungere le aule universitarie deve sperare che gli ascensori siano funzionanti o liberamente fruibili, cioè senza l’utilizzo di chiavi. In tal caso, Silviero dovrebbe confidare che l’associazione dei trasporti dell’Università della Calabria sia in possesso delle chiavi altrimenti le dovrebbe chiedere in vigilanza. A ciò si aggiunge la difficoltà stessa nel raggiungere gli ascensori tramite rampe di cemento che presentano anche dislivelli. Insomma, un susseguirsi di ostacoli.

Ma le difficoltà non finiscono qui. Anche il ritorno a casa presenta una serie di impedimenti. Silverio, da studente fuorisede, ha avuto diritto ad un alloggio ubicato al piano terra raggiungibile solo attraverso delle scalinate. Per tale motivo era stato previsto il montascale che è stato chiuso perché ritenuto pericoloso e attualmente inaccessibile.

Fortunatamente, Silverio può contare sui suoi colleghi di corso e sulle associazioni studentesche, tra cui Rinnovamento è futuro, che non solo hanno denunciato sui social la situazione di Silviero ma si sono mobilitate inviando una lettera al Presidente e alla Giunta Regionale affinché “intervenga direttamente in un’azione complessiva volta ad abbattere le barriere architettoniche per far sì che gli studenti diversamente abili possano avere pari dignità rispetto agli altri colleghi.”

Silverio Miraglia si è reso disponibile per rispondere a qualche nostra domanda.

Cosa ti ha spinto a denunciare la situazione? Conosci persone che come te hanno le stesse difficoltà?

“Nel mio percorso di vita, ho affrontato tante sfide che mi sono state dettate dalla mia posizione di disabile. Sin dal liceo, ho sempre lottato per l’abbattimento delle barriere sociali e architettoniche, per far sì che le istituzioni ma anche le persone cambino mentalità. Questo, per me, è l’obiettivo della mia vita, per far trovare una società migliore e più inclusiva a chi verrà dopo di me. Infatti, conosco altre persone che vivono passivamente la mia stessa condizione e vorrei che il campus diventasse vivibile per tutti, nessuno escluso.

Il sostegno delle associazioni studentesche è stato fondamentale, quanto ha contato per te?

“Le associazioni studentesche sono state importanti nell’affiancarmi in questa battaglia, infatti c’è stata la possibilità di avanzare alcune proposte per cercare di risolvere il problema. Fortunatamente, all’ultima riunione del Senato Accademico del 2021, alla voce ‘bilancio’ sono stati aggiunti un milione e ottocento mila euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Questa notizia, per me, è un’incredibile passo in avanti.”

Quale risposta vorresti ti fosse data in questo momento?

Eliminare le barriere architettoniche è un processo che richiede tempo e denaro. Tuttavia, è stato richiesto l’intervento regionale per stanziare i fondi necessari per aiutare l’Università sul tema dell’inclusività. La mia non vuole essere una guerra contro le Istituzioni e l’Università, anzi, vorrei che l’Università della Calabria fosse come l’ho sempre sognata, anche perché mi ha dato tanto a livello umano e culturale.”

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