L’emergenza ha portato innovazione

Giorgia Gaccione

Ci siamo, manca davvero poco al rientro in aula. Così come le scuole, anche le Università si stanno preparando ad accogliere in sicurezza gli studenti. Tra mille proposte, polemiche e discussioni emerge un lato positivo: l’emergenza ha portato innovazione.

La sfida degli atenei italiani

Soprattutto per quanto riguarda le Università italiane, la situazione venutasi a creare con la pandemia ha rappresentato una sfida importante: conciliare il diritto allo studio con la tutela della sicurezza di tutti.
Tra protocolli da rispettare e l’anno accademico alle porte anche la ripartenza sta mettendo a dura prova gli atenei italiani. Mentre è ancora incerto se gli atenei potranno riaprire in presenza nell’anno accademico che sta per iniziare, la crisi economica innescata dall’emergenza Coronavirus rischia di far crollare gli iscritti, con un calo stimato di 10mila matricole per l’anno 2020/21, di cui due terzi al Sud. A lanciare l’allarme è lo Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.
Per contrastare gli effetti della crisi, l’associazione propone di aumentare le risorse per il diritto allo studio e investire nelle infrastrutture digitali. Infatti la modalità mista (in presenza e connessa in diretta in remoto) permetterebbe una partecipazione più ampia a favore di tutti gli studenti che per motivi legati al Covid, economici o lavorativi non possono spostarsi dalla propria residenza.

Durante il periodo di lockdown la didattica a distanza ha avuto un ruolo fondamentale per garantire continuità agli studenti. Ma ha anche evidenziato le numerose disparità di accesso alle risorse digitali presenti nel nostro paese. L’importanza di potenziare il digitale deve conciliare con l’universale diritto allo studio e con un graduale ritorno alla socialità. Questa è la sfida per molte Università italiane alla vigilia della ripartenza.

Il modello Alma Mater

Il caso esemplare è quello dell’ Università di Bologna, che è stata una delle prime ad attivare la modalità e-learning durante le prime fasi del lockdown. All’Alma Mater dal 21 settembre si tornerà in aula. I posti a sedere saranno tutti a debita distanza fra loro, tutti dovranno indossare la mascherina negli spazi dell’ateneo, ovunque saranno a disposizione gel igienizzanti. Inoltre, poiché in aula ci staranno meno persone del solito, gli studenti useranno un’applicazione per prenotare la frequenza ai vari corsi. E per chi non potrà frequentare, le lezioni saranno tutte connesse in remoto, così da permettere a tutti di seguire i corsi e sostenere gli esami a distanza.
A questo scopo, durante l’estate ogni aula è stata attrezzata con un monitor multitouch con pennino, una document camera, un sistema di autotracking abbinato a una webcam (il docente può muoversi in aula e la webcam lo segue), uno speaker che porta in aula la voce di chi sta a casa, rendendo possibile la partecipazione di tutti, presenti e assenti. Un modello che ha portato innovazione e che sempre di più si sta facendo strada in altri atenei italiani.

Digitalizzazione dovuta dall’emergenza

Questo investimento nel digitale è la ricchezza che l’emergenza ci lascia e che rimarrà anche dopo. Sicuramente c’è ancora tanta strada da fare, ad esempio a livello di piani nazionali per incrementare l’accesso al digitale. Ma l’emergenza ha dimostrato che gli strumenti ci sono e che gli atenei sono pronti ad affrontare questo tipo di sfide.
Una cosa è certa: questa situazione è stata di stimolo all’innovazione.

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